Il presidente Usa, Donald Trump, ha dichiarato domenica che chi non sostiene i dazi «è uno sciocco» e ha promesso di utilizzare gli incassi dei dazi per finanziare un dividendo da 2.000 dollari destinato ai cittadini americani.
«Le persone che sono contro i dazi sono SCIOCCHE! Ora siamo il Paese più ricco e rispettato al mondo, con quasi zero inflazione e una Borsa ai massimi storici», ha scritto Trump in un post su Truth. «Un dividendo di almeno 2.000 dollari a persona (esclusi i redditi più alti!) sarà pagato a tutti», ha aggiunto.
Trump ha inoltre affermato che, grazie alla sua agenda economica, gli impianti produttivi e le fabbriche stanno registrando «investimenti record». Ha aggiunto che gli Stati Uniti inizieranno presto a ridurre il DEBITO ENORME, attualmente poco sopra i 38.000 miliardi di dollari, secondo gli ultimi dati del Dipartimento del Tesoro.
Dall’annuncio dei dazi del Liberation Day ad aprile, le entrate doganali sono aumentate rapidamente: da 23,9 miliardi di dollari a maggio a 28 miliardi a giugno e 29 miliardi a luglio. Secondo il rapporto Customs and Certain Excise Taxes del Tesoro, il totale delle entrate da dazi ha raggiunto 215,2 miliardi di dollari nell’anno fiscale 2025, chiuso il 30 settembre. Dall’inizio del nuovo anno fiscale 2026, il 1° ottobre, gli Stati Uniti hanno già incassato 35,9 miliardi.
Le dichiarazioni di Trump arrivano mentre le sue politiche commerciali tornano sotto esame legale, con la Corte Suprema che la scorsa settimana ha iniziato a discutere se il presidente abbia l’autorità, ai sensi dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), per imporre dazi e se tali azioni violino il principio costituzionale della separazione dei poteri.
Una corte d’appello federale aveva stabilito lo scorso 29 agosto che Trump ha oltrepassato i propri poteri ricorrendo a misure d’emergenza per introdurre nuovi dazi sulle importazioni. Secondo quella decisione, questa autorità spetta al Congresso o deve rientrare nei meccanismi già previsti dalle politiche commerciali esistenti. Ora spetta alla Corte Suprema decidere il destino dell’agenda commerciale di Trump. (riproduzione riservata)