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Un piano per ripartire

di Teresa Campo
Milano Finanza - Numero 153 pag. 45 del 05/08/2023

E' ancora pasticcio Superbonus. Tra crediti incagliati, lavori lasciati a metà imprese in difficoltà e scadenze in vista, sono molti i nodi ancora da risolvere. L'Ance già guarda al futuro e pensa a una piattaforma che renda la misura strutturale ma anche più sostenibile per le casse dello Stato. «Non prima però che venga risolto il problema del blocco della cessione dei crediti che di fatto oggi impedisce alle aziende di lavorare e mette in difficoltà anche molte famiglie che si ritrovano con impalcature ormai da mesi e lavori lasciati a metà», avverte Federica Brancaccio, presidente dell'Ance. «Si parla dell'intervendo di Sace a tutela di chi acquista i crediti dalle aziende, misura da discutere nel prossimo Cdm, ma mi sembra che tutto si ancora da definire. Nel frattempo si avvicinano le scadenze del 30 settembre per le villette e del 31 dicembre per i condomini, che dovranno essere prorogate perché appunto in molti casi i lavori non sono potuti andare avanti. Nel frattempo credo sarebbe importante cercare comunque di riavviare al più presto il mercato, in modo da ridare fiducia a famiglie e imprese. Potrebbe farlo qualcuna delle partecipate statali, da Cdp a Poste o altre ancora: ricordiamo che le truffe sono imputabili quasi del tutto al bonus facciate e solo in quota residuale al Superbonus. Non ha senso quindi bloccarlo in questo modo».

A complicare la situazione è anche il prezzo a cui vengono riacquistati i crediti: complice anche il rialzo dei tassi di interesse, alcuni soggetti sono entrati sul mercato con prezzi da speculazione spinta, quasi da strozzinaggio, aggravando ulteriormente la situazione. «L'aacquisto dei crediti da parte di Poste e Cdp potrebbe risolvere anche questo problema, mettendo fine a una speculazione vergognosa», prosegue Brancaccio. «Tra l'altro, se acquistassero i crediti dalle banche si otterrebbe un doppio vantaggio: da un lato la garanzia che sia tutto a posto perché le banche hanno già effettuato gli opportuni controlli, e dall'altro liberare i plafond delle banche così che possano tornare sul mercato con nuovi acquisti, riavviando tutto il sistema».

Anche una volta superato il pasticcio dei crediti incagliati, di nodi d sciogliere ne resteranno tuttavia parecchi. A cominciare dalla normativa europea che incombe sulle case degli italiani, e anche sul patrimonio pubblico: entro il 2033 il miglioramento di classe energetica arrivando almeno alla classe E, e due anni dopo almeno fino alla D. Una norma indubbiamente molto costosa, e anche priva di senso perché prevede due interventi molto ravvicinati invece di un approccio più organico. «Senza contare che ancora non esiste omogeneità a livello europeo nella classificazione degli edifici», prosegue Brancaccio, «Dopodiché andrà valutato se le scadenze prefissate sono sostenibili. Ma ancora più importante, sarà la creazione di un fondo europeo che sostenga la transizione energetica degli immobili».

Il parco immobiliare su cui intervenire in Italia è del resto enorme: si parla di oltre 6,6 milioni di immobili, di cui 6 milioni edifici residenziali e 660 mila non residenziali in classe E, F e G che, al netto delle varie deroghe, nella prima fase renderebbe necessario intervenire su quasi 3,9 milioni di edifici, di cui circa 3,5 milioni residenziali.

Insomma dai crediti incagliati alle norme europee di incognite ne restano ancora molte prima di mettere a punto una riforma organica dei bonus edilizi e in particolare del Superbonus. Senza dimenticare anche che il governo deve ancora indicare il livello di agevolazioni che è in grado di sostenere e su cui basare il nuovo impianto, nonché individuare una sorta di tabella di marcia, cioè gli scaglioni di abitazioni su cui poter intervenire anno per anno. Il tutto anche al fine di evitare il boom concentrato di domanda visto nel 2021 e 2022, con gli effetti negativi sui prezzi e sulla disponibilità di materiali e strutture. «Tra l'altro proprio l'affollarsi di richieste di lavori tutte in una volta viste in quesgli anni ha portato alla crescita abnorme di imprese senza arte ne parte», sottolinea Brancaccio. «Fin da allora avevamo richiesto che potessero operare solo imprese qualificate e con una storia alle spalle, misura allora non adottata ma che oggi è chiaro quanto sia indispenabile».

Nel frattempo le idee non mancano. La stessa Ance ha già avanzato un piano, premettendo la necessità di varare agevolazioni strutturali, o con vigenza di lungo periodo (10/15 anni) a decorrere dal 1° gennaio 2024, Quanto alla misura in sé, un'ipotesi è quella di fissare l'aliquota agevolata del Superbonus al 70%, con possibilità di arrivare al 100% per gli incapienti. Il tutto riservato ai condomini e anche alle abitazioni indipendenti purché si tratti dell'abitazione principale. Non mancano tuttavia le obiezioni: negli edifici condominiali ben difficilmente si potrebbe ottenere il nulla osta in assemblea ai lavori per l'opposizione di chi dovrebbe pagare di tasca sua. Tuttavia per la parte delle spese eccedente l'importo della detrazione (30%), l'Ance ha già sottolineato che si rende necessario un finanziamento bancario, garantito dallo Stato, con la possibile compartecipazione della Bei-Banca Europea per gli Investimenti.

Oltre alle misure a fini energetici, dagli interventi agevolati non vanno escluse le misure antisismiche. Si parla di un'aliquota di detrazione fiscale pari al 70% delle spese sostenute per l'esecuzione dell'intervento (anche in questo caso 100% per soggetti con quoziente familiare non superiore a 15 mila euro), a condizione che, al temine dei lavori, si consegua un miglioramento sismico di almeno una classe di rischio. (riproduzione riservata)



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