Gli Stati Uniti potrebbero presto ritirare dall’Europa migliaia di soldati. Si starebbe ragionando, infatti, secondo indiscrezioni, sul richiamo di circa 10 mila uomini attualmente dispiegati in Europa orientale, in particolare Polonia e Romania: circa la metà di quelle 20mila truppe che l’amministrazione Biden decise di schierare a tutela della Nato all’indomani dell’invasione russa dell’Ucraina, nel febbraio 2022.
Gli alleati europei, preoccupati, starebbero esortando gli Stati Uniti a coordinarsi su tali eventuali piani di riduzione per evitare di destabilizzare le difese della Nato, secondo quanto riferito da fonti accreditate a Bloomberg.
Attualmente si calcola siano circa 80mila i soldati americani schierati in Europa, saliti fino a 100 mila in alcuni momenti dopo l’invasione su larga scala della Russia in Ucraina. «I funzionari europei hanno accettato» il fatto che l’amministrazione del presidente Donald Trump quasi sicuramente ritirerà parte di queste truppe, «anche in alcuni dei paesi dell’Est più esposti alla minaccia russa», hanno sottolineato le fonti a Bloomberg sottolineando che ora l’obiettivo principale è quello di «mitigare l’effetto peggiore di tale cambiamento».
Una mossa, questa dell’annuncio della riduzione delle truppe che era già attesa durante il discorso del vicepresidente JD Vance alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco dello scorso febbraio. Cosa che non è avvenuta neanche quando i ministri degli Esteri della Nato hanno accolto il segretario di Stato degli Stati Uniti Marco Rubio presso la sede dell’alleanza la scorsa settimana.
Il messaggio principale per gli Stati Uniti, hanno detto alcuni diplomatici a Bloomberg, è che gli alleati europei hanno bisogno di tempo per prepararsi ad una ridotta presenza americana. Ma nessun commento è ancora arrivato dalla Casa Bianca e il Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti.
La velocità di un eventuale ritiro degli Stati Uniti potrebbe essere, infatti, un fattore importante nella vulnerabilità dell’Europa. Il continente rimane fortemente dipendente dalla leadership militare di Washington e si sta ancora ragionando sul riarmo europeo, in particolare non c’è ancora accordo su come finanziare l’aumento della spesa militare.
Nel frattempo, i funzionari europei continuano a fare pressione su Washington per convincere dei benefici della presenza militare statunitense nel Vecchio continente.
Funzionari statunitensi come Mike Rogers, presidente repubblicano della Commissione per i Servizi Armati della Camera, e il generale Chris Cavoli, leader del Comando europeo degli Stati Uniti, hanno avvertito contro i rischi di un ritiro su larga scala, che, secondo loro, potrebbe avere ripercussioni sulla sicurezza degli Stati Uniti.
Nel corso di un’audizione alla Camera dei rappresentanti martedì 8 aprile, il generale Cavoli ha dichiarato che l’assetto attuale delle forze deve essere mantenuta, dato l’importanza delle basi statunitensi in Europa per la conduzione delle missioni nell’Artico e in Medio Oriente.
Non solo. Anche una rimozione limitata di truppe negli Stati di frontiera della Nato come la Polonia e la Romania potrebbe portare ad acuire le divisioni all’interno dell’alleanza e rafforzare Mosca, le cui truppe continuano ad avanzare in Ucraina. Da parte sua il primo ministro polacco Donald Tusk ha dichiarato di aver ricevuto rassicurazioni dagli Stati Uniti che non ridurranno il numero di truppe nel paese e spera che la Casa Bianca onori quell’impegno.
Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha ribadito queste preoccupazioni durante una visita a Varsavia il mese scorso, dove ha detto che la rassicurazione doveva essere una «strada a doppio senso». «L'Europa ha bisogno di sapere che zio Sam è ancora dalla nostra parte», ha dichiarato, insistendo sul fatto che è fiducioso che gli Stati Uniti siano impegnati a difendere gli alleati della Nato in caso di attacco. (riproduzione riservata)