Secondo rinvio per l’Industrial Accelerator Act (Iaa). Dopo il primo slittamento dal 25 al 26 febbraio, legato al quarto anniversario della guerra in Ucraina, il piano della Commissione Europea per coniugare decarbonizzazione e sostenibilità industriale sarà presentato mercoledì 4 marzo. «Ci auguriamo che questa settimana aggiuntiva di discussioni interne consentirà di rendere la proposta ancora più solida», commentano dal gabinetto del vicepresidente esecutivo Stéphane Séjourné, commissario francese per la Prosperità e la Strategia Industriale, oltre che responsabile dell’Iaa.
Dietro il rinvio potrebbe celarsi la necessità di prendere tempo dopo che la Corte Suprema ha bocciato i dazi di Donald Trump. La proposta legislativa di Bruxelles fissa delle quote minime di prodotti europei negli appalti pubblici e per la concessione di incentivi (buy european) per rilanciare la competitività del Vecchio Continente. Vincoli che si dovrebbero applicare solo nei settori strategici come l’auto, la difesa, l’AI e la transizione green.
Questo meccanismo ha fatto storcere il naso agli americani, che vendono grandi quantità di armi all’Ue, al punto da minacciare ritorsioni. Una situazione già complicata di suo e resa ancora più complessa dallo stop della Corte Suprema, che ha spinto Trump a imporre dazi del 15% su tutti i partner commerciali, a cui si dovrebbero sommare le precedenti tariffe esistenti.
Per l’Ue, insomma, ne viene fuori un quadro più svantaggioso rispetto all’accordo raggiunto in Scozia, che fissava un limite onnicomprensivo del 15%. Ecco perché la Commissione ha chiesto alla Casa Bianca di chiarire i suoi passi e di rispettare i patti. E in un contesto di incertezza simile, Bruxelles potrebbe aver preferito rinviare l’Iaa di qualche giorno per evitare di aggiungere altri motivi di tensione con gli Usa.
Senza contare l’acceso dibattito interno, con la Francia che preme sul «made in Eu» mentre Germania e Italia spingono per il «made with Eu». Berlino e Roma non vogliono urtare gli americani e preferiscono mantenere i canali con i partner dell’Ue più aperti possibile vista la spinta all’export delle rispettive economie. Meglio quindi un atteggiamento più orientato verso il libero commercio, per favorire gli scambi reciproci, che uno più indirizzato al protezionismo. (riproduzione riservata)