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Board Fed, Trump sceglie l’architetto dei dazi Stephen Miran come successore della dimissionaria Kugler

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Trump sceglie Miran, l’ispiratore della politica dei dazi, per coprire il posto vacante alla Fed

08 agosto 2025, 09:20 Ultimo aggiornamento: 10:57

L’attuale capo del Consiglio dei consulenti economici della Casa Bianca è l’artefice degli Accordi di Mar-a-Lago, come viene chiamato il progetto che sta ispirando la politica di Trump sulle tariffe | VIDEO - Trump nomina Miran alla Fed

Donald Trump ha scelto Stephen Miran, ora a capo del Consiglio dei consulenti economici della Casa Bianca, per ricoprire fino al 31 gennaio prosismo il posto lasciato vacante nel Consiglio dei governatori della Federal Reserve da Adriana Kugler, il cui mandato sarebbe scaduto fra sei mesi. Non è chiaro quanto tempo ci vorrà prima che Miran superi il processo di conferma del Senato. Con i senatori in pausa fino a settembre, riuscire a farlo entrare in carica prima della prossima riunione della Fed, il 16-17 settembre, richiederebbe tempi insolitamente rapidi.

Gli Accordi di Mar-a-Lago

Miran, 41 anni, laureato in economia a Boston e con un dottorato ad Harvard, è l’artefice degli Accordi di Mar-a-Lago, che in realtà non sono mai esistiti. Ma viene chiamato così il progetto da lui elaborato nel saggio A User’s Guide to Restructuring the Global Trading System, pubblicato nel novembre 2024, in cui viene in pratica esposta l’attuale politica dei dazi adottata da Trump. 

In sintesi, il piano di Miran prevede di indebolire il dollaro, collaborando con i partner commerciali degli Stati Uniti per deprezzarlo, magari intervenendo sui mercati valutari. Occorre poi ristrutturare il debito, convincendo (o costringendo) i Paesi che detengono titoli del Tesoro Usa a scambiarli con obbligazioni a lunghissimo termine (per esempio, bond a 100 anni senza interessi), riducendo così i costi di finanziamento degli Stati Uniti. Politicamente, l’accettazione di tale accordo sarebbe il prezzo per essere considerati «amici», altrimenti si rischierebbe l’ostilità di Washington. Secondo Miran, bisognerebbe usare strumenti come tariffe doganali più alte o la minaccia di ritirare garanzie di sicurezza (come la protezione militare) per spingere gli alleati a collaborare.

Le passate critiche alla Fed perché ha tagliato i tassi

L’anno scorso Miran aveva aspramente criticato la Federal Reserve, avvertendo che, tagliando i tassi di interesse dal 5,30%, il massimo degli ultimi due decenni, lo scorso settembre, la Fed rischiava di consentire a un'inflazione più elevata di radicarsi in tutta l'economia, un'argomentazione condivisa da molti esponenti della Fed quest'anno, alla luce dei segnali che l'inflazione sarebbe stata più alta del previsto. Il tutto in contraddizione con quanto dice da tempo Trump, che chiede drastici tagli ai tassi d’interesse e per questo continua ad attaccare l’attuale presidente della Fed, Jerome Powell, che si ostina a non farli.

Ma ora le circostanze sono cambiate

Un mese fa, Miran ha spiegato che la sua opposizione ai tagli dei tassi alla fine dell'anno scorso e il suo sostegno a tassi di riferimento più bassi ora, quando l'inflazione si attesta più o meno allo stesso livello dell'anno precedente, riflettono il cambiamento del panorama politico economico più ampio.

Il mix di politiche di Trump, che prevede tagli alle tasse, deregolamentazione del settore privato e aumento della produzione energetica, creerà pressioni disinflazionistiche che compenseranno eventuali aumenti temporanei dei dazi, ha affermato Miran su X: «Le politiche economiche dal lato dell'offerta del presidente Trump porteranno l'inflazione a un calo sostanziale, e così come molti non hanno compreso l'importanza delle politiche fiscali e regolamentari nel 2021-2022, oggi continuano a trascurarla». (riproduzione riservata)

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