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Unicredit-Bpm, attesa per la decisione Ue sull’ops: rischio conflitto tra autorità

di Angelo De Mattia
16 giugno 2025, 17:58 Ultimo aggiornamento: 20:25

Il 9 luglio sarà il Tar del Lazio a pronunciarsi sul ricorso presentato dalla banca di piazza Gae Aulenti contro l’applicazione, da parte del governo, della normativa sul golden power al progetto in questione

Mercoledì 18 l’Antitrust della Commissione Ue si pronuncerà sul numero e sull’area dell’insediamento degli sportelli, che conseguirebbero alla realizzazione del progetto di aggregazione del Banco Bpm da parte dell’Unicredit, il quale a tal fine ha promosso una offerta pubblica di scambio.

Il 9 luglio invece sarà il Tar del Lazio a pronunciarsi sul ricorso presentato dalla banca di piazza Gae Aulenti contro l’applicazione, da parte del governo, della normativa sul golden power al progetto in questione. Alcuni osservatori ipotizzano che la pronuncia della Commissione potrebbe toccare anche le decisioni assunte dal governo, perché si potrebbe riscontrare la non ricorrenza di problemi di sicurezza nazionale o di profili prudenziali che legittimano il ricorso al golden power.

Il possibile conflitto tra autorità

Vedremo fra due giorni quali saranno le scelte di Bruxelles. Intanto, ricordato che non si interverrebbe sulla normativa generale ma sull’applicazione al caso specifico, è legittimo chiedersi se in questo modo si apra la strada a un conflitto fra autorità o comunque fra organi che, con competenze diverse, dispongono di poteri di regolazione e di controllo, con uno che annulla le decisioni dell'altro. Bruxelles a suo tempo non ha avuto nulla da eccepire a proposito del golden power in generale.

Del resto, in altri Paesi non pochi governi europei, anche senza una tale disciplina, intervengono, eccome, nei singoli progetti di aggregazione: ci si informi, al riguardo, con il Portogallo, la Spagna con addentellati della Francia, per non parlare della Germania (per l’operazione Commerzbank che interessa proprio Unicredit). Ai 14 quesiti che la Commissione Europea ha rivolto al governo italiano sulla predetta ops è stato risposto; poi Bruxelles ha avanzato altre richieste di chiarimenti. È difficilmente contestabile che le valutazioni imposte per applicare il golden power - riassumibili nella sicurezza nazionale, ma con una serie di diramazioni che a essa conducono - non possano che spettare all’Italia, salvo evidenti, macroscopiche infondatezze, frutto di irragionevolezza o di mancanza di proporzionalità.

Serve chiarezza nell’ops

Non mi pare che, nel caso dell’ops, si sarebbe in quest’ultima situazione. In ogni caso, Unicredit ha adito la giurisdizione amministrativa che è la vera competente a pronunciarsi al riguardo. Nel frattempo il governo, rispondendo alla richiesta di chiarimenti dell’ad Andrea Orcel, ha esposto alcune non sottovalutabili aperture in sede attuativa della disciplina - una volta che se ne sia riconosciuta la sicura applicazione all’ops - aperture basate sul pieno coinvolgimento delle parti su cui sarebbe bene riflettere.

A questo punto, mentre si intrecciano iniziative giudiziarie con quelle delle authority di settore e con i primi orientamenti degli azionisti, cresce sempre di più l’esigenza di chiarezza, a maggior ragione dopo che Orcel ha dichiarato che, rerum sic stantibus, annette il 20% di probabilità alla prosecuzione del corso dell’ops su Bpm, mentre è aperto l’altro progetto di aggregazione, sicuramente niente affatto facile per l’ostilità del governo tedesco, concernente la Commerz. Di questo passo, cosa si fa? Ancora attendismo e indeterminatezza? Non solo in medicina, ma anche nel nostro campo vale il principio primum non nocere. È doveroso osservarlo, in Italia e all'estero. (riproduzione riservata)



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