Quella appena cominciata potrebbe essere la settimana che finalmente vedrà la ripresa dei negoziati diretti i tra Russia e Ucraina se non addirittura un incontro diretto tra Putin e Zelensky? L’ipotesi, resta remota e, in realtà non c’è nessuna prospettiva concreta di pace all’orizzonte, anche perché le due posizioni restano ancora troppo distanti. Il Cremlino ha infatti fatto sapere di voler respinge ogni «ultimatum» su un cessate il fuoco in Ucraina entro la giornata del 12 maggio.
A dirlo è stato il portavoce Dmitry Peskov citato dall’agenzia Ria Novosti. Secondo Peskov, «il linguaggio degli ultimatum non è accettabile per la Russia, non è appropriato, non si può parlare alla Russia in questo modo», ha detto riferendosi alle dichiarazioni dei leader dei Volenterosi ( (Francia, Germania, Gran Bretagna e Polonia) che hanno minacciato nuove sanzioni contro Mosca, nel caso in cui la proposta di un cessate il fuoco di 30 giorni non venisse accettata.
«Sosteniamo tutti gli sforzi che favoriscono la pace e speriamo che le parti interessate continuino a risolvere la questione attraverso il dialogo e il negoziato», ha detto il portavoce del ministero degli Esteri cinese Lin Jian in un briefing il 12 maggio.
Lo stesso Zelensky ha dichiarato di attendersi che la Russia cessi il fuoco a partire da oggi e che attenderà «personalmente» il leader del Cremlino in Turchia giovedì prossimo, 15 maggio. «Ci aspettiamo un cessate il fuoco da domani (oggi per chi legge, ndr), completo e duraturo, che fornisca la base necessaria per la diplomazia». Ha scritto su Telegram il leader di Kiev.
«Non ha senso prolungare gli omicidi. Aspetterò Putin giovedì in Turchia. Personalmente. Spero che questa volta i russi non cerchino scuse per non farlo», ha aggiunto Zelensky che ha rilanciato in questo modo la proposta fatta il 10 maggio dall’Ucraina assieme ai principali paesi della cosiddetta coalizione dei Volenterosi (Francia, Germania, Gran Bretagna e Polonia), del varo di un cessate il fuoco di 30 giorni senza alcuna condizione. In caso di rifiuto, gli alleati dell’Ucraina intendono inasprire le sanzioni contro la Mosca.
L’accettazione o meno della tregua come prerequisito per i negoziati diventa, quindi, la prova imposta da Kiev e dall’Europa per capire quali siano le reali intenzioni di Putin, e anche quelle di Trump.
Intanto è già avvenuto il primo contatto telefonico tra il Papa e Zelensky. «Ho parlato con Leone XIV. È stata la nostra prima conversazione, ma molto cordiale e davvero concreta», ha fatto sapere su Telegram il presidente ucraino che ha invitato il pontefice a «una visita apostolica in Ucraina» che «darebbe una speranza concreta a tutti i fedeli, a tutto il nostro popolo. Abbiamo convenuto di rimanere in contatto e di pianificare un incontro personale nel prossimo futuro».
«L’ho informato dell’accordo raggiunto dall’Ucraina e dai nostri partner secondo cui da oggi deve iniziare un cessate il fuoco completo e incondizionato per almeno 30 giorni, e ho ribadito la nostra disponibilità a proseguire i negoziati in qualsiasi formato, compresi i colloqui diretti, come abbiamo più volte sottolineato. L’Ucraina vuole porre fine a questa guerra e sta facendo tutto il possibile per raggiungere questo obiettivo. Attendiamo passi concreti da parte della Russia», ha scritto il presidente ucraino.
Stando a quanto si apprende fonti diplomatiche, la Commissione Europea ha presentato modifiche al pacchetto di sanzioni contro la Russia a seguito delle osservazioni degli Stati membri. La presidenza polacca di turno della Ue, dal canto suo, ha collaborato con gli Stati membri negli ultimi giorni per migliorare il pacchetto: ad esempio, sono state aggiunte altre navi della flotta ombra, che ora ammontano a quasi 200.
La maggior parte della delegazione sostiene la proposta e alcuni hanno chiesto un po’ di tempo extra per concludere un’ulteriore analisi. In ogni caso, se si avrà esito positivo, l’accordo è previsto per mercoledì 14 maggio, confermano altre fonti diplomatiche. Oltre a questo pacchetto, la presidenza sta lavorando a pieno ritmo, con atti giuridici distinti, anche ad altre sanzioni relative alle attività ibride della Russia, alle violazioni dei diritti umani e all’uso di armi chimiche. (riproduzione riservata)