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Andrea Orcel
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Unicredit accelera su Banco Bpm. Andrea Orcel anticipa di due settimane l’assemblea che voterà sull’ops

20 febbraio 2025, 20:50 Ultimo aggiornamento: 21 febbraio 2025, 15:32

I soci convocati per il 27 marzo invece che per il 10 aprile. La fiducia sull’ottenimento delle autorizzazioni. Intanto con la svolta in Ucraina Unicredit potrebbe accelerare sull'uscita dalla Russia. Ma non ci saranno svendite | Banco Bpm, un rilancio di Unicredit? Deutsche Bank: il prezzo giusto è 10,50 euro

Unicredit preme sull’acceleratore per l’ops su Banco Bpm. Ieri il consiglio di amministrazione della banca ha deciso di anticipare la data dell’assemblea che, oltre ad approvare i numeri del bilancio 2024, dovrà varare l’aumento di capitale a servizio dell’operazione. Inizialmente l’assise era prevista per il 10 aprile, ma il board ha scelto di spostare l’appuntamento al prossimo 27 marzo.

La decisione di accelerare viene motivata con la fiducia degli amministratori e del ceo Andrea Orcel sul deal. L’iter autorizzativo, si osserva in Piazza Gae Aulenti, procede speditamente al punto che l’ok della Bce è atteso prima del previsto. Sull’operazione Unicredit-Banco Bpm dovranno esprimersi anche Consob, l’Antitrust europeo, l’Ivass e il comitato Golden Power. Quest’ultimo, dopo la notifica dello scorso 4 febbraio, avrà tempo sino a fine marzo per decidere.

Il rischio Russia

Nel frattempo la svolta in Ucraina potrebbe sbloccare l’uscita dalla Russia per Unicredit. Lo ha annunciato Orcel che ha dedicato un’ampia intervista al tema, oggi monitorato con attenzione sia dalla Bce che dal mercato e finito tra l’altro al centro della polemica con Banco Bpm. «Se il contesto politico cambia, la nostra capacità di vendere la filiale russa a condizioni più vantaggiose migliora, perché per tutti, da entrambe le parti, la situazione si normalizza», ha dichiarato Orcel al Financial Times. «Di conseguenza, la nostra uscita sarà accelerata e i numeri saranno molto migliori».

Il banchiere ha ribadito che l’impegno di Unicredit a lasciare la Russia è «assolutamente chiaro. Siamo in fase di uscita e completeremo il processo. Non possiamo tornare indietro». La banca di Piazza Gae Aulenti ha esplorato «seriamente negli ultimi tre anni un numero significativo di controparti per valutare tutte le opzioni» relative alla sua attività in Russia, ha aggiunto Orcel, «ma, date le complessità e le sanzioni, non siamo stati in grado di avanzare». Anche perché, «a meno che non sia costretto, non venderò la filiale russa per un euro o per un importo che non rappresenti un prezzo equo», ha spiegato il banchiere. I tentativi fatti sinora non sono andati in porto. L'anno scorso per esempio la Mubadala Investment di Abu Dhabi ha lasciato il tavolo dei negoziati sulla base del fatto che il governo degli Usa si sarebbe opposto.

Il pressing della Bce

Nel frattempo la Bce è andata in pressing chiedendo agli istituti di credito europei una road map chiara per uscire dal mercato russo. Dopo questo diktat a luglio, piazza Gae Aulenti si è rivolta al Tribunale dell'Unione Europea per chiarire le modalità della exit. A fine novembre però la corte ha emesso un'ordinanza in cui respinge l'istanza di sospendere le misure disposte da Francoforte. Il confronto con il regolatore, insomma, resta aperto, soprattutto in una fase di forte espansione per Unicredit come quella attuale, con una scalata in corso sulla seconda banca tedesca (Commerzbank) e un'ops lanciata sul terzo istituto italiano (Banco Bpm).

Nell’intervista Orcel ha parlato proprio di questi deal: «Le due operazioni si sono trasformate in dibattiti politici che non dovrebbero esserci e, in una certa misura, forse in larga misura, in attacchi personali. Nonostante siano deal di mercato interni, hanno innescato un dibattito che riguarda l’Europa, l’Unione Europea, l’unione bancaria e l’unione dei mercati dei capitali». (riproduzione riservata)



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