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Elly Schlein, segretaria Pd
Elly Schlein, segretaria Pd
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Parla Schlein leader del Pd, il mio piano per l’economia italiana. Il risiko? Comanda il mercato, il governo vuole fare il banchiere

22 agosto 2026, 09:00 Ultimo aggiornamento: 10:42

L’Italia non è più forte di prima, ma ha bisogno di maggiori investimenti e di mobilitare il risparmio per far crescere il pil. La strategia dei dem per la crescita si basa su tre punti fondamentali

Giorgia Meloni non è l’unica ad avere a portata di mano un record, quello del governo più longevo della storia della Repubblica. Anche Elly Schlein, che guida il Partito Democratico da oltre tre anni, ha raggiunto un discreto traguardo che l’accomuna all’inquilina di Palazzo Chigi. E in questa prima intervista a Milano Finanza spiega il suo piano d’azione per l’Italia: «Il Paese non è più forte di prima ma più fragile, per questo il nostro partito ha un progetto per rilanciare la crescita e il lavoro», afferma mentre aspira una sigaretta elettronica, cosa che invece la distingue da Meloni, ex fumatrice.

Domanda. Segretaria Schlein, la premier Giorgia Meloni ha detto a Milano Finanza lo scorso 14 agosto che l’Italia è più forte di prima. Dal suo osservatorio d’opposizione che giudizio dà dello stato dell’economia?

Risposta. Ho letto l’intervista: direi che l’Italia oggi non è più forte, bensì più fragile.

D. I numeri su pil, occupazione ed export, sono però dalla parte di questa lettura del capo del governo. Lei come risponde?

R. Rispondo che la crescita è a zero nonostante il Pnrr, l’Italia deve ricominciare a crescere. Occorrono con urgenza tre cose che questo governo, nonostante l’ampia maggioranza, non è riuscito a fare: ridurre i costi dell’energia, aumentare i redditi e far ripartire gli investimenti.

D. Che cosa fareste sull’energia una volta chiamati dagli elettori a governare?

R. Innanzitutto serve un piano strategico per le rinnovabili che riduca incertezze e tempi di attesa, come chiede Confindustria, concedendo anche incentivi immediati ai territori che ospiteranno questi impianti. E poi serve una struttura unica di missione, anche con le regioni, che dimezzi i tempi autorizzativi. In Spagna ci mettono 3 anni, da noi 6: è un fallimento di governance.

D. La Spagna ha anche il nucleare però, il Pd come si pone di fronte al piano del governo Meloni per il nucleare?

R. Siamo contrari non per pregiudizio ma per i tempi e i costi di produzione, incompatibili con le esigenze del Paese. E contestiamo il vuoto del decreto propaganda del governo in questa materia, che nemmeno mette risorse né spiega che fine fanno le scorie. Il costo dell’energia è il più alto d’Europa, pesa su famiglie e imprese.

D. Cosa vi chiedono?

R. Gli operai di Pomigliano d’Arco ci hanno chiesto di intervenire subito sul costo della bolletta perché la pagano tre volte: quando la bolletta arriva a casa, quando vanno a fare la spesa, e quando la loro azienda li mette in cassa integrazione a causa dell’aumento del prezzo dell’energia.

D. Ha incontrato altri operai?

R. Sì, sto girando l’Italia. Stiamo seguendo le vertenze complesse al loro fianco, dall’ex Ilva a Stellantis, e recentemente sono andata a incontrare i lavoratori alla Electrolux e la Natuzzi.

D. E ha trovato un Paese in difficoltà?

R. Sì. La povertà assoluta ha tocca il record del 9,8% delle famiglie, milioni di persone faticano ad arrivare a fine mese e pagano l’aumento del costo della vita e ora anche il rialzo del carburante che si riflette su tutti i generi alimentari. Gli stipendi secondo l’Istat si sono ridotti del 9% e i beni alimentari sono aumentati del 25%, negli ultimi quattro anni. E la pressione fiscale è salita al 43% mentre la produzione industriale è diminuita per tre anni di seguito. Questo significa che si è ridotto il potere d’acquisto di milioni di italiani.

D. Però è un po’ poco pensare di combattere la crisi energetica con una missione unica a Palazzo Chigi.

R. Infatti proponiamo, anche in Parlamento, di aumentare la forza e il ruolo dell’Acquirente Unico dell’energia, che tratti grandi volumi con i power puchase agreement, in modo da fornire energia a prezzi stabili alle pmi che spesso pagano il prezzo più alto della crisi. E poi voglio aggiungere che il governo dovrebbe muoversi con più determinazione per ottenere la pace in Medio Oriente e la fine della crisi di Hormuz. Perché sono mesi che non dicono una parola per paura delle sfuriate di Trump.

D. Questo farà scendere il prezzo della benzina?

R. Noi abbiamo fatto una proposta concreta: serve adottare il sistema delle accise mobili, ma il governo su questo punto non ci sente e la benzina resta sempre sopra i due euro al litro.

