In un clima di incertezza globale, Donald Trump tiene in bilico l’economia globale. Dopo un fine settimana di pressioni diplomatiche, il presidente statunitense ha annunciato che prorogherà fino al 9 luglio il termine per l’Unione Europea prima che vengano applicati dazi del 50%. È il frutto del colloquio telefonico avuto nel weekend con la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen.
«Abbiamo avuto una conversazione molto piacevole e ho accettato di posticipare la scadenza», ha detto Trump domenica ai giornalisti all’aeroporto di Morristown, nel New Jersey, mentre era diretto a Washington.
Poco prima la Von der Leyen aveva dichiarato in un post su X che «l’Europa è pronta a portare avanti i colloqui in modo rapido e deciso», ma che «un buon accordo» richiederà «tempo fino al 9 luglio», data in cui dovrebbe terminare la sospensione di 90 giorni dei dazi reciproci annunciata da Trump. Per l’Ue si tratta di tariffe del 20%. Con la sospensione temporanea il tasso è ridotto al 10% fino al 9 luglio.
Ma a sorpresa venerdì 23 maggio il numero uno della Casa Bianca ha minacciato di imporre dazi più elevati, addirittura al 50%, a partire dal 1° giugno, lamentandosi che «è molto difficile avere a che fare con l'Unione Europea, formata con l'obiettivo di approfittarsi degli Stati Uniti sul commercio» e sottolineando che le trattative con l'Ue «non stanno andando da nessuna parte».
La minaccia di dazi al 50% colpirebbe 321 miliardi di dollari di scambi commerciali Usa-Ue, riducendo il pil statunitense di circa lo 0,6% e facendo aumentare i prezzi di oltre lo 0,3%, secondo le stime di Bloomberg Economics. Il presidente degli Stati Uniti ha affermato di voler usare i dazi per incoraggiare le aziende a costruire impianti negli Stati Uniti anziché all’estero per produrre beni.
Tanto che lo stesso giorno in cui ha minacciato del 50% all’Ue, ha anche minacciato di imporre dazi del 25% sugli smartphone prodotti all’estero da aziende come Apple e Samsung Electronics. Ma domenica Trump ha detto di essere d’accordo con i recenti commenti del segretario al Tesoro, Scott Bessent, secondo cui gli Stati Uniti non hanno bisogno di riportare la produzione tessile all’interno dei propri confini. «Non vogliamo produrre scarpe da ginnastica e magliette, vogliamo produrre equipaggiamento militare», ha affermato, aggiungendo che vuole realizzare «grandi cose» negli Usa, citando chip, computer e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Non è facile capire capire cosa voglia ottenere Trump nei negoziati commerciali. Alcuni funzionari hanno suggerito che Ue e Usa potrebbero eliminare completamente i dazi su molti beni, ma Trump è concentrato su quelle che definisce barriere commerciali non tariffarie. La settimana scorsa l’Ue ha condiviso con gli Stati Uniti una proposta commerciale nel tentativo di rilanciare i colloqui, a quanto pare copre dazi e barriere non tariffarie, oltre a modalità per rafforzare la sicurezza economica, investimenti reciproci, acquisti strategici e cooperazione su sfide globali, secondo fonti ben informate sulla questione citate da Bloomberg. I dettagli non sono pubblici.
I futures statunitensi salgono: +0,90% quello sul Dow Jones e +1% quello sull’S&P500. Mentre il rendimento dei Treasury Usa a 30 anni scende al 5,030% e il dollaro resta debole nei confronti dell’euro che vale 1,14069 (+0,90%), il massimo da aprile. Il Bloomberg Dollar Spot Index scende dello 0,4%, avvicinandosi a un livello che non si vedeva da luglio 2023. Ha perso oltre il 7% dall’inizio del 2025. La domanda degli investitori di dollari sta diminuendo a causa dei timori legati ai dazi e alle condizioni fiscali degli Stati Uniti, alimentati dai piani di estensione dei tagli fiscali introdotti da Trump durante il suo primo mandato.
Il rinvio dei dazi all’Ue ha sostenuto sia le valute dei Paesi del G10 sia quelle dei mercati emergenti. Il dollaro australiano è salito fino a 65,37 centesimi di dollaro Usa, mentre il dollaro neozelandese ha raggiunto quota 60,32 centesimi di dollaro, i loro livelli più alti da novembre. Il dollaro di Taiwan ha raggiunto il livello più alto da inizio maggio, mentre il peso filippino ha toccato per un attimo il massimo dal 2023. (riproduzione riservata)