Nuovo capitolo nella ‘sfida’ a distanza tra Donald Trump e il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, esortato dal presidente americano ad «abbassare i tassi ora». Il tycoon ha definito un «bello scherzo» la nomina di Powell da parte dell’ex segretario al Tesoro Steve Mnuchin, che avrebbe promosso un «perdente» che ha causato «danni incalcolabili» agli Stati Uniti, essendo costantemente in ritardo nelle decisioni di politica monetaria.
Il commento di Trump, arrivato in un post su Truth Social, dopo la pubblicazione dei dati sull’inflazione americana, rimasta stabile al 2,7%, che potrebbe rafforzare la tesi di un taglio dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve in occasione della prossima riunione di politica monetaria a settembre.
I funzionari della banca centrale statunitense hanno mantenuto stabili i tassi di interesse dall’inizio dell’anno, per cercare di avere maggiore chiarezza sull’impatto che le politiche di Trump, compresi i dazi, avrebbero avuto sull’economia. Questo approccio ha attirato forti critiche da parte del presidente Trump al governatore della Banca centrale americana per aver lasciato i tassi invariati, nonostante il capo della Casa Bianca lo abbia più volte invitato a tagliarli.
«Fortunatamente, l’economia va così bene che esploderà in faccia a Powell e il suo board compiacente - ha proseguito Trump - Sto però valutando la possibilità di intentare una causa importante contro Powell per il lavoro orribile e gravemente incompetente che ha svolto nella gestione della costruzione degli edifici della Fed. Tre miliardi di dollari per un lavoro che avrebbe dovuto costare 50 milioni di dollari. Non va bene!».
Il presidente americano manifesta da settimane ormai la sua crescente impazienza nei confronti dell’istituzione monetaria. Ha definito prima «idiota» il presidente della Fed - che lui stesso aveva nominato durante il suo primo mandato -, poi ha invitato gli altri banchieri centrali a rovesciarlo, ha regolarmente fatto finta di volerlo cacciare e alla fine di luglio ha persino fatto una visita a sorpresa al cantiere di ristrutturazione della sede dell’istituzione a Washington, che ritiene troppo costoso.
Uno scontro, questo tra le due istituzioni, che mette a rischio il principio di indipendenza della banca centrale e preoccupa i mercati.
Mentre alcuni deputati repubblicani, come quelli del Freedom Caucus, spingono per un cambio di rotta, al Senato prevale un atteggiamento più prudente. Il senatore della Carolina del Nord Thom Tillis ha già avvertito che un licenziamento di Powell provocherebbe una «reazione molto rapida» e ha definito un errore l’idea di rendere la Fed subordinata al presidente. Il senatore della Louisiana John Kennedy, pur riconoscendo qualche dissenso, ha invece giudicato «ragionevole» il lavoro svolto da Powell. (riproduzione riservata)