L’anno appena concluso è stato ampiamente segnato della pandemia di Covid-19, a cui è corrisposto un crollo senza precedenti del mercato azionario globale. Tuttavia, questi dodici mesi ricchi di disavventure hanno insegnato che, nonostante la caduta vertiginosa dei listini, la ripartenza è stata altrettanto vigorosa, almeno per quanto riguarda i mercati azionari statunitensi. Oltreoceano, infatti, S&P 500 e compagnia non hanno solamente chiuso l’anno con un segno “+” davanti alla propria performance, ma lo hanno fatto addirittura spingendosi su nuovi massimi, infrangendo ogni possibile record.
Dopo i recenti rally dei listini americani, i banchieri di Wall Street iniziano ad intravedere un ritracciamento, almeno nel breve termine. I rialzi, finora senza battute d’arresto, potrebbero presto assistere ad uno stop, scongiurato fino a questo momento solo dalle esuberanze dalla banca centrale americana e dagli stimoli fiscali del Governo, che hanno portato i prezzi degli assets su livelli considerati ora troppo “spumeggianti".
Gli ultimi dati settimanali sul flusso all'interno dei propri fondi, elaborati da BofA, hanno riflesso parte di questo sentiment, con gli investitori che si sono riversati sui mercati monetari e sull'oro, togliendo parte della liquidità dai mercati emergenti, asset class che ha attirato miliardi di dollari nelle ultime 16 settimane.
Tuttavia, le azioni made in Usa si sono comportate relativamente bene, con afflussi di 10 miliardi di dollari. “Vendete il vaccino”, ha affermato Michael Harnett, chief investment strategist di BofA, in una sorta di invito a liberarsi delle proprie posizioni alla luce delle condizioni in cui riversa il mercato, tra prezzi spumeggianti, politici volti a creare inflazione e una “peaky China” (malaticcia, ndr).
La recente ondata di acquisti ha portato le valutazioni azionarie statunitensi a salire a 23 volte gli utili stimati a 12 mesi, livelli pari a quelli raggiunti durante il picco della bolla dotcom alla fine del 1990, spingendo nel contempo Citi a declassare gli Usa a neutral rispetto al precedente livello overweight. Citi, tuttavia, ha un parere rialzista anche sui titoli britannici ed emergenti, citando a supporto un livello delle valutazioni ritenuto "ragionevole".
BofA ha affermato che la tendenza del 2020 a "comprare tutto" si stava protraendo fino al 2021, ma si aspetta ora un ritracciamento degli assets più rischiosi, dato che i fattori relativi alla politica, al posizionamento e ai profitti raggiungeranno il picco intorno al primo trimestre. L'amministratore delegato di Goldman Sachs, David Solomon, ha affermato che si sta preparando per una maggiore volatilità del mercato azionario, in particolare nel breve termine, e attualmente vede un certo “eccesso” sui mercati. Nella settimana fino a mercoledì, i fondi hanno assistito a 29,1 miliardi di dollari in afflussi, con l’oro che ha attirato 1,5 miliardi di dollari, segnando il più grande afflusso dal mese di agosto.
Come se non bastasse, c’è un altro asset che sta facendo parlare di sé (secondo BofA in maniera eccessiva), il Bitcoin. “Notando la violenta azione inflazionistica sul prezzo del Bitcoin negli ultimi due mesi, la cryptocurrency più popolare del mondo "spalanca le porte alle bolle precedenti", come il boom dotcom, la Cina negli anni 2000 e l'oro nel 1970”, concludono da BofA. (riproduzione riservata)