Per l’ops di Unicredit su Banco Bpm si aprono due strade dopo le recenti posizioni prese da Bruxelles e dal Tar del Lazio: o uno riscrittura del dpcm sulle prescrizioni golden power che tenga conto dei rilievi arrivati dalla Commissione Ue e dal giudice amministrativo italiano o una nuova sospensione dell’offerta disposta da Consob. Tale richiesta dovrebbe essere formulato dal cda di Unicredit che si riunirà a breve per esaminare gli sviluppi della partita e prendere in considerazione tutte le opzioni. Anche se la legge conferisce autonomia sugli interventi all’authority presieduta da Paolo Savona che stando a quanto risulta a MF-Milano Finanza sta già studiando se esistono margini per un nuovo stop (dopo quello a giugno di 30 giorni). Margini che pare non ci siano.
Se alla fine il quadro si chiarirà, Piazza Gae Aulenti potrebbe anche mettere sul piatto un rilancio per condurre in porto l’operazione. Lunedì 14 intanto in borsa il titolo Unicredit cala in apertura dell’1,42% mentre Banco sale dello 0,35%.
La lettera in arrivo da Bruxelles e la recente decisione del Tar del Lazio rafforzano la linea sostenuta da Andrea Orcel nella partita per Banco Bpm. Entrambi i segnali sembrano riconoscere, almeno in parte, le critiche mosse alle modalità con cui il governo italiano ha applicato il golden power, giudicate da alcuni osservatori e dallo stesso gruppo milanese come eccessivamente estensive. Un orientamento che potrebbe favorire il successo di un’eventuale ops su Piazza Meda. Resta tuttavia aperto il nodo dei soci stabili dell’istituto, a partire da Crédit Agricole, che ha appena ottenuto il via libera per salire oltre il 20% e che potrebbe riavviare le discussioni con Unicredit sull’ops.
Le prime conferme arrivano da Bruxelles. Nei prossimi giorni la Commissione Ue invierà al governo italiano una lettera con una serie di rilievi sull’applicazione della normativa sul golden power in materia bancaria. Il focus riguarda l’estensione del potere di veto alle operazioni di mercato, come le scalate ostili, che secondo fonti europee andrebbero analizzate con cautela alla luce del diritto Ue. La Commissione non si pronuncia ancora in modo definitivo, ma considera opportuna una fase di chiarimento formale con Roma.
Il secondo segnale favorevole al gruppo guidato da Orcel arriva dal Tar del Lazio. Nellaa sentenza dello scorso 27 giugno, i giudici amministrativi hanno accolto parzialmente il ricorso presentato da Unicredit smontando due delle prescrizioni golden power e, in particolare, quelle relative alla predefinizione del rapporto impieghi/depositi e al mantenimento sine die del livello del project financing. La terza prescrizione (quella su Anima) è stata interpretata in modo meno vincolante, trasformandosi da obbligo a indicazione programmatica.
Il giorno dopo la pubblicazione del dispositivo, Unicredit ha parlato apertamente di svolta: «La sentenza del Tar del Lazio è una prova inequivocabile che il golden power è illegittimo». In un comunicato, l’istituto guidato da Orcel ha sottolineato che «il decreto del governo è un atto unitario: se ne viene modificata anche solo una parte, viene annullato. Per questo motivo, è necessario ora un nuovo Dpcm che autorizzi l’offerta sul Banco, operazione che altrimenti non può concludersi».
Secondo fonti legali vicine alla banca, in assenza di un nuovo decreto, la prosecuzione dell’ops è giuridicamente impossibile. E non è da escludere che, alla luce degli sviluppi, la Consob possa intervenire per sospendere temporaneamente l’offerta, anche in autonomia o su nuova istanza della banca.
Unicredit ha poi precisato: «Il Tar ha annullato - solo sul fronte della durata di cinque anni - la prescrizione sul rapporto tra impieghi e depositi e il mantenimento sine die del livello del project financing. Una terza prescrizione, relativa ad Anima, è stata modificata perché il Tar ha formalizzato la diversa interpretazione della prescrizione proposta dal Mef». Quanto alla quarta condizione, l’uscita dalla Russia, confermata dal Tar, per Unicredit «la competenza è appannaggio della Bce».
Intanto, il governo prende tempo. Prima di scrivere un nuovo decreto, l’esecutivo attende la lettera della Direzione generale Concorrenza della Commissione europea, prevista nei prossimi giorni. Fonti vicine al Mef ridimensionano però l’esito della sentenza del Tar, sostenendo che essa «conferma in larga parte la legittimità del golden power, in particolare nei suoi punti qualificanti».
Il contesto regolamentare e giurisprudenziale si fa dunque più favorevole per Unicredit, che prosegue nella valutazione del dossier Banco Bpm. La riuscita dell’ops resta subordinata a una fitta rete di equilibri politici e societari. Ma il fronte, finora uno dei più ostici, sembra cominciare a inclinarsi.
Per Equita la sentenza del Tar riduce sensibilmente l’incertezza in relazione alle prescrizioni imposte con il golden power (e alla legittimità delle stesse). Unicredit ha infatti comunicato di accogliere positivamente la decisione del Tar. Alla luce della sentenza, il governo dovrebbe procedere con l’emissione di un nuovo Dpcm o eventualmente presentare ricorso al Consiglio di Stato. Non si esclude – procedono da Equita – che l’emissione di un nuovo Dpcm possano essere implementata solo dopo la valutazione - attesa nei prossimi giorni - della Commissione Europea relativa alla compatibilità delle condizioni imposte dal golden power con la normativa comunitaria. Qualora, come ipotizzato da alcune fonti di stampa, l’Ue si dovesse esprimere in modo contrario, questa rappresenterebbe un’ulteriore conferma dell’inapplicabilità del dpcm nella sua formulazione attuale, rafforzando dunque la posizione di Unicredit. Alla luce della necessità di intervenire sul provvedimento, non è escluso che Consob possa valutare una sospensione dell’offerta, la cui conclusione è attualmente fissata al 23 luglio», conclude Equita. (riproduzione riservata)