Il vertice di Unicredit potrebbe fare il punto già venerdì 17 sul futuro dell’ops per Banco Bpm. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza i consiglieri dell’istituto sarebbero stati pre-allertati per un briefing da tenersi nel pomeriggio anche, se quando ieri questo giornale è andato in stampa, non era ancora arrivata alcuna convocazione formale. Di certo il clima all’interno dell’organo presieduto da Pier Carlo Padoan (di cui Elena Carletti è la incisiva vice) è improntato alla massima attenzione all'avvicinarsi della scadenza del 23 luglio.
In quella data terminerà il periodo di adesione dell’ops, avendo Unicredit sfruttato tutti i 40 giorni di borsa aperta previsti dalla normativa e, in aggiunta, una sospensiva da 30 giorni. L’obiettivo però è ancora lontano: con uno sconto vicino al 7% le adesioni si sono fermate allo 0,15% rispetto al 50% che la banca si è posta come soglia minima. Non solo. La trattativa tra il governo italiano e la Commissione Europea (che ieri ha avviato una procedura di infrazione contro la Spagna per lo stop all’operazione Bbva-Sabadell) resta aperta e non si chiuderà prima di fine agosto.
A Unicredit serve insomma altro tempo ed è su questo punto che la banca ha intavolato un confronto con Consob. Tutte le opzioni restano sul tavolo, come ha suggerito ieri in Senato il presidente dell’authority Paolo Savona. «Stiamo studiando se abbiamo il potere di poter concedere altro tempo. Ci troviamo di fronte a una situazione che non è ancora stata chiarita, perché non sappiamo se abbiamo dei poteri», ha ammesso il presidente durante l’audizione in Commissione d’inchiesta sul sistema bancario.
«La prima risposta che abbiamo avuto è che non è così. Ma se da un parere giuridico emerge che li abbiamo, allora, agiremo». Una possibile base normativa sarebbe l’articolo 102 del Tuf, che affida alla Consob un ruolo di vigilanza e controllo sulle offerte pubbliche. Ma il potere di intervenire con una sospensione o una proroga non è esplicitamente disciplinato: da qui il dubbio sollevato da Savona.
Il problema, dunque, è giuridico. «Non sono entrato nel merito del golden power o in quello della trattativa europea, ma sono convinto che esistano spazi di chiarimento fra le delibere del golden power, il Tuf e i trattati europei». Certo di tale convinzione, ha continuato il numero uno della Consob, «ritengo dunque che la questione vada chiarita», anche (e soprattutto) per sbloccare i pareri dell’authority in merito all’offerta pubblica di scambio. «Invito il governo ad aprire un tavolo per vedere di conciliare questi tre regimi, noi offriamo la nostra collaborazione», ha detto Savona, «ma abbiamo bisogno di un chiarimento legislativo».
Se una nuova sospensione dopo quella di maggio-giugno è in salita, meno improbabile appare una proroga di qualche settimana a fronte di un rilancio cash da parte di Unicredit. In alternativa si specula che Orcel possa ritirare l’offerta per ripresentarla a settembre, una volta chiarito il quadro con l’Europa. E parlando d’Europa va anche chiarito come affrontare la sfida delle crypto. Tema centrale nell’audizione di Savona che, dopo aver proposto di consentire «acquisto e transazioni solo agli operatori professionali», ha lanciato la proposta di un euro digitale «non remunerato» ma «con contabilità decentrate, simile a quello delle crypto, ma più sicuro: perché con garanzia statale a cui aggiungere anche l’emissione di un safe asset liquido da parte della Bce». (riproduzione riservata)