Prenotando il 19,9% di Banco Bpm Crédit Agricole è diventato l'ago della bilancia nella battaglia intorno all’istituto di piazza Meda. Il raddoppio della quota (che sarà operativo dopo l’ok di Banca d’Italia e Bce) aumenta il peso negoziale della banque verte con cui il ceo di Unicredit Andrea Orcel vuole dialogare per condurre in porto l’ops.
Ma anche l’ad del Banco Giuseppe Castagna è intenzionato a sondare il suo primo azionista (già oggi al 9,2% del capitale) per ottenere una sponda nella difesa dall’assalto di piazza Gae Aulenti.
In questi giorni l’istituto milanese e i suoi advisor (Lazard e Citi sul fronte finanziario e lo studio Legance su quello legale) sono al lavoro per definire le contromosse nel rispetto della passivity rule. Le decisioni dovrebbero maturare tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio, in modo da anticipare le iniziative di Orcel. Sul tavolo ci sono proposte che, se approvate dall’assemblea, andrebbero a rafforzare il valore economico della banca: un dividendo straordinario o un rilancio su Anima Holding, sulla quale Castagna ha lanciato lo scorso 6 novembre un’opa da 1,6 miliardi.
Più ambiziosa, ma sempre allo studio, sarebbe un’operazione straordinaria sul Montepaschi. In questo caso il cda del Banco proporrebbe ai soci una fusione con l’istituto senese di cui ha recentemente comprato il 5%. «Il deal avrebbe industrialmente molto senso e creerebbe valore», spiega una fonte vicina a piazza Meda.
Tecnicamente come si potrebbe muovere la banca? Il primo passo sarebbe l’annuncio di un memorandum of understanding e di un progetto di fusione che andrebbe poi sottoposto alla vigilanza di Bankitalia e della Bce per l’approvazione.
Considerando i 30 giorni necessari per la convocazione delle due assemblee straordinarie, sarebbero necessari almeno tre / quattro mesi per incassare l’imprimatur dei soci. L’esito dell’assemblea non è scontato e l’appoggio dell’Agricole sarebbe essenziale anche solo per intraprendere il progetto.
Cosa otterrebbero in cambio i francesi? Si specula che la contropartita possa essere non solo la blindatura delle alleanze attualmente in essere con il Banco (dal credito consumo con Agos Ducato alle assicurazioni nel ramo danni), ma anche la garanzia di subentrare nelle partnership commerciali di Siena. In caso di fusione con piazza Meda infatti la banque verte potrebbe sostituire sia Axa che Compass alla scadenza degli attuali contratti sulla bancassurance e sul credito al consumo.
Il piatto insomma sarebbe abbastanza ricco per solleticare gli appetiti di Parigi, ma analisti e banker sono scettici sul successo dell’operazione. Soprattutto perché Unicredit ha diverse frecce al suo arco per bloccare una mossa difensiva sull’asse Milano-Siena. La prima, si mormora, sarebbe un accordo sul risparmio gestito con da un lato Agricole e dall’altro il Tesoro, Mps e i grandi soci privati di Rocca Salimbeni.
Come anticipato ieri da MF-Milano Finanza, dopo l’ops Unicredit-Banco potrebbe divorziare da Anima in cambio del pagamento di una penale che verrebbe versata da Agricole-Amundi per subentrare nell’accordo distributivo. A quel punto l’asset manager milanese potrebbe confluire verso il suo secondo grande distributore ed ex socio, cioè Mps.
Ma l’arma più efficace per Orcel è il rilancio. Per portare a casa l’ops Unicredit è in grado di offrire un premio sostanzioso che, tra azioni e contanti, può arrivare 3-4 miliardi. (riproduzione riservata)