Se non sarà possibile porre fine alla guerra in Ucraina, «gli Stati Uniti dovranno abbandonare i loro sforzi e andare avanti» e «dobbiamo stabilirlo molto rapidamente, e parlo di pochi giorni». Lo ha detto nella mattinata del 18 aprile alla stampa il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, prima di lasciare Parigi dove, insieme all’inviato Usa per il Medio Oriente, Steve Witkoff, ha incontrato rappresentanti di Ucraina, Francia, Regno Unito e Germania.
Il 17 aprile Rubio ha anche avuto un colloquio telefonico con il suo omologo russo, Sergey Lavrov. A Parigi, ha detto Rubio, gli Stati Uniti hanno «iniziato a discutere linee guida più specifiche su quello che potrebbe essere necessario per porre fine alla guerra» e se questa sia una guerra possa essere risolta o meno. «Se non sarà possibile porre fine, se saremo così distanti che questo non accadrà, allora penso che il presidente sia probabilmente arrivato al punto di dire che abbiamo finito».
Insomma, il presidente Donald Trump è ancora interessato a un accordo, «ma ha molte altre priorità in tutto il mondo» ed è «disposto a voltare pagina se non ci saranno segnali di progresso».
«Non è la nostra guerra. Non l’abbiamo iniziata noi. Gli Stati Uniti hanno aiutato l’Ucraina negli ultimi tre anni e vogliamo che finisca, ma non è la nostra guerra», ha aggiunto, sottolineando che «il Presidente ha trascorso 87 giorni al vertice di questo governo, impegnandosi ripetutamente per porre fine a questa guerra. Ora stiamo raggiungendo un punto in cui dobbiamo decidere e stabilire se sia possibile o meno. Ecco perché stiamo coinvolgendo entrambe le parti».
Dopo l’incontro di Parigi, la coalizione di ‘volenterosi’ (composta da una trentina di Paesi alleati di Kiev, che lavorano in particolare per creare una forza di peacekeeping) guarda già all’incontro della prossima settimana a Londra, in un momento in cui i negoziati per il cessate il fuoco avviati da Donald Trump sono, però, in stallo mentre gli europei cercano di far sentire la propria voce verso «una pace giusta e duratura», ha dichiarato il capo della diplomazia francese Jean-Noel Barrot. Il cessate il fuoco tra Ucraina e Russia dovrebbe «basarsi sulla linea di contatto così com’è», tenendo conto dei territori ucraini «occupati dalla Russia», ha affermato Parigi.
Da Kiev, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha accusato l’inviato statunitense Steve Witkoff, anche lui nella capitale francese con Marco Rubio, di aver «adottato la strategia russa» diffondendo le «narrazioni» del Cremlino. Mosca, da parte sua, continua ad accusare gli europei di voler «proseguire la guerra» e ha affermato che «molti Paesi» stanno cercando di «interrompere» il dialogo bilaterale tra il Cremlino e la Casa Bianca.
Dal canto suo, Trump, accogliendo alla Casa Bianca la premier Giorgia Meloni il 17 aprile, è tornato a criticare il presidente ucraino: «Io non è che ritengo Zelensky responsabile, ma come sapete la Russia è molto più grande come forza militare, e, se si è intelligenti, non ci si fa coinvolgere in guerre che poi non si possono gestire. Zelensky non ha fatto un buon lavoro, non sono un suo grande fan». Nello Studio Ovale con Meloni, Trump ha lodato l’idea di una missione di pace, «sono sempre positive», e ha annunciato che il 24 aprile è prevista la firma dell’accordo con Kiev sui minerali e le terre rare. (riproduzione riservata)