Recessione schivata ma frenata evidente. L’economia europea pagherà a caro prezzo la guerra in Iran e saranno i Paesi ad alto debito a soffrire di più. Il 21 maggio la Commissione ha tagliato le stime sulla crescita dell’Italia, che secondo le previsioni di primavera dovrebbe aumentare solo dello 0,5% nel 2026, meno dello 0,8% previsto in autunno.
Andrà meglio nel 2027, anche se l’incremento del pil dello 0,6% (invece che dello 0,8%) non basterà a evitare l’ultimo posto nella classifica europea. «Il conflitto in Medio Oriente ha innescato un grave shock energetico, mettendoci ulteriormente alla prova», spiega il commissario all’Economia, Valdis Dombrovskis. «L’Ue deve imparare dalle crisi passate, mantenendo il sostegno di bilancio temporaneo e mirato».
Da Bruxelles, insomma, arriva un altro no alla richiesta del governo italiano di estendere all’energia la deroga al Patto di Stabilità già concessa per la difesa. «Stiamo facendo una valutazione su ciò che può essere fatto dentro il nostro quadro fiscale», taglia corto Dombrovskis. «Abbiamo uno spazio più ridotto rispetto alla crisi ucraina, quindi serve prudenza soprattutto per i Paesi indebitati».
I margini di manovra italiani sono limitati da un debito pubblico che nel 2026 dovrebbe salire al 139,2% del pil, superando quello greco (134,4%) e diventando il più alto in Europa. Pesa poi la mancata uscita dalla procedura d’infrazione, che però potrebbe avvenire quest’anno perché la Commissione stima un rapporto deficit/pil al 2,9% per l’Italia.
Molto dipenderà dall’eventuale scostamento del governo per aiutare famiglie e imprese. Ecco perché Roma e Bruxelles ragionano anche sulla riallocazione dei fondi di coesione e del Pnrr. Due opzioni caldeggiate dal vicepresidente esecutivo della Commissione Raffaele Fitto e che garantirebbero al governo fino a 5 miliardi.
«Ci sono molte possibilità per fronteggiare la crisi dei prezzi dell’energia», si limita a dire Dombrovskis in merito. Se ne riparlerà all’Eurogruppo e all’Ecofin di Nicosia (Cipro) del 22-23 maggio, e in vista del vertice Giancarlo Giorgetti si è detto «ottimista sull’accoglimento della deroga al Patto di Stabilità».
In questi due giorni il ministro dell’Economia farà il punto con i colleghi sulla crisi energetica dovuta alla chiusura dello Stretto di Hormuz. Più durerà e maggiori saranno le conseguenze per l’Ue, che già oggi vede la crescita frenare. Il 21 maggio la Commissione ha tagliato anche le stime sul pil dell’Eurozona (da +1,2% a +0,9% nel 2026) e dell’Ue (da +1,4% a +1,1%).
E con i prezzi del petrolio ancora sopra 100 dollari al barile, quest’anno si rischia una nuova fiammata dell’inflazione, prevista in crescita del 3% nell’Area dell’Euro e del 3,1% nell’Ue. Scenario complesso per la Bce, che nel 2026 potrebbe alzare i tassi almeno due volte e frenare ancora la crescita.
Sull’economia europea pesano altri due fattori. Nei prossimi mesi i consumi rischiano di rallentare proprio per colpa del caro energia. Poi ci sono i dazi americani, che danneggeranno soprattutto i Paesi esportatori come l’Italia. Un quadro che i rendimenti dei titoli di Stato hanno già anticipato e che nell’Eurozona ha fatto aumentare gli spread di circa 20 punti da fine febbraio, soprattutto a Roma e Parigi.
«Finanze solide sono risorse essenziali per preservare la stabilità macroeconomica in un mondo sempre più imprevedibile», commenta sul tema Dombrovskis. «Dobbiamo restare vigili e salvaguardare la sostenibilità fiscale». (riproduzione riservata)