La Commissione accelera sul prestito da 90 miliardi all’Ucraina. Dopo l’intesa raggiunta dai governi nel Consiglio Europeo di dicembre, il 14 gennaio Bruxelles ha approvato la proposta legislativa che consentirà di sostenere Kiev fino al 2027. «Il conflitto sta per entrare nel suo quinto anno e la Russia continua a non cercare la pace, anzi intensifica gli attacchi», ricorda la presidente Ursula von der Leyen. «L’Ucraina dovrà trovarsi in una posizione di forza per mettere fine alla guerra, quindi abbiamo deciso di coprire il suo fabbisogno civile e militare per i prossimi due anni».
La Commissione spera di avviare i pagamenti già ad aprile, quando le casse ucraine saranno vuote, ma prima avrà bisogno del rapido via liberà di Consiglio e Parlamento Europeo. I fondi per Kiev arriveranno dal debito comune, rimasto l’unica opzione dopo lo stallo sull’uso degli asset russi. Il Belgio si è sempre opposto perché custodiva la maggior parte (185 su 210 miliardi) dei beni congelati e temeva ritorsioni legali da parte di Mosca. Preoccupazione rimasta intatta nonostante le robuste garanzie promesse dalla Commissione.
Così Bruxelles ha preferito non forzare e, grazie alla regia della premier Giorgia Meloni, ha optato per il piano B: il ricorso al debito comune garantito dai margini del bilancio europeo. L’Ucraina lo riceverà in due tranches annue da 45 miliardi e potrà usare circa 60 miliardi per rafforzare la difesa e l’industria militare, che dovrà essere sempre più integrata in quella europea. I restanti 30 miliardi serviranno invece per soddisfare il fabbisogno statale e si aggiungeranno ai 193 miliardi ricevuti finora dall’Ue.
Questa volta, però, ci saranno maggiori vincoli. I fondi dovranno essere spesi seguendo il modello del prestito Safe da 150 miliardi. L’Ucraina dovrà concedere la preferenza agli Stati europei, See/Efta (Norvegia, Islanda e Liechtenstein, no la Svizzera) e a quelli con cui l’Ue ha firmato un trattato di cooperazione e difesa (finora solo il Canda). Ma se qui non troverà le armi necessarie o in caso di tempistiche eccessive, allora potrà rivolgersi ad altre nazioni.
Il presidente Volodymyr Zelensky dovrà procedere anche a una serie di riforme per modernizzare il Paese e arginare la corruzione sempre più diffusa. «Condizioni non negoziabili», spiega von der Leyen. «Conoscete i nostri principi, investimenti e riforme, anche per garantire che Kiev prosegua nel percorso di adesione all’Ue».
Per gli ucraini, invece, non sono previsti costi perché Bruxelles - oltre a emettere i bond in più tranche - si addosserà il costo degli interessi, stimati in 3-4 miliardi l’anno. A pagarli saranno in realtà i 24 Stati membri che hanno sposato il progetto, approvato con il meccanismo della cooperazione rafforzata nonostante fosse richiesta l’unanimità.
Ecco perché anche Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia hanno votato a favore, ma solo dopo aver ottenuto il permesso di non partecipare al prestito. In ogni caso la Commissione potrebbe decidere di pagare gli interessi con le eventuali risorse del bilancio non spese, logica valida anche per il rimborso dei titoli collocati sul mercato.
In futuro Bruxelles non ha escluso nemmeno l’uso degli asset russi, piano A di von der Leyen e del cancelliere tedesco Friedrich Merz. I beni di Mosca rimarranno congelati finché Vladimir Putin non ripagherà i danni provocati e, fino ad allora, l’Ucraina non dovrà restituire il prestito. L’Ue lo ha concesso grazie una nuova procedura, la cooperazione rafforzata. Un meccanismo che «non dovrebbe diventare uno standard», osserva la presidente della Commissione, «anche se permetterà, in caso di bisogno, di attuare la volontà della grande maggioranza degli Stati». (riproduzione riservata)