Anche quest’anno l’Italia batterà la Germania in fatto di crescita, ma entrambe dovranno fare i conti con i dazi. Nelle previsioni di primavera l’Ue ha rivisto al ribasso le stime sul pil delle due potenze manifatturiere europee, che nell’export hanno un punto di forza.
Il clima sembra migliore dopo l’incontro a Roma tra il vicepresidente americano JD Vance e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Ma gli Usa potrebbero non eliminare tutti i dazi (una tariffa minima del 10% potrebbe restare) e così Bruxelles si aspetta una crescita più modesta di quanto previsto in precedenza.
Nel 2025 il pil dell’Eurozona dovrebbe salire solo dello 0,9%, lo 0,4% in meno di quanto stimato a novembre. Andrà meglio nell’intera Ue con un +1,1%, comunque meno del +1,5% previsto sei mesi fa.
«La nostra economia sta dando prova di resilienza in mezzo a forti tensioni commerciali e all’aumento dell’incertezza globale», spiega il commissario all’Economia Valdis Dombrovskis. «L’Europa dovrebbe rispondere rimuovendo le barriere nel mercato unico per rendere la domanda interna un motore ancora più importante».
Mercoledì 21 maggio la Commissione presenterà un progetto per eliminare gli ostacoli al libero commercio tra Stati, mentre per accelerare sulla crescita bisognerà aspettare il 2026, anche se sempre a un ritmo più lento del previsto.
Per l’anno prossimo Bruxelles ha tagliato il pil dell’Ue all’1,5% (dal +1,8%) e all’1,4% nell’Eurozona (dal +1,6%). Pesano i dazi, che tuttavia freneranno più gli Usa. Dove «la crescita cumulativa nel 2025 e nel 2026 dovrebbe essere inferiore di circa l’1% rispetto a un contesto senza tariffe», rivela il commissario lettone. «Mentre l’Ue potrebbe subire un impatto solo dello 0,2%».
Anche per l’Italia saranno anni complicati nonostante la spinta della domanda interna e del Recovery Fund. Così la Commissione ha ridotto le stime sul pil italiano dall’1% allo 0,7% nel 2025 e dall’1,2% allo 0,9% nel 2026. Le buone notizie arrivano dal deficit, che dovrebbe scendere al 3,3% del pil nel 2025 (era al 3,4% nel 2024) e al 2,9% nel 2026, rientrando nei parametri europei.
Ma l’indebitamento salirà per gli strascichi del Superbonus fino ad arrivare nel 2026 al 138,2% del pil dal 135,3% del 2024. Il debito si alzerà anche in Germania (dovrebbe toccare il 64,7% nel 2026 dal precedente 62,8%) per uscire da una recessione durata due anni. Berlino però dovrebbe finire l’anno in stagnazione (prima la Commissione stimava un +0,7%), ma dal 2026 il pil tornerà ad aumentare più che in Italia (+1,1%).
La frenata della crescita avrà ripercussioni sui conti pubblici di tutto il continente. Nell’Eurozona il rapporto debito/pil è visto all’89,9% (+0,3%) nel 2025 e al 91% (+1%) nel 2026. La Grecia resta la nazione con l’indebitamento più alto (146,6%), seguita da Italia (136,7%) e Francia (116%).
Per investire nella difesa senza appesantire i bilanci i governi potranno alzare la spesa militare dell’1,5% del pil ogni anno senza rischiare una procedura d’infrazione (16 Paesi hanno già accettato). Il 19 maggio, inoltre, gli ambasciatori hanno raggiunto un accordo di massima sui 150 miliardi di prestiti Ue (Safe) per i progetti comuni nella difesa.
Si tratta comunque di maggior debito ma Dombrovskis non teme il giudizio negativo delle agenzie di rating, nemmeno ora che Moody’s ha declassato gli Usa proprio per le prospettive negative sui conti pubblici. «La flessibilità è temporanea (quattro anni) e il calo del debito sarebbe solo ritardato anziché ostacolato», spiega il commissario.
Senza dimenticare che gli investimenti nella difesa spingeranno la crescita, con risvolti positivi sull’indebitamento. «Un aumento lineare fino all’1,5% farebbe salire il pil dell’Ue di circa lo 0,5% nel 2028», chiarisce il commissario.
La lotta all’inflazione invece sembra vinta: quest’anno nell’Eurozona dovrebbe rallentare al 2,1% e nel 2026 all’1,7%. «I prezzi stanno diminuendo più rapidamente del previsto», spiega Dombrovskis. «Ma i rischi per le prospettive rimangono inclinati verso il basso, quindi l’Ue deve intraprendere un’azione per rilanciare la competitività». (riproduzione riservata)