Francia, Italia, Spagna, Paesi Bassi e Lituania puntano il dito contro la Cina. Il 25 maggio i cinque Stati membri hanno scritto una lettera alla Commissione Europea per chiederle di rafforzare le difese contro la concorrenza sleale e di migliorare la collaborazione con chi condivide gli stessi principi. «Il sistema commerciale multilaterale, storicamente basato regole comuni, è oggi minacciato da una serie di attori e dall’aumento delle pratiche sleali», si legge nel documento.
«Alcuni dei principali partner dell’Ue stanno rompendo questo quadro imponendo nuove barriere o contribuendo a una sovraccapacità sistemica e strutturale. Questa situazione ha avuto un impatto diretto sull’industria europea ed è responsabilità dell’Unione ripristinare la parità di condizioni. Pur apprezzando i progressi sostanziali già compiuti negli ultimi anni, riteniamo che vi sia ancora margine di miglioramento».
Italia, Francia, Spagna, Olanda e Lituania hanno scritto a Bruxelles in vista della riunione sulla Cina, prevista venerdì 29 maggio. E nel non-paper hanno inserito una serie di proposte per contrastare le pratiche sleali di Pechino, mai menzionata nella lettera ma che - con gli aiuti di Stato - permette alle sue aziende di inondare il mercato europeo con merci a prezzi stracciati. L’Europa insomma rischia la deindustrializzazione e, per impedirlo, andrebbero concesse più risorse alla Dg Trade per accelerare e aumentare le indagini anti-dumping e i ricorsi all’Omc.
Bruxelles dovrebbe anche intervenire con più rapidità e ampiezza per proteggere le catene del valore europee. Nel medio termine, invece, andrebbero rafforzate le norme anti-elusione dei dazi. Tariffe che in alcuni casi sarebbero dovute essere «notevolmente» più alte per contrastare meglio le pratiche sleali. Anche il concetto di «sicurezza economica» va rivisto e ampliato perché le valutazioni dell’Ue sulle misure commerciali non devono limitarsi all’impatto economico immediato: dovrebbero tenere conto anche della necessità di preservare le filiere strategiche, le capacità industriali critiche e l’autonomia produttiva.
Dai cinque Stati membri sono arrivate anche proposte di lungo periodo per preservare la competitività dell’Ue. Bruxelles dovrebbe dotarsi di nuovi mezzi contro le multinazionali che delocalizzano per aggirare i dazi europei, e dovrebbe applicare le tariffe direttamente sulle singole aziende e non solo sui Paesi e le merci. Andrebbe creato anche un nuovo «strumento di resilienza» europeo da attivare in caso di forti dipendenze esterne o gravi distorsioni non contrastabili con le norme esistenti. In caso contrario l’Ue «rischia di perdere capacità industriali critiche e settori strategici». (riproduzione riservata)