Il turismo ha ancora la possibilità di mantenere alto il pil nel 2023, ma occorre mettere mano al boom dei prezzi dei collegamenti aerei e ridurre la tassazione sulle ristrutturazioni alberghiere, perché i concorrenti dell’Italia si chiamano Spagna, Francia, Grecia, Turchia e sono molto temibili. Ne è convinto Lorenzo Giannuzzi, ceo e azionista (ha il 5%) del Forte Village e proprietario di palazzo Fiuggi, divenuto hotel di lusso e cura sotto la sua gestione.
MF-Milano Finanza lo ha incontrato a ridosso di ferragosto per fare il punto su una stagione che è partita col turbo (+45% del turismo nel primo trimestre) e ora rischia di fermarsi a causa dell’aumento del costo delle vacanze in molte località della penisola che fa segnare un improvviso meno 30% delle presenze in piena estate. «Il saldo alla fine sarà positivo e questo 2023 sarà un anno record per il turismo in Italia», rassicura Giannuzzi, un’esperienza pluridecennale nel settore, tra i pochi manager divenuti anche imprenditori.
Domanda. Dottor Giannuzzi, il turismo si sta fermando?
Risposta. Toccando ferro, noi stiamo andando molto bene in agosto. Per quanto ci riguarda, abbiamo sempre attuato una certa gradualità dei prezzi.Quello che invece è penalizzante per la Sardegna è il costo dei voli. Milano-Cagliari arriva a superare gli 800 euro e anche le compagnie low cost tendono ad allineare i loro prezzi in alto.
D. Non è un problema un po’ di tutte le regioni? Il governo, con un provvedimento del ministro del made in Italy Urso sta cercando di porre un argine al prezzo proibitivo dei biglietti aerei.
R. Il governo fa bene a intervenire ma la Sardegna sconta anche la mancata fidelizzazione del pubblico americano, che è fondamentale, quando invece Sicilia e Calabria sono molto più avanti. Pensi che esiste un volo diretto Lamezia-Toronto, perché nella città canadese vivono mezzo milione di calabresi.
D. I prezzi in alcuni casi impossibili per i più rovineranno l’anno del turismo italiano?
R. Non credo. Ci sono due segnali in controtendenza: l’esplosione dell’apertura degli alberghi a cinque stelle nelle nostre grandi città, penso a Roma e Milano. E nonostante l’aumento dell’offerta e il boom dei prezzi è impossibile trovare una stanza. Credo perciò che sarà comunque un anno record per il turismo in Italia, il calo di quello domestico sarà compensato da quello di lusso. Il turismo darà un contributo decisivo al pil italiano.
D. Quali sono i paesi nel mondo che stanno registrando analoghi boom turistici?
R. Dubai e la Turchia, che stanno calamitando i turisti top della Russia, mentre da noi gli arrivi si sono molto ridotti per via della guerra in Ucraina.
D. E chi sono invece i concorrenti più temibili per l’Italia?
R. I più temibili li abbiamo vicini: Spagna, Francia, Grecia e Turchia.
D. Che cosa hanno più di noi?
R. Come noi questi paesi hanno il clima, meglio di noi hanno maggiori certezze e una tassazione agevolata.
D. Non è poco. Possiamo batterli?
R. Se ci organizziamo meglio e se riduciamo le tasse possiamo batterli. Anche gli alberghi vanno rinnovati, ora sono come dei garage dove non entra un suv.
D. Come giudica il piano per il turismo del ministro Santanché?
R. Va nella giusta direzione, ci sono cose interessanti sulla carta, c’è però una parte un po’ trascurata che è quella proprio relativa agli incentivi per la ristrutturazione degli alberghi e quella dei collegamenti aerei. Speriamo che Ita con il nuovo socio Lufthansa possa funzionare bene, sarebbe un volano fondamentale per il turismo. I tedeschi hanno una compagnia aerea forte, porteranno un contributo importante, dalle strategie al marketing.
D. Le concessioni balneari come si possono cambiare? Guardando ai Paesi che ci sono concorrenti, siamo ancora arretrati.
R. Le concessioni si possono rinnovare al momento delle nuove gare riconoscendo un diritto di prelazione, dovuto all’avviamento dell’attività, a chi già le gestisce e adeguando le tariffe delle stesse.
