Turchia e Regno Unito hanno firmato un accordo preliminare per la vendita ad Ankara di caccia Eurofighter Typhoon, un contratto da miliardi di dollari a lungo bloccato dalle tensioni politiche tra il Paese e i suoi alleati della Nato (via libera al piano 2026-2030; 5,3 miliardi solo il prossimo anno). Negli ultimi anni la Turchia ha fatto affidamento sia sui suoi progetti nel settore della difesa sia su acquisizioni estere per potenziare la sua capacità militare. Oltre agli Eurofighter, è infatti in trattative con Washington per l'acquisto di nuovi caccia F-16 e F-35.
Il ministro della Difesa turco, Yasar Guler, durante la cerimonia di firma con il segretario alla Difesa britannico, John Healey, a Istanbul, ha dichiarato che gli accordi rafforzeranno i legami bilaterali e potenzieranno la capacità aerea dell’Alleanza Atlantica, oltre a sostenere quella di Ankara. «Accogliamo con favore questo passo positivo verso l'ingresso del nostro Paese nel club dell'Eurofighter Typhoon e vogliamo ribadire la nostra ambizione condivisa di completare il prima possibile gli accordi necessari», ha affermato Guler.
L’intesa è arrivata dopo che il Consiglio federale per la sicurezza della Germania, che nel 2023 aveva bloccato la vendita a causa delle tensioni tra la Turchia e la vicina Grecia, ha approvato la richiesta di acquisto di 40 jet Eurofighter. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, il governo britannico e il primo ministro greco, Kyriakos Mitsotakis, a quanto pare sono stati informati della decisione. L’approvazione è un segnale positivo in un contesto in cui l’Europa cerca di potenziare la sua industria della difesa dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, riducendo al contempo la dipendenza dagli Stati Uniti.
Gli Eurofighter Typhoon sono costruiti dal consorzio formato da Germania, Regno Unito, Italia e Spagna, rappresentati dalle aziende Airbus, Bae Systems e Leonardo. Si tratta di un contratto importante anche per il colosso italiano guidato da Roberto Cingolani. Gli analisti di Equita hanno, infatti, stimato che l’ordine possa valere nel complesso circa 5 miliardi di euro.
Pur non essendo prime contractor, di solito Leonardo ottiene il 36% del valore della commessa per la fornitura dell’avionica, «quindi si tratterebbe di un ordine di circa 1,8 miliardi di euro da spalmare su vari anni», ha chiarito la Sim, ritenendo che il piano industriale di Leonardo incorpori degli ordini per i velivoli Eurofighter, ma non è stato specificato né l’ammontare né le tempistiche.
Equita ha, quindi, ribadito il rating buy e il target price a 55 euro sul titolo che a Piazza Affari ha registrato in chiusura un +0,70% a 48,65 euro. Più cauta Banca Akros che, dopo una performance nell’ultimo anno del +109%, ha confermato un giudizio neutral e un prezzo obiettivo a 52 euro, pur aspettandosi conti in crescita (in pubblicazione il 30 luglio).
In particolare, la banca d’affari ha stimato per il secondo trimestre del 2025 ricavi a 4,469 miliardi di euro, in aumento del 3,9% anno su anno, un ebitda a 495 milioni (+0,8%), un ebit in crescita del 32,6% a 294 milioni, un utile netto raddoppiato a 162 milioni (+105,4%), grazie all’ottimo posizionamento di Leonardo nel business degli elicotteri e dell’elettronica per la difesa, e un indebitamento finanziario netto in miglioramento a 2,288 miliardi dai 2,819 miliardi del secondo trimestre del 2024.
Alla luce di queste stime il primo semestre dovrebbe chiudersi con ricavi a 8,628 miliardi (+8,1%), un ebitda a 846 milioni (+2,2%), un ebit a 484 milioni (+24%) e un utile netto a 540 milioni (+2,6%). Se queste previsioni fossero confermate, Leonardo sarebbe sulla buona strada per raggiungere a fine anno quasi 19 miliardi di ricavi (18,77 miliardi la stima di Akros) e un utile netto poco sopra 1 miliardo (887 milioni nel 2024) per un dividendo in aumento a 0,55 euro per azione (yield dell’1,2%). (riproduzione riservata)