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Erdogan, Recep Tayyip
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Turchia, lira in calo dopo la sconfitta di Erdogan. Agli investitori esteri 4,9 miliardi. Perché i gestori ora temono cambiamenti

01 aprile 2024, 08:40 Ultimo aggiornamento: 10:25

Alle elezioni amministrative di Istanbul e Ankara, le due maggiori città turche, vince il partito di opposizione. E il presidente Recep Tayyip Erdogan, a differenza di cinque anni fa, quando fece annullare la tornata elettorale, ammette la sconfitta. Intanto l’inflazione ha fatto perdere alla lira il 9% quest’anno e alzare i tassi al 50%. I timori di analisti e gestori e il punto di Goldman Sachs

L’opposizione vince alle elezioni amministrative in Turchia. A Istanbul e Ankara i sindaci uscenti, Ekrem Imamoglu e Mansur Yavas hanno battuto i candidati sostenuti dal presidente Recep Tayyip Erdogan che già aveva perso nelle due più grandi città alle consultazioni di cinque anni fa.

Perché scende la lira turca

La lira turca si è indebolita dopo che il partito al potere del presidente Erdogan è stato sconfitto domenica. La lira è scesa dello 0,2% a 32,4328 per dollaro alle 8 di mattina a Istanbul. La valuta ha perso il 9% quest’anno, il secondo deprezzamento più grande tra le valute dei mercati emergenti dopo il peso del Cile.

Prima del voto, gli investitori avevano espresso preoccupazione sul fatto che una perdita da parte del partito al governo potesse ispirare cambiamenti nella politica economica rispetto allo scorso anno quando la Banca centrale ha effettuato 4.150 punti complessivi di aumento dei tassi di interesse. «La sconfitta di Erdogan nelle elezioni locali non dovrebbe far deragliare la politica macro (per ora)», ha scritto Hasnain Malik, strategist di Tellimer. Se il disagio economico e in particolare l’inflazione sono in gran parte responsabili del risultato, allora «affrontare il costo della vita diventa una priorità politica, oltre che economica e questo dovrebbe sostenere la correzione della rotta politica a breve termine», ha aggiunto l’analista.

Agli investitori esteri 4,9 miliardi di dollari di bond e azioni turche

Gli investitori hanno accolto favorevolmente la svolta verso una politica monetaria più restrittiva per contenere l’inflazione, anche se incide sulle prospettive di crescita rendendo i prestiti quasi impossibili per la maggior parte delle persone. Dall’inversione di rotta della politica seguita alle elezioni presidenziali dello scorso anno, gli investitori esteri hanno acquistato 4,9 miliardi di dollari di obbligazioni e azioni turche, secondo Bloomberg. Tuttavia, molti gestori hanno mantenuto un atteggiamento cauto. Molti hanno citato le elezioni locali come un rischio, ipotizzando che un risultato deludente potrebbe indurre Erdogan a cambiare rotta.

Le riserve in valuta estera ai minini storici

«Possiamo aspettarci un periodo post-elettorale più volatile del previsto», ha scritto Emre Akcakmak, consulente di East Capital. «Quel che è peggio è che questo periodo incerto coinciderà con un livello di riserve nette in valuta estera della banca centrale ai minimi storici, sono sotto i 65 miliardi di dollari e con un nuovo picco di inflazione probabilmente superiore al 70% a maggio».

Fabio Caldato, Portfolio Manager del fondo AcomeA Strategia Dinamica Globale, spiega a milanofinanza.it che bisogna prima di tutto partire «dall’evidenza positiva di una democrazia che pare funzionare, in un paese fondamentale, nel caos geopolitico attuale: un’opposizione che vince, un capo del governo che riconosce la sconfitta. I motivi del risultato sfavorevole al partito di Erdogan sono principalmente legati all’economia: il doveroso rialzo dei tassi ha penalizzato i prestiti, riducendo la capacità di spesa e investimenti, senza per ora intaccare l’inflazione, che sfiora il 70%».

L’economia turca, prosegue Caldato, aveva dimostrato una «resilienza da libri di scuola: nonostante l’avvitamento della valuta nazionale, aziende e popolazione sembravano riuscire ad adattarsi al difficile contesto macroeconomico. Ciò era, tuttavia, favorito da una sostanziosa spinta al credito, che arrivava proprio dai vertici politici e dall’influenza impropria di Erdogan sulle decisioni della banca centrale. Una politica monetaria più ortodossa ha rotto questo fragile equilibrio, ingenerando malessere tra i cittadini votanti».

Il gestore guarda con attenzione «alla situazione socioeconomica e ai dati turchi, oltre a monitorare i movimenti della lira, ritenendo la Turchia potenzialmente interessante come investimento sulla parte obbligazionaria».

Gli analisti di Goldman Sachs restano positivi, non credono che l’esito elettorale causerà un cambiamento nelle attuali politiche monetarie e fiscali. Si aspettano infatti che la pressione sulle riserve e sulla lira diminuisca dopo il voto e che la banca centrale mantenga una politica restrittiva.

Tassi al 50%

Sede di circa un quinto degli 85 milioni di abitanti della Turchia, Istanbul è il centro economico più importante, oltre che la sede del potere politico: l'ascesa politica di Erdogan è iniziata qui, dove ha ricoperto il ruolo di sindaco negli anni '90. Le elezioni perse dal suo partito nel 2019 sono state annullate per accuse di furto di voti a seguito di una vittoria inaspettata del candidato dell’opposizione Ekrem Imamoglu. 

A marzo la discesa della lira dovuta a un’inflazione superiore alle attese ha costretto la banca centrale, alle prese con l’erosione delle riserve in valuta estera, ad aumentare i tassi di riferimento di 500 punti base, portandoli al 50%.

Erdogan ammette la sconfitta in tv

«Purtroppo non abbiamo potuto ottenere il risultato che volevamo alle elezioni», ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, durante un discorso dalla sede del suo partito Akp ad Ankara, trasmesso dalla tv di Stato Trt. Erdogan ha ammesso la sconfitta, dopo che i candidati del partito hanno perso ad Ankara, Istanbul e in tutte le maggiori città del Paese. «Se Dio vuole, continueremo il nostro percorso vincendo», ha aggiunto il presidente turco.

Ekrem Imamoglu, il sindaco di Istanbul, ha confermato: «Abbiamo vinto». Con oltre l'85% delle schede scrutinate, ha ottenuto più del 50% dei consensi, venendo riconfermato come primo cittadino e battendo quindi Murat Kurum, il candidato sostenuto dal presidente Erdogan, fermo al 40%. «La popolazione di Istanbul ci ha dato l'autorità», ha detto Imamoglu dichiarando la vittoria, durante un discorso presso la sede del Chp a Istanbul. «Avete aperto la porta per il futuro», ha aggiunto, ringraziando gli elettori e criticando »il sistema autoritario» di Recep Tayyip Erdogan. In molti quartieri di Istanbul gli elettori del maggior partito di opposizione Chp hanno festeggiato in massa la riconferma di Imamoglu come primo cittadino, dopo che aveva già vinto cinque anni fa, strappando la città sul Bosforo al movimento politico del presidente Erdogan, che la dominava da oltre vent'anni. (riproduzione riservata)



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