Taiwan Semiconductor Manufacturing (Tsmc) batte le attese, ma resta l’incognita dei dazi di Trump. Il colosso taiwanese, che produce chip per Apple e Nvidia, ha chiuso il primo trimestre del 2025 con un utile netto in crescita del 60% a 361,56 miliardi di dollari di Taiwan (9,8 miliardi di euro), superando le attese del consenso Bloomberg a 346,76 miliardi.
I ricavi sono balzati del 42% a 839,25 miliardi di dollari di Taiwan (22,8 miliardi di euro), leggermente sopra la guidance e la stima del consenso a 834,3 miliardi, grazie alla domanda di tecnologia di intelligenza artificiale. La composizione dei ricavi per piattaforma è stata, come previsto dagli analisti, dominata dal segmento Hpc (59% delle vendite), mentre gli smartphone sono calati per via della stagionalità (29% delle vendite), con IoT e Automotive entrambi al 5%. Non ha deluso nemmeno il margine lordo, sceso di poco al 58,8% (dal 59%). Il consenso se lo aspettava al 58,1%.
Per il secondo trimestre dell’esercizio Tsmc ha previsto vendite tra 28,4 e 29,2 miliardi di dollari, con un valore medio di 28,8 miliardi (+38% su base annua), ossia un 6% sopra il consenso (27,16 miliardi di dollari), un margine lordo tra il 57% e il 59% (58,2% il consenso) e un margine operativo tra il 47% e il 49% (48% il consenso; 48,5% nel primo trimestre). Infine, la società ha confermato un capex (spese in conto capitale) tra 38 e 42 miliardi di dollari per il 2025 e ha leggermente migliorato la guidance sulle vendite in dollari per l’intero esercizio, portandola a +mid-20% da «vicino» a +mid-20%. Solo il fatturato AI è visto raddoppiare nel 2025, in linea con le indicazioni precedenti (cagr del segmento AI confermato a +40% per i prossimi cinque anni). Infine, nonostante l’incertezza e il rischio legato alle tariffe, al momento la società non vede particolari variazioni negli ordini e nelle richieste dei clienti.
Tuttavia, Tsmc è nel mirino dell’amministrazione Trump. La scorsa settimana il presidente statunitense ha minacciato di far pagare al gruppo una tassa fino al 100% se non costruirà stabilimenti negli Stati Uniti. In realtà l’azienda taiwanese ha già investito miliardi di dollari in nuovi stabilimenti all'estero. Solo il mese scorso ha annunciato un investimento di 100 miliardi di dollari negli Stati Uniti, che si aggiunge ai 65 miliardi già stanziati per tre stabilimenti in Arizona.
Non solo. Il tycoon ha rimarcato più volte il dominio di Taiwan nel settore dei semiconduttori e ha minacciato di imporre tariffe sia reciproche sia settoriali. La scorsa settimana l'amministrazione Trump ha concesso esenzioni tariffarie per alcuni prodotti tecnologici, compresi i chip, ma ha affermato che presto potrebbero dover affrontare tariffe separate, creando maggior incertezza per Tsmc e i suoi principali clienti.
Alla borsa di Taiwan proprio a causa dell’incertezza sulle politiche commerciali Usa, nonostante il boom dell'intelligenza artificiale e i 38 buy del consenso Bloomberg (3 hold e 0 sell), il titolo Tsmc ha registrato un calo dello 0,94% e del 20,4% da inizio anno. Tsmc è il principale cliente di Technoprobe, azione coperta da Banca Akros con un rating buy e un target price a 8,5 euro (-0,28% a 5,41 euro a Piazza Affari). In quanto tale, l’impatto indiretto è leggermente positivo. Sebbene il rischio tariffe resti da monitorare, per Equita (buy e target price a 7,20 euro) le indicazioni e il tono di Tsmc sono di supporto per il settore, evidenziando soprattutto come la domanda legata all’AI (35% delle vendite di Technoprobe) continui ad avere un ottimo momentum. (riproduzione riservata)