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Trump valuta un attacco mirato sull’Iran: quanto può salire il prezzo del petrolio. Goldman Sachs alza le stime su Brent e Wti
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Trump valuta un attacco mirato sull’Iran: quanto può salire il prezzo del petrolio. Goldman Sachs alza le stime su Brent e Wti

23 febbraio 2026, 10:20 Ultimo aggiornamento: 18:05

I prezzi del petrolio annullano i guadagni in attesa del nuovo round di colloqui tra Stati Uniti e Iran. Goldman Sachs mantiene la sua previsione di surplus per il 2026 a 2,3 milioni di barili al giorno, ipotizzando l'assenza di importanti interruzioni in Iran e di una pace tra Russia e Ucraina. Le nuove stime anche per il 2027

Prezzi del petrolio sulle montagne russe. Mentre Stati Uniti e Iran si preparano per un terzo round di colloqui sul nucleare, alleviando, solo in parte, i timori di un conflitto, i nuovi dazi al 15% del presidente Trump hanno creato incertezza sulla crescita globale e sulla domanda di carburante. I futures sul Brent, cresciuti il 23 febbraio fino a 72,04 dollari al barile, hanno annullato i guadagni come quelli sul Wti (-0,09% dopo un top a 67,28 dollari al barile).

Trump ha dichiarato sabato 21 febbraio che aumenterà le tariffe dal 10% al 15% sulle importazioni statunitensi provenienti da tutti i Paesi, il livello massimo consentito dalla legge, dopo che la Corte Suprema Usa ha annullato il suo precedente programma tariffario.

L'impatto dei nuovi dazi sulle quotazioni del greggio

«Le notizie sulle tariffe durante il fine settimana hanno provocato questa mattina flussi di avversione al rischio, visibili nel prezzo dell’oro e nei futures azionari statunitensi, e ciò sta pesando sul prezzo del petrolio», sottolinea Tony Sycamore, analista di IG Markets. La decisione sulle tariffe compensa le crescenti preoccupazioni per un conflitto militare tra Stati Uniti e Iran, che la scorsa settimana avevano spinto i prezzi del Brent e del Wti del 6%.

I colloqui a Ginevra tra Usa e Iran e le minacce di escalation

Iran e Stati Uniti terranno un terzo round di colloqui giovedì 26 febbraio a Ginevra, ha dichiarato domenica il ministro degli Esteri dell’Oman, Badr Albusaidi. Comunque, Trump starebbe valutando la possibilità di lanciare un attacco limitato contro l'Iran nell'immediato futuro per fare pressione su Teheran affinché accetti le sue richieste sul nucleare, secondo il New York Times. Se la Repubblica islamica continuasse a resistere, l'attacco limitato potrebbe essere seguito da un'operazione molto più ampia entro la fine dell'anno, mirata a un cambio di regime.

In riposta l'Iran ha dichiarato che qualsiasi attacco Usa sarà considerato un «atto di aggressione» e provocherà una risposta. «Il Brent incorpora almeno un premio per il rischio legato all’Iran di 10 dollari al barile, ma finché la minaccia di attacchi statunitensi incombe sugli sforzi diplomatici, con un costante monito derivante dall’armata navale radunata da Washington in Medio Oriente, è difficile immaginare un calo significativo del petrolio», ha previsto Vandana Hari di Vanda Insights.

Se nei prossimi giorni dovesse emergere un accordo diplomatico credibile tra Stati Uniti e Iran, il premio geopolitico incorporato nel petrolio potrebbe ridursi rapidamente. In questo caso «il mercato tornerebbe a concentrarsi maggiormente sui fondamentali con un probabile raffreddamento delle quotazioni dopo la fase di tensione e una flessione dei prezzi compresa tra il 5% e il 10%», ha stimato Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia.

In caso, invece, di un attacco limitato o dimostrativo per intimidire Teheran «il petrolio potrebbe reagire con un rialzo iniziale, seguito da una fase di assestamento se il mercato conclude che non si sta andando verso un conflitto regionale esteso», ha valutato Diodovich.

La variabile chiave sarebbe la risposta iraniana. Se contenuta, il mercato potrebbe riassorbire parte del movimento; se invece più aggressiva (per esempio con minacce sulle rotte marittime o azioni indirette), la volatilità sul greggio resterebbe elevata. La reazione del petrolio, a detta dell’esperto di IG, potrebbe essere un rialzo compreso tra il +2% e il +6%.

Mentre nello scenario più estremo: un attacco massiccio, un conflitto più ampio o un rischio concreto di interruzioni nello Stretto di Hormuz, il greggio potrebbe reagire con un salto di prezzo importante, perché il mercato inizierebbe a prezzare non solo il rischio geopolitico, ma una vera e propria dislocazione dell’offerta.

Il ruolo strategico dello Stretto di Hormuz

Il motivo è strutturale: Hormuz è un passaggio chiave per il petrolio globale e le alternative logistiche sono limitate o più costose. «In uno scenario simile non si muoverebbe solo il petrolio: aumenterebbe la volatilità anche su oro, valute rifugio e indici azionari, con possibili movimenti molto rapidi tra una notizia e l’altra», ha avvertito Diodovich, stimando un balzo compreso tra il +5% e il +15%.

Goldman Sachs alza le stime sul petrolio

Per Goldman Sachs il mercato petrolifero globale dovrebbe rimanere in surplus nel 2026 a 2,3 milioni di barili al giorno, assumendo che non vi siano interruzioni legate all’Iran e che via sia una pace tra Russia e Ucraina. La banca di investimento americana ha aumentato le sue previsioni per il Brent e il Wti nel quarto trimestre del 2026 di 6 dollari a 60 e 56 dollari al barile rispettivamente, citando le scorte più basse nei Paesi Ocse. Previsioni che restano 10 dollari circa al barile al di sotto dei prezzi attuali.

Tuttavia, un possibile allentamento delle sanzioni per Iran e Russia potrebbe accelerare l’accumulo di scorte e liberare una maggior offerta a lungo termine, con rischi al ribasso di 5-8 dollari sui prezzi del quarto trimestre 2026, ha precisato Goldman Sachs.

Il prezzo del Brent ha registrato un rally del 17% quest’anno a causa del rischio di un attacco statunitense all’Iran che potrebbe causare interruzioni in Medio Oriente. Ma nelle sue stime Goldman Sachs ha assunto, appunto, l’assenza di interruzioni legate all’Iran (per Barclays una potenziale interruzione dell'offerta di 1 milione di barili al giorno, pari alla metà delle esportazioni di greggio dell'Iran, per 12 mesi farebbe aumentare il petrolio di 8 dollari al barile) e ha mantenuto la sua stima di un surplus per quest’anno. Ora prevede che il 19% dell’accumulo globale stimato per quest’anno si concretizzi nelle scorte Ocse, rispetto a un’assunzione precedente del 27%, mentre circa un quarto del surplus sarà costituito da greggio russo e iraniano in mare.

Poiché le scorte «non si sono accumulate» nei centri più importanti, la banca prevede che l’Opec+ aumenterà gradualmente la produzione nel secondo trimestre di quest’anno. Dopo il probabile calo dei prezzi del petrolio quest’anno, i futures dovrebbero gradualmente riprendersi nel 2027, quando Goldman Sachs vede il Brent in media a 65 dollari al barile e il Wti a 61 dollari, poiché la domanda rimane robusta e la crescita dell’offerta rallenta (a 71 e a 67 dollari al barile, rispettivamente, nel 2028). (riproduzione riservata)



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