«La Commissione ha capito che la stabilità finanziaria non può essere l’unico criterio guida della politica bancaria europea. Certo, la lezione delle crisi dei mutui subprime e del debito sovrano non va dimenticata, ma ora gli istituti dell’Ue sono più solidi e patrimonializzati. Quindi possiamo adottare regole prudenziali e di vigilanza meno rigide per rilanciare la competitività del settore e allo stesso tempo l’economia europea».
L’eurodeputato di FdI, Giovanni Crosetto, spera davvero che Bruxelles faccia seguire alle parole i fatti. Dopo aver lanciato una consultazione pubblica a febbraio, il 17 luglio la Commissione presenterà un rapporto sul sistema bancario, anticipato da MF-Milano Finanza, in vista di una riforma più ampia (una proposta legislativa è attesa a marzo).
L’obiettivo è colmare il gap con gli Usa grazie a minori requisiti prudenziali, una garanzia unica sui depositi e a regole che evitino l’eccessiva esposizione sui titoli di Stato. Suggerimenti sono arrivati anche dai conservatori (Ecr), che hanno consegnato un apposito position paper alla commissaria Maria Luís Albuquerque, capo della Dg Fisma responsabile della riforma.
«Nel rapporto della Commissione e nel nostro ci sono due punti chiave condivisi», osserva il vice-coordinatore di Ecr nella commissione Econ del Parlamento Europeo. «All’Ue servono banche sia grandi che piccole. Queste ultime hanno bisogno di requisiti di capitale adeguati, una governance più semplice a livello fit and proper e stress test su misura per tenere conto del loro approccio non sistemico ma territoriale. Lato grandi banche, invece, ne va favorita l’espansione cross border eliminando gli ostacoli politici: solo istituti transfrontalieri possono finanziare gli investimenti in innovazione, energia e infrastrutture che ci occorrono».
Basterà questa riforma? «I presupposti ci sono», spiega Crosetto. «Nell’Ue abbiamo 12 mila miliardi di risparmi dormienti che, grazie a banche più competitive, potremo convogliare verso l’economia reale». (riproduzione riservata)