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La flotta navale Usa verso l'Iran
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Trump stringe l’Iran: ultimatum sul nucleare e maxi-schieramento militare Usa in Medio Oriente

di Giusy Iorlano
29 gennaio 2026, 15:29

Tra minacce di un intervento più duro, nuove possibili sanzioni Ue e risposte di sfida da Teheran, cresce il rischio di escalation regionale con potenziali effetti su sicurezza, petrolio e mercati finanziari globali

Il conto alla rovescia per un accordo sul nucleare iraniano è partito. Donald Trump torna a usare toni ultimativi nei confronti di Teheran, avvertendo che il tempo per sedersi al tavolo delle trattative «sta per scadere» e che un eventuale nuovo intervento militare sarebbe «molto peggio» di quello di giugno, quando gli Stati Uniti colpirono siti nucleari iraniani. Parole che arrivano mentre Washington sta concentrando in Medio Oriente una potenza di fuoco senza precedenti negli ultimi anni, alimentando il rischio di una nuova escalation regionale, con potenziali riflessi sui mercati energetici e finanziari globali.

Sul suo social Truth, il presidente Usa ha annunciato l’arrivo verso l’Iran di una «massiccia armada», guidata dalla portaerei Abraham Lincoln, sottolineando che si tratta di una flotta «più grande» di quella schierata in passato in Venezuela e «pronta, disposta e capace» di portare a termine la missione «con velocità e violenza, se necessario». L’obiettivo dichiarato resta quello di costringere Teheran a negoziare «un accordo giusto ed equo», che escluda in modo definitivo il possesso di armi nucleari.

Toni più cauti sono arrivati dal segretario di Stato Marco Rubio, intervenuto in audizione al Senato. Rubio ha descritto il rafforzamento militare come una mossa di autodifesa, finalizzata a proteggere personale e interessi americani da «una potenziale minaccia iraniana». Ma ha anche dipinto un Iran «più debole che mai», stretto da un’economia «al collasso» e da tensioni sociali destinate, a suo avviso, a riemergere dopo la repressione che avrebbe causato «migliaia di morti».

Sulla stessa linea il cancelliere tedesco Friedrich Merz, secondo cui «i giorni della Repubblica islamica sono contati», perché un regime non può reggersi a lungo «solo sulla violenza e sul terrore». Da Pechino anche il premier britannico Keir Starmer sostiene la linea dura del presidente statunitense, Donald Trump ha dichiarato che «la grande sfida è garantire che l’Iran non ottenga un programma nucleare», sottolineando che su questo punto «siamo tutti assolutamente d'accordo» e che Londra sta lavorando «con gli alleati». Alla domanda se le mosse di Trump siano corrette, il premier ha risposto senza esitazioni: «Siamo d'accordo: impedire all'Iran di dotarsi del nucleare è la priorità numero uno», ha concluso.

Tajani, grande convergenza Stati Ue su Pasdaran in lista terroristi

A Bruxelles, intanto, il Consiglio Affari Esteri dell’Unione Europea si prepara a discutere nuove sanzioni contro Teheran e, su proposta italiana, l’eventuale inserimento dei Guardiani della Rivoluzione nella lista Ue delle organizzazioni terroristiche. Su questo «mi pare che ci sia già un accordo politico e quindi credo che oggi (29 gennaio, ndr) assolutamente sarà approvata questa lista», ha affermato ministro degli Esteri Antonio Tajani.

La risposta iraniana è stata immediata e durissima. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha scritto su X che le forze armate hanno «il dito sul grilletto», pronte a reagire «immediatamente e con forza» a qualsiasi aggressione. Anche la missione iraniana all’Onu ha ribadito la disponibilità al dialogo «basato sul rispetto reciproco», ma avvertendo che, in caso di provocazioni, la risposta sarebbe «come mai prima d’ora». Il capo di Stato maggiore Habibollah Sayyari ha messo in guardia Washington da «errori di valutazione», ricordando che eventuali attacchi provocherebbero danni anche agli Stati Uniti, in particolare alle basi americane nella regione.

Sul piano internazionale crescono i timori per un allargamento del conflitto. La Cina, per voce del suo ambasciatore all’Onu Fu Cong, ha ammonito contro qualsiasi «avventurismo militare», invitando a evitare mosse che possano «gettare benzina sul fuoco». Un monito simile è arrivato anche da Mosca, mentre Teheran ha avvertito i Paesi arabi vicini di non concedere le proprie basi per eventuali operazioni Usa.

Intanto lo schieramento militare prende forma. Oltre al gruppo d’attacco della Abraham Lincoln, con tre cacciatorpediniere, aerei stealth F-35C e altre sei navi da guerra, sono stati individuati caccia F-15, decine di aerei cargo e rifornitori diretti in Medio Oriente. Secondo la Bbc e i dati di flightradar24, nella regione operano anche droni e aerei spia, mentre parte dei voli potrebbe trasportare sistemi aggiuntivi di difesa aerea, a protezione delle forze Usa e degli alleati del Golfo. Anche il Regno Unito ha rafforzato la presenza inviando uno squadrone di caccia Typhoon.

Sul tavolo di Trump restano diverse opzioni: colpire infrastrutture militari iraniane, i centri di potere dei pasdaran e delle milizie interne, oppure tentare un’azione di decapitazione della leadership, ipotesi considerata la più rischiosa. In un contesto già segnato da tensioni energetiche e instabilità geopolitica, ogni passo falso rischia di riflettersi rapidamente su petrolio, inflazione e mercati globali. Intanto è salito a 6.373 morti il bilancio della repressione delle proteste anti-governative in Iran, di cui 5.993 manifestanti e 53 civili non manifestanti. Sono i nuovi dati diffusi da Hrana, Human Rights Activists News Agency, con sede negli Stati Uniti, che in passato in precedenti ondate di proteste si è dimostrata accurata nelle informazioni e si avvale di una rete di attivisti nel Paese per verificare il numero dei morti. Secondo Hrana, gli arresti effettuati sono 42.486 e le persone gravemente ferite sono 11.018.(riproduzione riservata)



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