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Ucraina, il Cremlino non vuole le dimissioni di Zelensky: «Non sono tra le nostre richieste»

di Giusy Iorlano
23 aprile 2025, 20:15

Il presidente Usa torna ad attaccare il presidente ucraino: le sue parole sulla Crimea ostacolano la pace. Ipotesi bilaterale Trump-Zelensky a Roma

Le dimissioni di Volodymyr Zelensky non sono tra le richieste della Russia all'Ucraina, ma qualsiasi documento da lui firmato può essere contestato per la sua illegittimità. Lo dice il portavoce del Cremlino, Dmytry Peskov, secondo quanto riporta Ria Novosti.

Intanto il presidente Donald Trump torna a puntare il dito contro il premier ucraino accusandolo di «prolungare il campo di sterminio» dopo che quest’ultimo si è opposto alla cessione della Crimea alla Russia come parte di un possibile piano di pace.

Osservazione che contribuisce ad alimentare il clima di tensione in un contesto in cui domani, giovedì 24 aprile, sono previsti dei colloqui a Londra tra funzionari statunitensi, europei e ucraini per quanto riguarda la pace e la possibile cessione del territorio alla Russia: «Non c’è nulla di cui parlare, è la nostra terra. La terra del popolo ucraino», ha affermato Zelensky. Con un post pubblicato sul suo social Truth, Trump ha dichiarato che «questa affermazione è molto dannosa per i negoziati di pace con la Russia, dato che la Crimea è stata persa anni fa sotto gli auspici del presidente Obama e non è nemmeno un punto di discussione», scrive il tycoon nel post aggiungendo che «nessuno chiede a Zelensky di riconoscere la Crimea come territorio russo, ma se la vuole perché non hanno combattuto per ottenerla undici anni fa, quando è stata consegnata alla Russia senza sparare un colpo?».

Trump a Roma: si valuta bilaterale con Zelensky e altri leader

Il presidente americano Donald Trump porta, intanto, con sè nel viaggio che terrà a Roma in occasione del funerale di Papa Francesco anche il dossier sull’Ucraina. Secondo fonti ben informate il presidente americano potrebbe utilizzare questa occasione per avere degli incontri proprio sul tema della guerra. In agenda potrebbero esserci incontri proprio con Ucraina, Gran Bretagna e Francia per discutere proprio del conflitto tra Mosca e Kiev. E non si escludono altri bilaterali. Venerdì 25 aprile, nei piani Usa, l’inviato americano Steve Witkoff dovrebbe tornare a Mosca per discutere con il presidente russo Vladimir Putin i termini di un accordo per un cessate il fuoco che, sempre nei piani Usa, potrebbe partire dal 1 maggio. Ed essere preceduto dall’annuncio del presidente americano. A chiedere un incontro con Trump a Roma è stato lo stesso Zelensky. Trump potrebbe vedere, oltre al presidente ucraino, anche il primo ministro britannico Starmer e il presidente francese Macron. Non si esclude che i colloqui informali possano tenersi a villa Taverna. Nella trasferta del presidente Trump nella Capitale, invece, non dovrebbe essere trattato il capitolo dazi. Nella missione a Washington Giorgia Meloni ha ottenuto da Trump il via libera a una visita a Roma. La Capitale potrebbe essere sede negoziale ma i tempi non sarebbero strettamente brevi, prima ci dovrebbe essere un confronto tra Unione europea e Stati Uniti, poi il presidente americano potrebbe suggellare l’eventuale intesa.

«Spetta all'Ucraina decidere le condizioni per una pace giusta e duratura. Niente può essere deciso senza l’Ucraina e senza l’Ue», la posizione di Bruxelles. Il vicepresidente statunitense Vance ha chiesto a Mosca e Kiev di raggiungere un accordo, se non vogliono che gli Stati Uniti «se ne vadano». La visita a Roma di Trump potrebbe quindi essere uno snodo importante sulle trattative in corso. (riproduzione riservata)



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