Il petrolio rimbalza dal livello più basso dal 2021 dopo che il presidente statunitense, Donald Trump, ha ordinato un blocco delle petroliere sanzionate al largo del Venezuela, intensificando la pressione su Caracas in mezzo al dispiegamento militare Usa nella regione e alla minaccia di attacchi terrestri. Il Brent sale verso quota 60 dollari al barile (+1,29% a 59,68 dollari al barile il futures) dopo aver perso oltre il 5% nelle ultime quattro sedute a causa delle preoccupazioni per un eccesso di offerta a livello globale.
Mentre il Wti scambia vicino a 56 dollari al barile (+1,40% a 55,90 dollari al barile). Trump ha ordinato un blocco delle petroliere sanzionate che entrano ed escono dal Venezuela. Il tycoon considera il regime del presidente Maduro come «un’organizzazione terroristica straniera» e lo ha accusato di «utilizzare il petrolio di questi giacimenti rubati per finanziare se stessi, il terrorismo legato alla droga, il traffico di esseri umani, omicidi e rapimenti».
Il regime del presidente, Nicolás Maduro, ha condannato l’ultima misura di Trump come una minaccia «sconsiderata e grave», volta a rubare le risorse del Paese. «Trump intende imporre, in modo completamente irrazionale, un presunto blocco militare del Venezuela con l’obiettivo di rubare le ricchezze che appartengono alla nostra patria», ha dichiarato il governo in un comunicato pubblicato martedì 16 dicembre sul canale Telegram della vicepresidente, Delcy Rodríguez. «Il Venezuela riafferma la propria sovranità su tutte le sue risorse naturali». E il suo ambasciatore alle Nazioni Unite denuncerà immediatamente quella che definisce una violazione «grave» del diritto internazionale.
Mentre il Ministero degli Esteri russo ha avvertito che le tensioni intorno al Venezuela potrebbero avere conseguenze imprevedibili per l'intero Occidente, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa statale russa Tass.
Un’escalation che segue il sequestro al largo delle coste venezuelane di una petroliera, The Skipper, la scorsa settimana da parte delle forze statunitensi. Il giorno successivo tre superpetroliere inizialmente dirette in Venezuela hanno invertito la rotta e una quarta ha fatto lo stesso all’inizio di questa settimana. Il Pentagono ha anche condotto oltre 20 attacchi contro presunte navi del narcotraffico nelle acque vicino a Venezuela e Colombia. E Trump ha suggerito più volte che gli Usa potrebbero colpire il Paese via terra e che Maduro dovrebbe essere rimosso dal potere.
Il Venezuela ha nazionalizzato l’industria petrolifera e molti altri settori negli ultimi decenni, costringendo le compagnie straniere a lasciare il Paese. Gran parte di queste espropriazioni è stata effettuata dal defunto Hugo Chavez, predecessore e mentore di Maduro. La produzione petrolifera del Venezuela è aumentata dal minimo del 2020, ma è ancora lontana dai livelli di dieci anni fa.
A novembre le petroliere hanno caricato quasi 590.000 barili al giorno da esportare (la maggior parte in Cina) rispetto a un consumo globale di oltre 100 milioni di barili al giorno. Colpendo il petrolio, Trump colpisce il cardine dell’economia venezuelana. L’approvvigionamento di dollari del governo è quasi interamente legato alle vendite di greggio e le restrizioni al commercio imposte dagli Usa all’inizio dell’anno stanno già spingendo il Paese sull’orlo dell’iperinflazione.
Bloomberg riporta che le scorte di petrolio venezuelano immagazzinate in petroliere in tutta l’Asia proteggeranno gli acquirenti cinesi da eventuali impatti immediati, ma qualsiasi interruzione prolungata delle esportazioni potrebbe costringere le raffinerie a cercare alternative più costose, ad esempio dall’Iran.
Il petrolio dovrebbe, comunque, registrare una perdita annuale a causa del surplus, alimentato dal rapido ritorno alla produzione dei membri dell’Opec+, insieme a una domanda debole. Segnali di debolezza del mercato emergono dagli Stati Uniti al Medio Oriente, mentre gli investitori si preparano a un surplus che l’Agenzia Internazionale dell’Energia prevede sarà il più grande dall’inizio della pandemia di Covid-19. I trader valutano anche la possibilità di un accordo di pace in Ucraina, che potrebbe aprire la strada a minori restrizioni sulle esportazioni di greggio russo. (riproduzione riservata)