Primo trimestre positivo per Tsmc. Il colosso taiwanese, leader mondiale nella produzione di chip, ha registrato un incremento del 42% dei ricavi tra gennaio e marzo 2025, portando il fatturato a 839,3 miliardi di dollari taiwanesi (circa 25,6 miliardi di dollari Usa). I dati completi sul periodo gennaio-marzo saranno presentati il 17 aprile insieme alle stime per il secondo trimestre.
Quotata a Taipei, Tsmc (+12,3% il 10 aprile) ha risentito delle forti tensioni commerciali. Nel calderone dei dazi (sospesi per 90 giorni), Taiwan potrebbe subire tariffe del 32%. Il titolo di Tsmc ha perso circa il 20% dall’inizio del 2025, in linea l’indice di riferimento di Taipei.
Il risultato supera le previsioni degli esperti di Lseg, che si aspettavano ricavi pari a 835,7 miliardi di dollari taiwanesi, e rientra nella forchetta indicata da Tsmc. La società aveva fornito una guidance di 25-25,8 miliardi di dollari Usa per il primo trimestre, indicando che probabilmente il fatturato sarebbe stato nella fascia bassa della forchetta. Questo a causa di un terremoto che a gennaio ha danneggiato gli impianti, generando un impatto negativo di 161 milioni di dollari sulle operazioni.
Il boom dell’intelligenza artificiale continua a giocare un ruolo chiave nei risultati di Tsmc, compensando il rallentamento della domanda di chip per dispositivi elettronici di consumo come tablet e smartphone. Tra i principali clienti dell’azienda figurano giganti come Apple e Nvidia, che investono pesantemente sull’AI.
Tsmc ha da poco annunciato un piano di investimenti da 100 miliardi di dollari in quattro anni negli Stati Uniti. Il progetto prevede la costruzione di cinque nuovi impianti di produzione e beneficerà di una sovvenzione da 6,6 miliardi di dollari dal governo americano, concessa ai sensi del Chips Act, il piano di incentivi varato dall’ex presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, per spingere le società di semiconduttori a produrre negli Usa.
Donald Trump non è mai stato un fan del Chips Act e, anzi, ha più volte dichiarato di voler abolire o modificare radicalmente il programma, a suo dire troppo oneroso per le casse pubbliche. Il 9 aprile, prima di sospendere per 90 giorni i dazi imposti al resto del mondo (con l’eccezione della Cina), il tycoon ha minacciato il gruppo taiwanese: se non rispetterà gli impegni, costruendo i nuovi impianti negli Usa, subirà tariffe fino al 100%.
Inoltre, secondo Reuters l’azienda rischia una sanzione molto salata – superiore a 1 miliardo di dollari – nell’ambito di un’indagine del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti. Fonti anonime hanno riferito che Tsmc avrebbe prodotto chip per la cinese Sophgo e che i prodotti sarebbero poi stati utilizzati nei processori Huawei Ascend 910B, violando le regole di controllo delle esportazioni statunitensi. Huawei, infatti, è sottoposta a numerose restrizioni sull’acquisto e l’utilizzo di tecnologie statunitensi avanzate.
Poiché le fabbriche di Tsmc a Taiwan utilizzano tecnologia americana, l’azienda deve rispettare i vincoli sulla vendita dei prodotti alle aziende cinesi stabiliti dal governo americano. sull’utilizzo di tali tecnologie per i clienti cinesi senza una licenza specifica. La società ha replicato di rispettare le normative e di non fornire chip a Huawei dal 2020. (riproduzione riservata)