Nei prezzi degli immobili residenziali le grandi città europee sono sempre più a rischio bolle, ma Milano riesce a tenersi fuori dalla tendenza e a mantenere valutazioni eque. Lo rivela il Global real estate bubble index 2020 del chief investment office di Ubs global wealth management, lo studio annuale che valute la possibilità di bolle immobiliari in 25 tra le principali città del mondo.
La fotografia che emerge dallo studio è chiara: le sovravalutazioni del mattone si concentrano soprattutto nei centri urbani dell'Eurozona, in particolare in Francia, Germania e nei Paesi del nord. Le due città più a rischio sono entrambe tedesche: Monaco e Francoforte, con valori di rischio di 2,35 e 2,26 (il limite per il pericolo bolla è fissato a 1,5). Alti anche Parigi (1,68), Amsterdam (1,52) e Zurigo (1,51). Il capoluogo lombardo appare invece come un porto sicuro: figura al 23° posto del ranking, con un valore di 0,23, rientrando così nel range "ben valutato". In media, i tassi i crescita annuali rettificati per l'inflazione hanno subito negli ultimi quattro trimestri impennate superiori al 5%: in testa ancora unna volta Monaco, Francoforte e la new entry della classifica, Varsavia.
I mercati immobiliari, secondo Ubs, sono riusciti a resistere alla crisi provocata dal Covid-19. Alla solidità del comparto hanno contribuito tre fattori. Primo, "i prezzi della abitazioni sono un indicatore economico retrospettivo": riescono quindi a riflettere una recessione solo in ritardo rispetto ad altri comparti. Secondo, gli acquirenti potenziali di immobili non hanno subito enormi perdite di reddito tali da compromettere le loro scelte di acquisto, anche grazie ai programmi di agevolazione creditizia per le imprese. Terzo, i governi hanno contribuito al settore con sussidi all'edilizia, riduzione delle tasse e sospensione dei pignoramenti.
Quanto al futuro, appare evidente che alcune soluzioni di lavoro e permanenza a casa, come l'home working e i lockdown, stanno provocando un cambiamento degli stili di vita: piuttosto che vivere in città, molte persone inizieranno a preferire hinterland, aree metropolitane e zone periferiche. Gli effetti sulla domanda di alloggi urbani potrebbero essere in questo senso negativi: "L'ascesa del telelavoro", afferma Claudio Saputelli, head of real estate di Ubs global wealth management, "mette in discussione la necessità di vivere vicino ai centri urbani. La pressione sui redditi delle famiglie fa sì che molte persone si trasferiscano in zone suburbane più accessibili". Inoltre, secondo l'esperto "le città già indebitate o economicamente più deboli dovranno rispondere a questa crisi economica con aumenti delle tasse o tagli alla spesa pubblica, nessuno dei quali è di buon auspicio per i prezzi degli immobili".
Un allarme che non dovrebbe riguardare Milano, che ha gli elementi per contrastare il trend. Paolo Federici, market head di Ubs global wealth management in Italia, lo spiega così: "Il mercato immobiliare milanese continua a essere molto resiliente e abbiamo assistito addirittura a un aumento dei prezzi dell'1,5% negli ultimi quattro trimestri". Aggiunge poi che la domanda di abitazioni in città non diminuirà, "a condizione che la ripresa economica in corso a Milano non rallenti". (riproduzione riservata)