Il no della Bce e dell’Eba sul Danish Compromise per l’operazione Banco Bpm su Anima ha avuto un riflesso immediato in Piazza Affari: in quattro sedute le azioni di Piazza Meda hanno perso quasi il 7% avvicinandosi al prezzo offerto da Unicredit. Lo sconto dell’ops è sceso così sotto il 3%, segnando mercoledì 26 il minimo di sempre a -1,85%, un valore molto lontano dalle percentuali di metà febbraio (vedi tabella in pagina).
Dopo la tegola Bce il prezzo messo sul piatto da Unicredit inizia a diventare appetibile per il mercato e l’offerta ha buone chance di andare in porto anche senza un rilancio sostanzioso. Sempre che Andrea Orcel non cambi rotta per virare verso altri obiettivi di m&a. Piazza Gae Aulenti ha spiazzato la borsa lo scorso 24 novembre presentando per Banco Bpm un’offerta con un premio di appena lo 0,5%.
Si è trattato di un brusco cambio di passo rispetto al passato, quando i premi delle ops superavano il 30%, come accaduto per l’operazione Intesa Sanpaolo-Ubi del 2020. Per gli investitori così si è presentata subito un'opportunità di arbitraggio: comprare le azioni del Banco, scommettendo su un rilancio. Orcel però ha difeso la propria offerta, sostenendo che il prezzo messo sul piatto non teneva conto dell’opa lanciata dal Banco su Anima, un’operazione dall’esito ancora incerto. E proprio sulla sgr milanese il banchiere ha poi giocato la sua offensiva.
In febbraio Unicredit ha sollevato perplessità sugli effetti patrimoniali dell’opa: un rilancio su Anima a 7 euro senza il Danish Compromise avrebbe messo sotto tensione il capitale del Banco. «Non è chiaro», attaccava Piazza Gae Aulenti in una nota, «quali siano le azioni di mitigazione ipotizzate» dal Banco per mantenere un Cet1 «più alto del 13% nel corso del piano, indipendentemente dal trattamento regolamentare dell'acquisizione di Anima» e conservando il payout promesso agli azionisti.
Unicredit si è spinta a ventilato una rinuncia all’ops, scenario a cui però inizialmente il mercato non ha creduto. Spinte dalle speculazioni su un rilancio, le azioni del Banco hanno continuato a correre fino a toccare i massimi storici martedì 25 marzo a quota 10,27 euro per una capitalizzazione complessiva di oltre 15 miliardi, il doppio di un anno prima. Piazza Meda insomma continuava ad apprezzarsi, facendo lievitare quel goodwill che un eventuale compratore avrebbe dovuto dedurre dal capitale regolamentare. Tradotto: la preda stava diventando sempre più cara.
La svolta è arrivata venerdì 21 quando la Bce ha bocciato la richiesta di Danish Compromise avanzata dal Banco. Francoforte ha respinto l’interpretazione delle regole proposta dall’istituto sostenendo che, quando un gruppo acquista una sgr, la partecipazione deve essere consolidata e l’avviamento deve essere dedotto dal capitale.
Il prezzo del Banco è subito caduto in borsa, perdendo quasi il 7% in quattro sedute, e allineandosi progressivamente al concambio proposto da Unicredit. «La posizione della Bce», ha commentato a caldo Orcel, «conferma la congruità del premio implicito nella nostra offerta e l'adeguatezza del riferimento ai prezzi di mercato precedenti all'annuncio dell'opa Anima». L’obiettivo di fermare la corsa di Banco Bpm sembra insomma parzialmente riuscito.
Non è detto. «È ragionevole ritenere che questi sviluppi possano avere implicazioni negative per il rendimento del capitale allocato da Banco Bpm all'acquisto di azioni di Anima e per il capitale della stessa Bpm, con possibili ripercussioni negative sulla sua futura crescita e sulle sue future distribuzioni», ha avvertito Orcel che non ha insomma ancora escluso un passo indietro sull’ops.
Prima di sciogliere la riserva il banchiere (che venerdì 28 ha incassato l’ok della Bce sul deal) vorrà conoscere l’esito dell’opa Anima e i suoi effetti patrimoniali oltre ai risultati trimestrali del Banco, soprattutto in termini di margine di interesse e qualità del credito.
Giovedì 27 il cda ha confermato la volontà di andare avanti su Anima e ha garantito la solidità patrimoniale (target minimo di Cet1 al 13%) e una remunerazione agli azionisti superiore a 6 miliardi tra il 2024 e il 2027. «I livelli di capitale attuali e quelli attesi al termine dell'opa Anima sono adeguati, ben oltre i requisiti stabiliti dal regolatore e non pregiudicano l’aumento del 50% della remunerazione», ha ribadito Castagna parlando a un evento interno con i colleghi. Annunci che potrebbero ridare slancio al titolo Banco Bpm e aumentare di nuovo lo sconto sull’ops. La partita intorno a Piazza Meda insomma non è ancora chiusa. (riproduzione riservata)