La guerra entra in una fase decisiva e la diplomazia accelera. Il 17 e 18 febbraio Russia, Stati Uniti e Ucraina torneranno a sedersi allo stesso tavolo a Ginevra per un nuovo round di negoziati che, nelle intenzioni di Washington, potrebbe segnare una svolta entro l’estate.
Ad annunciare l’appuntamento è stato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, citato da Interfax: la delegazione russa sarà guidata dal consigliere presidenziale Vladimir Medinsky. Il precedente round si era svolto ad Abu Dhabi il 4 e 5 febbraio, con la squadra russa allora capeggiata da Igor Kostyukov.
Secondo Politico, funzionari americani ritengono probabili progressi nei prossimi colloqui. Ma sul tavolo non c’è solo il cessate il fuoco: Mosca avrebbe infatti trasmesso all’amministrazione di Donald Trump un memorandum in sette punti per un ampio accordo di cooperazione economica in vista della fine della guerra. A rivelarlo è Bloomberg.
Il cuore della proposta sarebbe il ritorno della Russia all’uso del dollaro nelle transazioni commerciali internazionali, un’inversione rispetto alla strategia di de-dollarizzazione perseguita dopo le sanzioni occidentali. Per Mosca significherebbe ampliare il mercato dei cambi e ridurre la volatilità della bilancia dei pagamenti; per Washington rafforzare ulteriormente il ruolo del biglietto verde come valuta di riserva globale.
Il documento ipotizza inoltre contratti aeronautici di lungo periodo, una possibile partecipazione statunitense nella produzione industriale russa e la creazione di joint venture nel petrolio e nel gas naturale liquido, inclusi giacimenti offshore e aree di difficile accesso, con compensazioni per le perdite subite in passato dalle aziende Usa.
Tra le proposte anche una collaborazione per promuovere i combustibili fossili come alternativa alle politiche climatiche sostenute da Cina ed Europa, oltre a cooperazioni su energia nucleare, intelligenza artificiale e materie prime strategiche come litio, rame, nichel e platino. Mosca sarebbe pronta anche a offrire condizioni preferenziali per il ritorno delle aziende americane sul mercato russo.
Secondo funzionari occidentali citati da Bloomberg, alcune proposte sembrerebbero studiate per creare fratture tra Stati Uniti e alleati europei di Kiev; altre avrebbero cifre potenzialmente elevate ma scarse probabilità di concreta attuazione. Resta inoltre improbabile un reale allontanamento di Mosca dalla Cina, divenuta partner cruciale dopo le sanzioni.
Mosca, assieme ai negoziati, prosegue anche i bombardamenti. Le truppe russe hanno attaccato uno dei porti nella regione di Odessa, sul mar Nero, con dei droni, uccidendo una persona e ferendone altre sei. L’Aeronautca militare ucraina, nel suo aggiornamento quotidiano, il 13 febbraio, ha indicato, inoltre, che l’esercito russo ha lanciato contro l’Ucraina nella notte un missile balistico Iskander-M e 154 droni.
Sul fronte politico, gli Stati Uniti starebbero aumentando la pressione su Kiev per accettare concessioni territoriali. Il The New York Times scrive che l’amministrazione Trump punta a chiudere la guerra entro l’inizio dell’estate, anche in vista delle elezioni di medio termine. Il presidente Volodymyr Zelensky ha rivelato che Washington avrebbe indicato giugno come scadenza per un accordo.
Il nodo centrale resta il controllo del Donbass, in gran parte occupato dalle forze russe dopo l’invasione su vasta scala del 2022. È qui che si gioca l’equilibrio tra pace negoziata e concessioni difficili da digerire per Kiev.(riproduzione riservata)