Triennale e Cartier celebrano il genio di Andrea Branzi in una mostra evento aperta fino al 4 ottobre
Il mondo e il pensiero di Andrea Branzi, figura centrale del design italiano, in un progetto della Triennale di Milano con la Fondation Cartier pour l’art contemporain
Milano celebra Andrea Branzi (1938-2023), architetto, designer, professore, scenografo, curatore e artista, una delle figure centrali del design italiano. Andrea Branzi by Toyo Ito. Continuous Present (fino al 4 ottobre 2026) è la mostra monografica più completa che mai gli sia stata dedicata. