Entra nel vivo l’esame del governo Meloni sull’operazione Unicredit-Banco Bpm. Dopo la pre-notifica di dicembre e la notifica del 4 febbraio, il comitato golden power ha avviato l’istruttoria e nelle prossime settimane potrebbe convocare i rappresentanti delle due banche per un’audizione.
Anche se la procedura prevede il coinvolgimento di più ministeri sotto il coordinamento di Palazzo Chigi, un ruolo chiave sarà giocato dal Mef. Del resto, subito dopo il lancio dell’offerta pubblica, l’intervento dell’organo che tutela i settori strategici dell'economia da problemi di sicurezza e ordine pubblico era stato invocato proprio dal ministro Giancarlo Giorgetti, che pure ha poi escluso un potenziamento dello strumento con decreto ad hoc. Per ora le carte sono coperte e lo resteranno probabilmente sino al termine dell’istruttoria, atteso dopo i 45 giorni canonici e quindi entro fine marzo.
Una bocciatura appare improbabile, soprattutto perché Unicredit è una banca italiana anche se partecipata da alcuni dei principali investitori internazionali. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza però per il parere finale il governo starebbe studiando alcuni precisi paletti (in gergo remedies). Alla banca di piazza Gae Aulenti potrebbero essere imposte garanzie sul mantenimento in Italia della sede legale e del quartier generale. Ulteriori vincoli potrebbero riguardare i livelli occupazionali, la rivisitazione della rete commerciale e l'impiego del risparmio raccolto in Italia.
Queste richieste dovrebbero emergere da un esame del piano industriale e degli assetti proprietari della nuova entità senza trascurare controllate ed eventuali parti correlate. Dal lato di Palazzo Chigi la partita è seguita direttamente da Simonetta Saporito, il nuovo capo del Dipartimento per il coordinamento amministrativo, mentre il team di Unicredit è coordinato dal responsabile affari legali e societari Rita Izzo, con una specifica supervisione del capo dell'm&a Giacomo Marino e con la consulenza esterna degli studi legali milanesi Cappelli Riolo Calderaro Crisostomo Del Din & Partners (Crccd) e Gatti Pavesi Bianchi Ludovici.
Anche se l’istruttoria è ancora in corso, il vertice di Unicredit è fiducioso sull’esito positiva di questa e delle altre procedure autorizzative in corso. Al punto che il cda ha scelto di anticipare l’assemblea per l’ops dal 10 aprile al 27 marzo. La decisione di accelerare è stata motivata proprio con la fiducia degli amministratori e del ceo Andrea Orcel sul deal. L’iter, si osserva in Piazza Gae Aulenti, procede speditamente al punto che l’ok della Bce è atteso prima del previsto. Sull’operazione Unicredit-Banco Bpm dovranno esprimersi anche Consob, l’Antitrust europeo, l’Ivass e appunto il comitato golden power.
Proprio per rassicurare i regolatori Orcel ha lanciato alcuni messaggi rassicuranti alla comunità finanziaria. Per esempio ha annunciato alla stampa anglosassone che, con il nuovo scenario geopolitico, un’uscita di Unicredit dalla Russia appare oggi più probabile. «Se il contesto politico cambia, la nostra capacità di vendere la filiale russa a condizioni più vantaggiose migliora, perché per tutti, da entrambe le parti, la situazione si normalizza», ha dichiarato Orcel. Tra le pieghe del bilancio 2024 della banca intanto emerge una vicenda curiosa: due controllate di Unicredit, la russa AO Bank e la tedesca Hvb, sono finite in tribunale per controgaranzie non onorate dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. (riproduzione riservata)