Dopo esserci portati l'ufficio a casa, ora è la volta del contrario. L'exploit dello smart working negli ultimi due anni, dopo aver apportato profondi cambiamenti nelle abitazioni degli italiani, ora sta facendo lo stesso con i luoghi di lavoro. La trasformazione è del resto obbligata, pena il rischio di non dare risposta alle criticità cui si trovano di fronte imprese e proprietari di immobili: come riportare i lavoratori in azienda dopo due anni e passa di lavoro da remoto? E che fare dei tanti uffici rimasti vuoti, destinati ad aumentare ulteriormente in caso di fallimento del punto uno? Senza contare che spesso sono state le stesse società società a decidere di spostarsi riducendo gli spazi. Problemi importanti che si aggravano a dismisura quando si parla di uffici in periferia, , magari di grandi complessi direzionali che oggi rischiano quasi la desertificazione. Oppure quando un'impresa sceglie deliberatamente di stare fuori dal centro citttà, ma vuole essere sicura di essere attrattiva nei confronti di dipendenti vecchi e nuovi. Proprio per dare risposta a questi e a molti altri quesiti nasce l'indagine di mercato effettuata dal centro studi Sarpi Immobiliare in collaborazione con Confesercenti Milano su un campione di 700 intervistati. L'analisi è stata condotta con focus sulla città di Milano, l'unica in Italia ad avere carattere internazionale, e ad essere quindi interessata a questa nuova concezione degli uffici, in linea con le scelte delle grosse multinazionali estere. Attraverso le interviste al campione di riferimento si è andati ad individuare le nuove esigenze dei dipendenti che dopo due anni lontani dagli uffici, si aspettano degli uffici moderni e all'avanguardia. «Nel nostro settore è fondamentale studiare e analizzare il mercato immobiliare per capirne il trend, specie nei momenti di cambiamento», spiega Emanuele Barbera, presidente di Sarpi Immobiliare. «L'indagine vuole individuare le nuove esigenze dei lavoratori dopo che negli ultimi anni hanno visto uno stravolgimento nel loro modo di lavorare. In corrispondenza il mercato anche degli uffici ha subito un netto rallentamento e a due anni di distanza, i proprietari si chiedono cosa fare dei loro uffici, e anche questo dipende dai servizi i lavoratori si aspettano da un ufficio».
Per tutte queste ragioni la prima domanda riguardava proprio le aspettative dei dipendenti per rinunciare almeno in parte allo smart working e rientrare in presenza negli uffici, e ancora più per andare a lavorare in uffici con sedi esterne alla città, in zone più periferiche che possono offrire metrature maggiori. Proprio la dislocazione periferica fa sì che le esigenze si orienti verso servizi che migliorino la qualità della vita dei lavoratori, permettendo un'ottimizzazione dei tempi nel corso della giornata, come avviene in smartworking. E l'ottimizzazione non può esserci se innanzitutto si perde troppo tempo nei trasferimenti. Per questa ragione al primo posto, con il 74% di preferenze, si piatta la richiesta di un servizio navetta di collegamento, fondamentale nel caso di uffici non serviti da linee della metropolitana. Segue al secondo posto con il 68% l'esigenza di avere un ristorante interno convenzionato per i dipendenti, che possa offrire pranzi variegati a buon prezzo. Interessante anche la visione di un servizio take away, con la possibilità di ordinare il proprio cibo online per poi consumarlo in apposite aree dedicate o all'esterno all'aria aperta. Insieme al ristorante, ai primi posti con il 64% il servizio bar e di aree lounge. Proprio il lavoro da remoto ha reso più importante questo aspetto, in quanto il luogo di lavoro, meno frequentato che in passato, deve prevedere anche spazi per la socializzazione tra dipendenti, anche al di fuori delle sale riunioni. Nell'ottica di permettere al lavoratore di ottimizzare i tempi nel corso della giornata, secondo il sondaggio di Sarpi-Confesercenti un servizio che genera un aumento del benessere è la palestra interna, con un 66% di gradimento tra gli intervistati. La palestra, che può essere anche aperta agli esterni, sarà convenzionata per i dipendenti, o addirittura a uso gratuito, e quindi potrebbe offrire un doppio vantaggio, sia economico sia di gestione del tempo, sfruttando anche momenti come la pausa pranzo.
Ma la vera novità che emerge dal sondaggio è forse la richiesta di un servizio di foresteria a disposizione dei dipendenti (63% delle risposte), con possibilità di permanenza da un giorno ai 6 mesi. Il servizio tornerebbe utile non solo ai dipendenti che vengono spostati nella sede centrale e che inizialmente non hanno soluzioni abitative, ma anche a chi dovendo lavorare fino a tardi preferisca fermarsi una o più sere, o chi inviato in trasferta voglia alloggiare all'interno dell'azienda. E lo stesso vale per il supermercato interno, utile sia per le pause pranzo, sia
per fare la spesa prima del rientro a casa, senza avere la preoccupazione di doversi fermare lungo il tragitto per rincasare.
Meno richiesta invece la presenza di un plesso scolastico interno per i figli, opzionata solo dal 28% del campione, con una percentuale più bassa per ovvi motivi di composizione familiare, per asilo e nido. La scuola potrebbe essere convenzionata per i figli dei dipendenti ma ovviamente aperta anche a bambini esterni. Questo garantirebbe un servizio ottimale alle famiglie che avrebbero la comodità di avere i propri figli molto vicini, senza doversi preoccupare di andare a prendere il bambino dall'altra parte della città. La continuità di asilo e scuola elementare garantirebbe ai bambini la possibilità di stringere e mantenere le loro amicizie.
Passando infine ai servizi secondari, ma ritenuti comunque importanti, compaiono aree svago dove potersi trovare coi colleghi e praticare varie attività (ping pong, biliardino etc), un'area di consegna pacchi, dove i corriere potranno lasciare la merce in appositi armadietti con combinazione, campo da padel, e in generale spazi aperti sia nell'edificio, con possibilità di terrazze dove potersi rilassare, sia al di fuori, con aree verdi riempite di panchine e alberi che soprattutto durante la bella stagione offrano una zona di relax.
Naturalmente tutto questo risulterebbe troppo costoso e dunque insostenibile quasi tutte le aziende. Potrebbero invece diventarlo all'interno di un grande complesso direzionale, oppure se aperti anche al pubblico e non solo ai dipendenti. Diverse imprese si stanno già muovendo in questo senso, per esempio ad Assago dove, su una decina di palazzi, gli investitori hanno deciso di dedicarne uno a servizi di questo tipo, affidandone la gestione a una società ad hoc che ne ha anche rilevato la proprietà. «A breve vedremo un netto cambiamento negli uffici», conclude Barbera. «Società, fondi e privati in poco tempo sono passati da una rendita garantita da immobili affittati ad uso ufficio, ad immobili vuoti, e quindi devono pensare da subito a nuovi possibili sviluppi. Escluse le conversioni da ufficio a residenziale, con permessi e concessioni sempre più difficili da ottenere e comunque limitati nella metri quadri trasformabili, la soluzione migliore potrebbe essere appunto quella di rilanciare intere zone periferiche, attraverso la creazione di poli direzionali per ospitare importanti società con l'ambizione di seguire il trend internazionale. Pensando in grande, le linee da seguire sono quelle dettate dalle società come Amazon e Apple, con quartieri generali che diventano quasi delle isole a sé stanti, con tutte le comodità e i comfort per i dipendenti. (riproduzione riservata)