Il governo italiano mette nel radar l’operazione UniCommerz, in particolare il tema della sede e degli uffici centrali del possibile nuovo gruppo. Anche se la trattativa su un’integrazione è alle battute iniziali e Unicredit ha preventivamente smentito uno spostamento dell’headquarter in Germania, l’argomento rimane molto sensibile per l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni.
Ancora ieri Reuters citava la forte attenzione che Roma sta rivolgendo al tema della sede. Il governo del resto avrà voce in capitolo nell’operazione, soprattutto ai sensi della normativa del golden power e potrebbe sbarrare la strada a un’operazione non gradita. A sollevare per primo questi aspetti è stato il vice premier e leader della Lega Matteo Salvini.
Sul caso UniCommerz «sicuramente non mi farebbe piacere un trasferimento all'estero di una grande banca come Unicredit. Non posso dire che il governo si opporrebbe, ma io non sarei favorevole a questa ipotesi», ha dichiarato Salvini. Va detto però che piazza Gae Aulenti ha già risposto ufficialmente alle ipotesi di uno spostamento della sede: «la sede centrale di UniCredit è in Italia, è sempre stata in Italia e non c'è alcun elemento per cui ciò possa cambiare».
La trattativa tra la banca italiana e il suo possibile target tedesco è ancora alle battute iniziali. Il primo incontro tra i vertici di Unicredit e di Commerzbank viene definito «costruttivo e favorevole al dialogo» da fonti vicine alla partita in corso sull’asse Milano-Francoforte. Il meeting che si è tenuto venerdì 27 in teleconferenza è stato il primo scambio formale tra le due controparti e ha segnato l'avvio di un dialogo che dovrebbe svilupparsi nel corso delle prossime settimane.
Anche se i due amministratori delegati Andrea Orcel e Bettina Orlopp (designata in sostituzione di Manfred Knof) non sarebbero entrati nel merito della possibile operazione straordinaria, il tono del confronto è apparso incoraggiante anche per l’assenza di segnali di frizione. Secondo Bloomberg, Orlopp avrebbe ricordato la strategia di indipendenza scelta dai due board della banca tedesca pur ribadendo la volontà di mantenere un dialogo con il suo nuovo primo azionista che ha in mano un potenziale 21% grazie ai contratti derivati aperti con Barclays e Bofa.
Lo stesso Orcel ha più volte ribadito l’intenzione di evitare mosse ostili: «Per arrivare a una fusione entrambe le parti devono volerlo. Siamo interessati a riaprire dialogo con gli stakeholder di Commerz», ha spiegato la scorsa settimana il banchiere che, in una precedente intervista, aveva persino escluso il lancio di un’opa dopo il raggiungimento del 29% del capitale. Secondo fonti finanziarie, per arrivare a un accordo Unicredit potrebbe mettere sul tavolo diverse opzioni. Per esempio la fusione della controllata Hvb in Commerz che in questo modo resterebbe quotata alla borsa di Francoforte.
Ieri intanto il presidente della Bce Christine Lagarde ha fatto nuove aperture a un’eventuale operazione straordinaria: «iniziative di fusioni transfrontaliere nel settore privato hanno senso per dar vita a entità in grado di competere con Usa e Cina». (riproduzione riservata)