D. Nel centrosinistra pensate di poter essere più determinati dell’attuale maggioranza?

R. Stiamo lavorando per questo, perché non faremo più il regalo al centrodestra di presentarci divisi alle elezioni.

D. Significa che risolverete i problemi col centro e con la questione del candidato premier?

R. L’Alleanza Progressista già governa molte regioni e comuni e governa bene, senza strappi. Si può allargare ancora, ma non restringere. Da settembre lavoreremo per affinare il programma che non parte da zero ma dalle tante proposte unitarie e poi ci metteremo d’accordo sul resto. Ma prima di tutto viene la battaglia in Parlamento contro una legge elettorale che anticipa il premierato e offre un abnorme premio di maggioranza.

D. Che piano metterebbe in campo per l’economia italiana se gli italiani decidessero di darvi la responsabilità di guidare il Paese?

R. La nostra strategia per la crescita si basa su tre punti fondamentali. Ridurre il costo dell’energia, come ho spiegato prima, far ripartire gli investimenti. Su questo sfido Meloni: con le altre opposizioni abbiamo proposto di estendere l’autorizzazione unica su modello Zes a tutta Italia per gli investimenti nella doppia transizione ecologica e digitale. Uno sportello unico per gli investimenti, 90 giorni per la risposta.

Il terzo punto è aumentare i redditi, con il salario minino e la lotta al precariato, perché i bassi salari deprimono i consumi e fanno male a tutta l’economia. Il che si accompagna a un grande piano d’azione per la formazione, ma quella 4.0 il governo ha deciso di cancellarla, così come ha pasticciato con Transizione 5.0 anziché tenere gli incentivi precedenti che funzionavano. Per migliorare la qualità della vita delle persone vogliamo difendere la scuola e la sanità pubblica dai tagli e abbattere le liste d’attesa. E un mese fa abbiamo fatto una proposta di legge che propone un piano per il clima, vera emergenza planetaria che aumenta le disuguaglianze sociali e cui il nostro Paese è molto esposto.

D. A proposito di attese, la comunità finanziaria è interessata a sapere se nel vostro programma ci sarà una patrimoniale.

R. A settembre discuteremo di tutto il programma con gli alleati, anche della questione fiscale. Ma non partiamo da zero, insieme abbiamo già proposto il salario minimo e il congedo paritario, abbiamo già proposte comuni su istruzione e politiche industriali, trasporto e sicurezza.

D. Sul risparmio che programmi avete?

R. Occorre una grande mobilitazione del risparmio nazionale che ancora per 1.700 miliardi è fermo sui conti correnti. Bisogna costruire incentivi mirati per canalizzare parte di quel risparmio verso l’innovazione delle pmi che sono il cuore della nostra economia. Su tutte queste cose aspetteremo al varco della manovra il governo, presentando le nostre proposte.

D. Sul risiko bancario c’è grande fermento, con le due offerte di Mps su Banca Bpm e Banca Generali e l’offerta di Intesa sul Monte. Lei che giudizio dà di queste operazioni?

R. A differenza della destra, noi pensiamo che il governo non debba intervenire a gamba tesa. Decida il mercato. E questa posizione resterà tale anche se saremo chiamati a responsabilità di governo. Detto questo il Pd resta attento al territorio e alle sue istanze di salvaguardia dell’occupazione e del radicamento, mentre il governo vuole fare il banchiere e ha sempre avuto un interventismo improprio.

D. E voi che volete fare?

R. La politica deve assicurare che tutti rispettino le regole, non favorire cordate. E deve tutelare l’interesse del Paese che è avere un sistema bancario solido che serva gli interessi delle famiglie e delle imprese. Noi questo pensiamo di fare.

D. C’è totale distanza con la premier Meloni? In fondo siete un unicum per l’Italia, due donne leader, una al governo e l’altra alla guida del maggior partito d’opposizione…

R. Più volte mi sono rivolta alla Presidente del Consiglio con proposte concrete, ma spesso non veniamo ascoltati, oppure come accaduto sulla legge del consenso votano con noi e poi tornano indietro. E non si spiega perché non fa con noi una battaglia di interesse nazionale…

D. Quale?

R. Io sono una europeista convinta, federalista. Penso che senza un salto in avanti di integrazione europea rischiamo la marginalità. Serve superare l’unanimità almeno con le cooperazioni rafforzate. E occorre un nuovo grande piano di investimenti europei, dopo il Pnrr, per creare un vero progetto industriale, ambientale e sociale europeo, colmando il gap enorme che l’Europa ha, ad esempio sulla AI, con gli Stati Uniti e la Cina. Un piano dell’innovazione e anche della difesa comune, bandendo gli egoismi nazionali che in Europa si stanno pericolosamente diffondendo e che proprio con la corsa al riarmo nazionale diventano un serio rischio per tutti.

D. Bilancio di tre anni da segretaria del PD?

R. Dopo la sconfitta del 2022 non c’era più il centrosinistra e il Pd veniva dato per spacciato. E invece abbiamo invertito questa tendenza, siamo cresciuti più di qualsiasi altro partito socialista europeo, abbiamo anche risanato il bilancio del partito, fatto rientrare dalla cassa integrazione dopo otto anni i nostri lavoratori e toccato il record del due per mille, cresciuto oltre il 40%. Abbiamo ridato unità al partito e all’alleanza progressista, ed è tempo di offrire un’alternativa al Paese. (riproduzione riservata)



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