Tra le tante opportunità che si stanno delineando sui mercati, che guardano già oltre la pandemia, quelle all'interno del settore delle piccole medio imprese sono sicuramente tra le più valide. Difatti, molti investitori sono convinti che il tessuto delle small cap e la flessibilità di queste aziende le renderà non solo le prime beneficiarie della ripresa post-Covid, ma addirittura le assolute protagoniste della crescita attesa. Tra queste realtà, identificare quelle che operano su mercati destinati anch'essi a crescere nei prossimi anni potrebbe confluire un ulteriore valore aggiunto per cogliere una ancora maggiore performance. Tra le small e le mid-cap, quelle "made in Svizzera", pur non essendo magari note ai più, potrebbero rappresentare una ghiotta opportunità da non lasciarsi sfuggire.
“Prevediamo una solida ripresa macroeconomica nel 2021-22 con una crescita del pil globale del 6-7%, che farà aumentare la domanda per numerose industrie, e il fatto che questo sia accompagnato da un aumento dei costi delle materie prime non è una sorpresa. I prezzi di materiali chiave come petrolio, alluminio, acciaio, rame e altri sono aumentati del 30-40% o più dai loro minimi”, evidenziano da Ubs. Gli investitori, secondo la banca elvetica, sono sempre più concentrati su aziende con il potenziale per traslare l’aumento dei prezzi su altri fattori, continuando così a generare una certa redditività indipendentemente dall’aumento dei materiali di base. Per questo, gli analisti di Ubs hanno classificato e scelto le aziende svizzere di medio-piccole dimensioni con un “power pricing” robusto, identificando alcuni nomi che operano nei mercati finali dove l’implementazione di significativi aumenti di prezzo potrebbe essere più impegnativa.
In generale, molte aziende svizzere di piccola e media capitalizzazione hanno posizioni di leader a livello mondiale, il che supporta il trasferimento dell’aumento dei costi di input ai clienti. “Riteniamo che gli indicatori chiave di un forte potere di determinazione dei prezzi siano diversi, in primis il valore aggiunto dei prodotti, molto spesso riflesso nei margini lordi, così come i livelli di innovazione, essendo più facile incorporare gli aumenti dei prezzi nei prodotti che non hanno sul mercato un valido sostituto”, sottolineano gli strategist. Anche le quote di mercato in un contesto competitivo rivestono un ruolo chiave secondo gli analisti, “essendo più facile trasferire gli aumenti di prezzo se i costi di trasferimento per i clienti sono elevati”, così come la redditività in tutta la catena di approvvigionamento, dato che quando i clienti godono di un'elevata redditività, gli aumenti di prezzo sono spesso più facili da eseguire.
Infine, la crescita generale del mercato finale è “essenziale, poiché gli aumenti dei prezzi sono più facili da attuare per i clienti in mercati finali in crescita che in mercati stagnanti, dove magari la crescita è possibile solo grazie all’aumento delle quote di mercato”, argomentano da Ubs. Le azioni in cui si Ubs ha intravisto il potenziale per l’applicazione di questi criteri sono diversi, e includono nomi in altrettanto differenti settori. Ad esempio, Aryzta e Barry Callebaut, attive nell’alimentare, e Datwyler Holdin, azienda di confezionamento (tutte buy) sono tre nomi su cui vale la pena puntare, e che potrebbero beneficiare dello sviluppo dei rispettivi mercati. Meglio evitare, secondo Ubs, Emmi Ag, produttrice di latte, e Ems-Chemie, dell’industria chimica, valutate entrambe sell. Sempre buy, invece, Gurit, Interroll Group, Komax, SIG Combibloc Group, Sulzer e Vat Group. (riproduzione riservata)