I francesi potrebbero rivelarsi l’ago della bilancia nell’ops anciata da Unicredit su Banco Bpm. A giocare un ruolo chiave sarà soprattutto Crédit Agricole, salito di recente al 19% e piuttosto freddo rispetto all’offerta. Ma nell’azionariato di Piazza Meda spunta anche lo Stato francese, attraverso Banque Postale, l’istituto pubblico controllato dal gruppo La Poste.
Per ora si tratta di una quota inferiore all’1%, insufficiente quindi per incidere sulla governance, ma che secondo alcuni osservatori segnala l’attenzione con cui la finanza transalpina sta seguendo da vicino i movimenti nel sistema bancario italiano. Nell'azionariato del Banco ci sono anche, tra azionisti di bandiera francese, Natixis con lo 0,7% e Bnp Paribas con lo 0,3%.
Proprio lunedì 23 l’ops di Unicredit è ripartita in salita dopo la sospensione disposta dalla Consob. Il contesto non ha aiutato: i titoli delle due banche hanno chiuso la seduta in negativo: Unicredit a -1,25% e Banco a -1,97%. Le adesioni sono rimaste al palo, passando allo 0,04% del capitale rispetto allo 0,02 toccato prima della sospensione di maggio.
A pesare è lo sconto implicito nel concambio che si mantiene ampio: ieri si attestava al 5,2% rispetto al valore di mercato del titolo Bpm. Il che significa che piazza Gae Aulenti avrebbe bisogno di quasi 760 milioni per valorizzare la target quanto sta facendo la borsa e di altri 2,92 miliardi per introdurre un premio del 20%. Con l’effetto di pagare Piazza Meda 1,25 volte il patrimonio netto, un un multiplo molto vicino a quello della stessa Unicredit.
Il ceo Andrea Orcel ha finora difeso la congruità del prezzo e del premio offerto agli azionisti di Bpm. Ma, senza un rilancio, le adesioni rischiano di rimanere al palo. Alquanto tiepido sulla proposta resta per esempio il primo socio Agricole. Senza una contropartita economica consistente, Parigi potrebbe continuare a ritenere più vantaggiosa l’autonomia di Piazza Meda.
Non solo per gli accordi industriali già in essere nella bancassurance ramo danni e nel credito al consumo con Agos Ducato ma soprattutto perché, almeno sulla carta, la nuova Legge Capitali favorirebbe Crédit Agricole nella presentazione di una propria lista al rinnovo del board del 2026, più facile rispetto alle alchimie necessarie per arrivare a una lista del cda. Un’eventualità tanto più probabile considerando il rapporto disteso tra Agricole e Castagna.
Ma l’adesione di Crédit Agricole è davvero indispensabile per Orcel? Forse no, ipotizza qualche investment banker. Unicredit potrebbe infatti puntare per ora a superare la soglia del 50%, quanto basta per avere in mano il controllo dell’assemblea ordinaria.
Di certo il successo dell’ops non potrà prescindere da un accordo sulle prescrizioni golden power. Un accordo auspicato dai grandi soci di Unicredit e di Banco Bpm. Tra questi, secondo quanto si apprende da fonti finanziarie, il fondo Davide Leone (5,47% di Piazza Meda) ritiene «condivisibile e ben ragionato il punto di vista del socio di Unicredit Cariverona: è bene ricercare il dialogo con il governo». (riproduzione riservata)