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Unicredit anticipa la semestrale al 22 luglio, vigilia della chiusura dell’ops su Banco Bpm. Occhi puntati sulle scelte di Orcel

01 luglio 2025, 18:49 Ultimo aggiornamento: 19:27

La banca sposta il cda sui conti di metà anno, a un giorno dal termine dell’offerta su Banco Bpm. Scenari aperti tra ritiri, rilanci e nuove mosse. Mercoledì 9 attesa la sentenza del Tar sul golden power. L’esame della Dg Comp

Un cambio di data può essere una pura formalità, ma in casa Unicredit non passa mai inosservato. Il gruppo guidato da Andrea Orcel ha anticipato di sei giorni, dal 28 al 22 luglio, la riunione del consiglio d’amministrazione per l’approvazione dei conti semestrali.

La modifica potrebbe apparire banale, ma arriva in un momento tutt’altro che neutro: proprio il 23 luglio, cioè il giorno di presentazione dei risultati, si chiude l’ops su Banco Bpm. Non è la prima volta che Orcel cambia all’ultimo momento la data dei conti. Era già successo con la trimestrale, posticipata dal 6 all’11 maggio, in quel caso per dare modo a tutti i consiglieri di partecipare. Ma già allora la coincidenza con alcune scadenze strategiche aveva acceso le speculazioni.

Oggi il contesto è ancora più denso di incognite. L’ops su Banco Bpm, partita il 28 aprile, è stata sospesa per un mese dalla Consob – dal 21 maggio al 21 giugno – e ha ripreso solo di recente il suo corso. Ma finora l’operazione non ha raccolto grandi consensi: le adesioni si fermano appena allo 0,11%, e l’esito finale resta più che mai incerto.

Il nodo è politico. Orcel, che non ha mai nascosto la volontà di rafforzare il gruppo con una mossa industriale rilevante, ha chiarito più volte che l’operazione Banco Bpm resta subordinata a una revisione delle attuali regole sul golden power, ritenute troppo stringenti. «La probabilità di procedere senza chiarimenti è al 20% o meno», ha detto lo scorso 11 giugno a un evento di Goldman Sachs. E ha aggiunto: «L’m&a è uno strumento, non un obiettivo. Deve creare valore e rafforzare il gruppo. Se non aggiunge valore rispetto al nostro piano base, già molto forte, non si fa».

Un elemento di rilievo si aggiungerà mercoledì 9 luglio, quando il Tar del Lazio si pronuncerà nel merito sul ricorso presentato da Unicredit contro le prescrizioni sul golden power stabilite da Palazzo Chigi. La sentenza potrebbe incidere sugli equilibri dell’operazione, chiarendo se e in che misura le condizioni imposte dal governo siano compatibili con le strategie del gruppo.

In quegli stessi giorni è possibile che si esprima anche la Dg Comp di Bruxelles. La direzione concorrenza potrebbe intervenire sulle prescrizioni golden power all’interno della procedura prevista dall'articolo 21 del regolamento sulle concentrazioni. La norma consente alla Commissione Europea di esprimersi quando i poteri speciali dei governi impongono dei vincoli in conflitto con il diritto europeo. Nel caso di specie il governo italiano ha posto il tema del risparmio come giustificazione alle prescrizione, identificandolo come una questione di sicurezza nazionale. La Dg Comp invece nutre perplessità perché si tratta di un’operazione fra due realtà dello stesso paese.

Gli ultimi giorni dell’offerta insomma saranno decisivi. Fino alla vigilia della chiusura, cioè fino al 22 luglio, Unicredit ha piena facoltà di fare marcia indietro e ritirare l’offerta. Il consiglio convocato proprio in quella data si troverebbe quindi nella posizione – almeno teorica – di deliberare una mossa a sorpresa: un passo indietro, un rilancio o persino una nuova operazione straordinaria. (riproduzione riservata)



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