Donald Trump assesta un colpo pesante ai produttori di auto stranieri. Mercoledì 26 marzo il presidente statunitense ha annunciato che imporrà dei dazi del 25% su tutte le auto importate. Saranno permanenti, entreranno in vigore il 2 aprile e saranno applicati anche ai pezzi di ricambio (motori, trasmissioni e componenti elettrici). «Il giorno della liberazione dell'America», ha dichiarato il numero uno della Casa Bianca, quando scatteranno anche i dazi reciproci nei confronti dei «dirty 15», ossia ai 15 Paesi con cui gli Stati Uniti hanno il peggior squilibrio commerciale, tra cui i Paesi dell'Ue.
Da queste misure il tycoon si aspetta un guadagno da 600 milioni a un trilione di dollari in due anni. Quasi la metà di tutti i veicoli venduti negli Stati Uniti è importata come quasi il 60% delle parti di ricambio. Solo nel 2024 gli Stati Uniti hanno importato prodotti automobilistici per un valore di 474 miliardi di dollari, tra cui autovetture per un valore di 220 miliardi. Messico, Giappone, Corea del Sud, Canada e Germania, tutti stretti alleati degli Stati Uniti, sono stati i maggiori fornitori.
Un duro colpo per il settore auto già in crisi e a Wall Street (S&P 500 -1,15%) General Motors ha perso il 3,12% e Stellantis il 3%. Per Trump la mossa servirà a stimolare la produzione nazionale e a convincere i produttori di auto stranieri a investire e costruire impianti in Usa, ma i prezzi delle auto aumenteranno, poiché i produttori trasferiranno i costi aggiuntivi sui consumatori. Anche quelli americani. È l’effetto boomerang.
Tesla schiverà i dazi secondo Trump, non secondo il suo fondatore, Elon Musk: «questo influirà sul prezzo delle parti delle auto Tesla che provengono da altri Paesi«, ha scritto Musk in un post su X. «L'impatto sui costi non è banale».
La percentuale di auto vendute dai marchi negli Usa
Jaguar Land Rover (Tata) 100%
Geely (Volvo) 90%
Mazda 81%
Volkswagen 80%
Hyundai/Kia 65%
Mercedes-Benz 63%
Bmw 52%
Toyota 51%
General Motors 46%
Stellantis 45%
Subaru 45%
Honda 35%
Ford 21%
Tesla 0%
Fonte: GlobalData
Trump ha anche detto che le tariffe reciproche previste su tutti i Paesi saranno «clementi». Per quanto riguarda la Cina, ha precisato che potrebbe concedere a Pechino una riduzione dei dazi per ottenere un accordo per la vendita di TikTok. Mentre ha avvertito l'Unione Europea e il Canada che potrebbero essere soggetti a maggiori dazi se questi collaborano per danneggiare economicamente gli Stati Uniti.
«Se l'Unione Europea collabora con il Canada per danneggiare economicamente gli Stati Uniti, verranno imposti dazi su larga scala, molto più alti di quelli attualmente previsti, così da proteggere il miglior amico che ciascuno di questi due Paesi abbia mai avuto», ha scritto in un post sulla piattaforma Truth Social.
Immediata la reazione di Bruxelles. La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha ribadito che «le tariffe sono tasse: dannose per le aziende, peggiori per i consumatori, negli Stati Uniti e nell'Ue. L'Ue», ha aggiunto, «continuerà a cercare soluzioni negoziate, salvaguardando al contempo i propri interessi economici».
Per il ministro dell'Economia tedesco, Robert Habeck, i dazi statunitensi sulle auto importate richiedono una risposta ferma da parte dell'Unione Europea. «Deve essere chiaro che non accetteremo questa situazione», ha affermato Habeck.
L’Unione Europea ha già risposto ai dazi Usa su acciaio e alluminio: dal 1° aprile applicherà tariffe alle merci statunitensi per un valore totale fino a 26 miliardi euro. Ora sta già preparando la sua risposta ai nuovi dazi sulle auto e a quelli reciproci. «Non posso dirvi con esattezza quando arriverà la nostra possibile risposta a queste azioni non ancora attuate, ma posso assicurarvi che sarà tempestiva, robusta, ben calibrata e che otterrà l'impatto previsto», ha annunciato il 27 marzo il portavoce della Commissione Europea. La guerra commerciale è solo all’inizio. (riproduzione riservata)