Difesa militare dalla Russia ma anche commerciale dalla Cina. Per l’Ue il 2026 sarà ancora più ricco di sfide. Che fosse tempo di cambiare passo lo si era già capito dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca. Dazi e disimpegno degli americani dalla Nato avevano acceso più di un campanello dall’allarme a Bruxelles, che non a caso ha accelerato proprio sul fronte militare.
«Se il 2024 è stato un anno di riflessione con i rapporti di Mario Draghi ed Enrico Letta, il 2025 si è dimostrato invece un anno di svolta con diverse azioni concrete soprattutto nella difesa», spiega Fabrizio Pagani, partner di Vitale, già capo della segreteria tecnica del Mef e sherpa G20.
«Le politiche di Trump si sono rivelate uno shock per l’Ue, costretta a occuparsi da sola dell’Ucraina e a trovare le risorse necessarie per aiutarla a difendersi. Allo stesso tempo, abbiamo dovuto ripensare la difesa e sicurezza dell’Europa, non potendo più necessariamente contare sugli americani».
L’urgenza è tale da aver spinto la Commissione ad aggirare il controverso meccanismo dell’unanimità per infrangere di nuovo il tabù del debito comune visto lo stallo sugli asset russi. Ma individuare le risorse non basta. Il difficile sarà passare dalla teoria alla pratica, in modo da rilanciare la difesa europea entro il 2030 e prevenire il possibile attacco di Mosca ipotizzato dai servizi tedeschi.
La sicurezza però non è un concetto solo militare. Trump ha insegnato alla Ue che può essere fragile anche dove si credeva forte: i rapporti commerciali. Bruxelles si è ritrovata ad accettare un compromesso al ribasso pur di proteggere le proprie aziende dai dazi americani e nel frattempo ha lasciato scoperto il fianco orientale, in questo caso a vantaggio della Cina.
Pechino ha dirottato l’export dagli Usa verso l’Europa, che rischia di essere invasa da merci non solo con prezzi più bassi, ma ora anche tecnologicamente avanzate. Si spiega allora l’uso sempre maggiore dei dazi fatto dalla Commissione, come quelli sulle auto elettriche cinesi e, dal’1 gennaio 2026, sui prodotti con quote di carbonio troppo alte.
Basterà? «Uno dei grandi temi del 2026 sarà capire come l’Europa gestirà i rapporti economici con Cina e Usa. Nei prossimi mesi si accentuerà il processo di frattura dell’economia globale già osservato nel 2025. Quello che sembrava un decoupling tra Washington e Pechino si sta trasformando sempre più in una frammentazione dell’ordine economico mondiale, con la sola tecnologia capace di forzare i blocchi», osserva Pagani.
«L’Europa dovrà imparare ad agire con determinazione in un mondo di bruti, dato che oggi né la Cina né gli Usa sono più partner economici affidabili. Dovremo essere pronti a un uso maggiore di strumenti di politica economica difensiva e anti-coercitivi, trovando però un equilibrio con i nostri principi fondatori quali libero mercato e stato di diritto. Una linea di questo tipo ci aiuterà a catalizzare attorno a noi mercati emergenti e altri grandi economie Ocse». (riproduzione riservata)