L’Unione Europea si trova stretta tra due fronti strategici: la guerra in Ucraina e le tensioni energetiche globali. E mentre alcuni leader europei iniziano a parlare apertamente di negoziati con Mosca, da Bruxelles arriva il messaggio opposto sul piano energetico: niente ritorno al gas russo.
«Non ripeteremo gli stessi errori del passato. Non importeremo nemmeno una molecola di energia dalla Russia in futuro», ha dichiarato il commissario europeo all’Energia, Dan Jørgensen, in vista della riunione tra i responsabili dell’energia di lunedì 16 a Bruxelles. Dopo aver trasformato in legge il divieto sulle importazioni di gas, Bruxelles intende ora proporre anche uno stop completo al petrolio russo, superando le deroghe ancora concesse ad alcuni Paesi.
La crisi attuale - ha aggiunto il commissario - non riguarda tanto la sicurezza degli approvvigionamenti quanto i prezzi: l’Europa non dipende più in modo critico dal Medio Oriente per gas e petrolio, ma l’escalation militare sta facendo impennare i mercati. Per questo la Commissione sta preparando misure di emergenza a breve termine per sostenere gli Stati membri.
Ma l’unità europea è sempre più fragile. Il premier belga Bart De Wever ha chiesto apertamente che l’Unione ottenga un mandato per negoziare con Mosca una soluzione alla guerra in Ucraina. Secondo De Wever, senza il pieno sostegno degli Stati Uniti l’Europa non ha gli strumenti per piegare economicamente la Russia o per ribaltare militarmente la situazione sul campo. «Rimane una sola soluzione: raggiungere un accordo con la Russia», ha dichiarato.
Il timore, ha aggiunto, è che senza una presenza europea al tavolo delle trattative gli Stati Uniti possano spingere l’Ucraina ad accettare un compromesso sfavorevole. Una posizione che si scontra con quella della diplomazia europea guidata da Kaja Kallas, secondo cui l’Unione dovrebbe invece mantenere richieste “massimaliste” nei confronti del Cremlino prima di aprire un negoziato con Vladimir Putin.
Le tensioni, però, sono visibili anche all’interno del governo italiano. Il vicepremier Matteo Salvini ha invitato l’Europa a valutare «scelte pragmatiche», prendendo esempio dagli Stati Uniti (Trump ha concesso una licenza temporanea di 30 giorni per sbloccare l’export di petrolio russo) e riflettendo su un possibile allentamento delle sanzioni sul petrolio russo per contenere l’aumento dei prezzi energetici. Posizione respinta immediatamente dall’altro vicepremier, Antonio Tajani, che ha ribadito la linea ufficiale dell’esecutivo: le sanzioni devono essere mantenute per spingere Mosca verso un cessate il fuoco.
Secondo stime degli analisti, l’impennata dei prezzi petroliferi sta già garantendo a Mosca fino a 150 milioni di dollari di entrate aggiuntive al giorno. Dopo la chiusura dello stretto, la Russia avrebbe incassato oltre 1,3 miliardi di dollari extra dall’export di greggio. Il presidente del Consiglio europeo António Costa ha definito la decisione americana «molto preoccupante» perché rischia di rafforzare le risorse finanziarie della Russia nella guerra contro l’Ucraina. Critiche analoghe sono arrivate dal cancelliere tedesco Friedrich Merz e dal presidente francese Emmanuel Macron. (riproduzione riservata)