Molti anche gli elementi a testimonianza dell'apertura e del legame col territorio (in cui è insediata dal 1563). Come la posizione, nelle immediate vicinanze della stazione alta velocità di Porta Susa (così da poter raggiungere in fretta la milanese Ca' de Sass, la sede storica), contribuendo così al completamento della riqualificazione dell'area. «Ma soprattutto gli spazi di pubblico utilizzo come l'auditorium sospeso, la serra bioclimatica con bar e ristorante annessi in cima alla torre, la filiale della banca a cui si accede dal piano terra e un intero piano dell'edifico, il trentunesimo, dedicato a strutture per l'innovazione e che potrà per esempio ospitare delle start-up», aggiunge Tedesi. «In altre parole, invece, che chiuso e scarsamente trasparente è un edificio arioso e aperto a tutti, un laboratorio per la crescita. E tutto ciò in una fase in cui i clienti retail non vanno più in banca per le attività ordinarie ma solo per progettare il proprio futuro tramite mutui, investimenti, polizze».
Oltre a tutto questo comunque la nuova sede di Intesa Sanpaolo è anche un solido investimento: niente affitto, ma mezzo miliardo di euro di investimento, inclusi i 2,5 milioni per la riqualificazione del Giardino Grosa, l'area verde pubblica tra il grattacielo e il palazzo di giustizia di Torino. «Del resto perché fare diversamente?», conclude Tedesi. «La banca disponeva della liquidità necessaria e non era particolarmente esposta al settore immobiliare visto che solo il 50% degli sportelli è di proprietà. Quale miglior investimento allora considerando che, grazie ai forti risparmi derivanti dalla razionalizzazione delle sedi e al fatto che i rendimenti da locazione oggi viaggiano intorno al 7%, la spesa si ripaga in 10-15 anni?». (riproduzione riservata)