D. Quando è stato il suo primo lavoro e a che età ha cominciato?
R. Sono entrato nel mondo del lavoro a 23 anni. Si trattava di una parentesi estiva, quando ero ancora studente universitario, per via di uno stage in Canada che, grazie a una serie di circostanze molto fortunate, ebbe luogo in uno degli alberghi più belli al mondo.
D. Quale?
R. Il Banff Springs hotel nella provincia dell’Alberta, incastonato in uno splendido parco nel mezzo di una riserva indiana, nelle famosissime Rocky Mountains. E’ proprio lì che scoprii, per la prima volta, l’ovattato e intrigante mondo degli hotel di lusso, fino ad allora a me totalmente sconosciuto.
D. È vero che Charles Forte le ha cambiato la vita?
R. Sì. Charles Forte, per me Lord Forte, è stato un personaggio straordinario, un assoluto gigante malgrado la sua piccola statura, con cui ho avuto la grande fortuna di relazionarmi tantissimo. Dal 1988 fino al 1992 dirigevo in contemporanea due alberghi a lui molto cari e che frequentava spessissimo, l’Hotel Eden di Roma e il Palazzo Della Fonte a Fiuggi. A quest’ultimo era particolarmente legato, essendo lui orgogliosamente nativo della Ciociaria.
D. Cosa ha imparato da Forte?
R. Lord Forte mi ha riempito di consigli di cui ho fatto tesoro, cercando di trarre sempre il massimo dai suoi insegnamenti e dai suoi straordinari racconti, dove erano concentrate tante piccole pillole di saggezza. Ogni sua visita negli alberghi era equiparabile a una lezione magistrale. Era un uomo con un carisma eccezionale, un visionario con forte senso pragmatico.
D. Che rapporto ha invece con Rocco Forte?
R. Ottimo, c’è una profonda stima reciproca anche se purtroppo, per ragioni logistiche, non ci incontriamo di frequente.
D. Oggi il Forte Village è controllato dai fratelli ceceni Musa e Dani Bazhaev, come sono le relazioni con la proprietà e che previsioni di fatturato fate?
R. Mi reputo fortunato perché, pur avendo vissuto ben dieci cambi di proprietà, mi è sempre stata data piena autonomia gestionale. Essendo poi diventato anche azionista del Forte Village, oltre che ceo e general manager, il rapporto è sempre più solido. Il Forte Village, pur essendo una struttura stagionale con un periodo di apertura di sette mesi l’anno, si attesta intorno ai 90 milioni di euro.
D. E da palazzo Fiuggi cosa si attende?
R. Che cresca ancora meglio, ormai abbiamo un tasso di fidelizzazione del 50% sui nostri clienti.
D. Gli americani sono sempre leader nel turismo di lusso?
R. I fondi americani che lavorano in simbiosi con le grandi catene la fanno da padrone e stiamo assistendo a una sorta di colonizzazione che sicuramente infastidisce. Vi è, infatti, una netta contrapposizione con la tradizione dell’ospitalità italiana. Si pensi alla famosa Ciga, che ha creato la prima compagnia di hotel di lusso al mondo facendo scuola nell’arte dell’ospitalità italiana e che, in tutte le sue strutture, ha sempre mantenuto una netta caratterizzazione e contestualizzazione nei confronti della cultura e tradizioni della città ospitanti. Oggi tutto è standardizzato da parte dei gruppi americani e gli alberghi di Roma, Milano o New York, giusto per fare qualche esempio, sono molto spesso identici e non si caratterizzano rispetto al luogo in cui operano.
D. Lei ha lavorato in tutto il mondo, qual è il posto migliore dove gestire un albergo di lusso e quello più difficile?
R. Ovviamente bisogna tener conto di trend che cambiano di continuo. Al momento probabilmente, anche per via della situazione politica ed economica attuale, i posti migliori dove gestire un albergo di lusso potrebbero essere Dubai e le Maldive. Se parliamo, al contrario, di complessità, per la mia esperienza personale e diretta, il posto più difficile sono i Caraibi, vista la peculiarità del contesto sociale e la mostruosa concorrenza delle sette sorelle americane. Ma anche lavorare al Forte Village è una sfida grandissima. Ma tutta l’Italia può puntare sulle sue qualità uniche. (riproduzione riservata)