La Cassazione conferma la decisione del Tribunale del Riesame, smontando (del tutto o in parte sarà da capire) la tesi accusatoria della Procura di Milano sulla maxi inchiesta sull’urbanistica. Dopo l’udienza di mercoledì 12 novembre, i giudici della sesta sezione della Corte di Cassazione hanno rigettato il ricorso presentato dalla Procura, confermando le decisioni del Tribunale del Riesame che, lo scorso agosto, avevano revocato le misure cautelari per mancanza di gravi indizi relativi all’ipotesi di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e falso. Si tratta dell’annullamento dei domiciliari per il ceo di Coima, Manfredi Catella, e per Alessandro Scandurra, membro della commissione Paesaggio del Comune, oltre alla custodia cautelare in carcere per Andrea Bezziccheri, patron di Bluestone, arrestato a fine luglio nell’ambito della vasta inchiesta sulla gestione urbanistica.
Sono stati accolti anche i ricorsi presentati dai difensori di Giancarlo Tancredi, ex assessore alla Rigenerazione Urbana del Comune di Milano, dell’ex presidente della commissione Paesaggio del comune, Giuseppe Marinoni, e dell’imprenditore Federico Pella. Per tutti e tre la Cassazione ha anche annullato le interdittive introdotte dal Riesame per l’accusa di corruzione. Saranno le motivazione della Cassazione, attese nelle prossime settimane, a chiarire se la pronuncia della Corte riguarda solo l’assenza di necessità di misure cautelari, o se i giudici hanno valutato diversamente l’intero impianto accusatorio.
Il sostituto procuratore generale della Cassazione, Cristina Marzagalli, aveva chiesto mercoledì di respingere come infondati i ricorsi presentati dalla Procura contro le decisioni del Tribunale del Riesame riguardanti Scandurra e Bezziccheri. Già nei giorni precedenti, la stessa magistrata aveva espresso, tramite una nota scritta, la propria posizione contraria anche al ricorso dei pm milanesi nel caso Catella.
Nel suo atto, la procuratrice generale aveva evidenziato che «non esistono elementi tali da provare l’esistenza o l’effettiva operatività di un accordo corruttivo tra Scandurra e Catella», sottolineando che i pagamenti delle fatture da parte di Coima «sembrano legati a prestazioni professionali reali, regolarmente registrate, e non a forme di corruzione». Un orientamento analogo è stato espresso anche per la posizione dell’imprenditore Bezziccheri.
Di diverso avviso i pm Petruzzella, Filippini e Clerici, insieme all’aggiunta Tiziana Siciliano, secondo cui il Riesame avrebbe trascurato di considerare il più ampio «sistema» dell’urbanistica milanese, limitandosi a un’analisi frammentaria delle singole condotte. Tale approccio, sostengono, avrebbe portato a giustificare automaticamente le azioni di Catella e Scandurra, senza cogliere il legame tra l’attività pubblica e i benefici privati derivanti dai presunti rapporti corruttivi fra imprenditori e membri della Commissione paesaggio, accusata di aver favorito operazioni immobiliari irregolari. Secondo la Procura, il Tribunale avrebbe analizzato i singoli elementi senza riconoscere il quadro complessivo.
Non si è fatta attendere la nota del patron di Coima che, dopo la decisione della Cassazione, ha inviato una lettera agli stakeholder sottolineando come «in 120 giorni, 11 giudici, oltre alla stessa Procura Generale di Stato» abbiano «radicato progressivamente l’estraneità a quanto contestato». Questa dinamica, «a seguito di uno degli stress test più profondi che potessimo immaginare», ha aggiunto, «equivale a un riconoscimento virtuoso dell’integrità, del rigore, della professionalità e della capacità di reazione della nostra organizzazione». (riproduzione riservata)