La crescita dell'inflazione, che in Eurozona a maggio è salita al 2% e secondo gli economisti di Ing potrebbe avvicinarsi al 3% nella seconda metà dell'anno, continua a mettere sotto pressione i rendimenti reali dei titoli di stato. Negli Stati Uniti la crescita dei prezzi è ancora più marcata tanto che ad aprile la lettura è salita del 4,2% su base annua, complici i sussidi all'occupazione e la maxi-spesa di Biden da 6 mila miliardi. Come se non bastasse, il dollaro continua a perdere terreno rispetto alle altre monete, anche se venerdì il cross tra l'euro e il biglietto verde si è riportato sotto la soglia psicologica di 1,22. Insomma, è la tempesta perfetta per sostenere i prezzi dell'oro.
Infatti al momento il metallo prezioso è ai massimi dallo scorso luglio e ha registrato una crescita del 7% rispetto a gennaio. Dopo il crollo di oltre il 2% di giovedì, venerdì ha recuperato quasi l'1% riportandosi poco sotto la resistenza di 1.900 dollari l'oncia. Nel breve termine le prospettive rimangono positive a detta della banca d'affari svizzera, specialmente considerando le dichiarazioni del Segretario del Tesoro, Janet Yellen, secondo cui la crescita dei prezzi potrebbe persistere fino a fine anno. In settimana il presidente della Fed di Philadelphia, Patrick Harker, ha previsto che l'inflazione negli States potrebbe anche superare il 3% nel 2021. Se così fosse, per proteggersi dalla volatilità dei prezzi gli investitori potrebbero puntare sul bene di rifugio per eccellenza: l'oro, per l'appunto.
Tuttavia, ha continuato Ubs, la tendenza rialzista del metallo non è destinata a durare nel lungo termine. La banca d'affari ha calcolato che, considerando il rendimento dei bond indicizzati (Tips) intorno al -0,8% (giovedì era a -0,79%) e l'indice Vix sulla volatilità a 17 punti, l'oro dovrebbe aggirarsi intorno a 1.795 dollari l'oncia. Affinché i prezzi siano sostenuti intorno alla resistenza di 1.900, i tassi reali di interesse dovrebbero scendere nell'intervallo tra -1,0% e 1,2%. Eventualità "poco sostenibile", che presupporrebbe una crescita dell'inflazione oltre le attese e una mancata reazione da parte della Fed. "In effetti", hanno spiegato gli esperti, "anche Yellen ha suggerito che l'inflazione potrebbe continuare a crescere, ma sarà solo temporanea".
Per questo anche gli influssi di liquidità negli Etf con oro sottostante, che al momento stanno incorporando la flessione dei tassi reali, diminuiranno col rallentamento delle spinte inflazionistiche e col rafforzamento del dollaro. Per questo, ha concluso Ubs, nei prossimi 12 mesi l'oro potrebbe scendere a 1.600 dollari l'oncia. (riproduzione riservata)