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Ursula von der Leyen lancia il New War Deal con un piano di riarmo da 800 miliardi
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Ursula von der Leyen lancia il New War Deal con un piano di riarmo da 800 miliardi

03 marzo 2025, 10:00 Ultimo aggiornamento: 04 marzo 2025, 13:46

La Commissione prova a rilanciare la difesa europea con un piano in cinque punti, che prevede anche 150 miliardi di prestiti Ue. L’accelerazione arriva dopo l’allontanamento degli Usa, che hanno sospeso gli aiuti militari all’Ucraina. Con il nuovo piano gli Stati membri avranno più margine per aiutare Kiev | Meno auto, più armi: l’Ue spinge sulla riconversione industriale | Perché le azioni della difesa prendono il volo in borsa

«Siamo nell’era del riarmo e l’Ue è pronta ad assumersi le proprie responsabilità. Rearm Europe potrebbe mobilitare circa 800 miliardi di euro nella difesa per la nostra sicurezza e resilienza». La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, lancia il piano di riarmo europeo e lo fa ora che gli Usa sembrano aver lasciato all’Ue il compito di proteggere se stessa e l’Ucraina. Il progetto si basa su cinque punti, che saranno al centro della lettera che la presidente invierà ai 27 governi in vista del Consiglio Europeo straordinario del 6 marzo.

Il primo prevede di «attivare le clausole nazionali di salvaguardia del Patto di Stabilità e Crescita, in modo da aumentare la spesa senza incorrere in una procedura per deficit eccessivo», afferma von der Leyen. «Se gli Stati alzassero gli investimenti per la difesa dell’1,5% del pil in media potrebbero creare uno spazio fiscale di circa 650 miliardi in quattro anni». Il secondo punto stabilisce invece che l’Unione «fornisca 150 miliardi di prestiti ai suoi membri». In totale si arriva così a 800 miliardi.

Un piano a sostegno anche dell’Ucraina

Sui prestiti  von der Leyen spiega che «si tratta di spendere meglio e insieme. Stiamo parlando di domini di capacità paneuropee come ad esempio difesa aerea e missilistica, sistemi di artiglieria, missili e munizioni, droni e sistemi anti-drone. Ma anche di soddisfare altre esigenze dalla mobilità informatica a quella militare, ad esempio. Così gli Stati membri potranno mettere in comune la domanda e acquistare insieme».

Con questa attrezzatura, poi, «i 27 potranno aumentare notevolmente il loro sostegno militare all’Ucraina nel breve termine», chiarisce la presidente. Nel lungo periodo invece garantiranno la sicurezza del Vecchio Continente perché «l’approvvigionamento congiunto ridurrà i costi e la frammentazione, ma aumenterà anche l’interoperabilità e, naturalmente, rafforzerà la nostra base industriale di difesa».

Gli Usa sospendono gli aiuti militari all’Ucraina

Per Kiev il sostegno europeo sarà sempre più necessario ora che Donald Trump ha sospeso gli aiuti militari dopo lo scontro con Volodymyr Zelensky: il provvedimento dovrebbe riguardare circa un miliardo di dollari di armi stanziati da Biden e già approvati dal Congresso. «Il presidente ha detto chiaramente di essere concentrato sulla pace. Abbiamo bisogno che anche i nostri partner si impegnino per raggiungere questo obiettivo. Stiamo sospendendo e rivedendo i nostri aiuti per assicurarci che contribuiscano al raggiungimento di una soluzione», spiega un funzionario della Casa Bianca.

Dopo la rielezione Trump ha capovolto la politica statunitense e ha adottato una posizione più conciliante con Mosca, con cui tratta in solitaria. Il presidente americano vuole imporre una pace a modo suo, tagliando anche l’Europa dai negoziati. Kiev sembrava pronta a firmare un accordo per concedere lo sfruttamento dei suoi minerali critici a Washington come compensazione per il sostegno militare ricevuto. Poi l’intesa è saltata perché gli Usa non hanno fornito le garanzie sulla sicurezza chieste dagli ucraini. Nel frattempo Parigi e Londra si sono attivate per preparare un piano europeo di pace e far entrare l’Ue al tavolo delle trattative con Mosca, ma tra i leader del Vecchio Continente non c’è ancora unità di vedute. 

Possibile uso dei fondi di coesione

In un contesto simile la Commissione sa di dover fare di più per garantire la sicurezza non solo dell’Ucraina ma dell’intera Europa. Ecco perché il terzo punto del piano di riarmo prevede di «usare il potere del bilancio dell’Ue», dichiara von der Leyen. «C'è molto che possiamo fare in poco tempo per indirizzare più fondi verso investimenti correlati alla difesa. Proporremo ulteriori possibilità e incentivi per gli Stati, che potranno decidere di utilizzare i programmi della politica di coesione per aumentare la spesa nel settore».

Gli ultimi due punti mirano a mobilitare il capitale privato accelerando l’Unione del risparmio e degli investimenti e attraverso la Banca Europea degli Investimenti (Bei). Così la Commissione è convinta di fare uno scatto in avanti nella difesa senza però rinunciare al dialogo con gli alleati. «Continueremo naturalmente a lavorare a stretto contatto con i nostri partner nella Nato», afferma von der Leyen. Ma «questo è il momento dell’Europa e siamo pronti a fare un passo avanti, dobbiamo essere all’altezza. Viviamo in tempi pericolosi, la sicurezza dell’Europa è minacciata in modo serio, la questione ora è se saremo in grado di reagire con la rapidità necessaria». (riproduzione riservata)



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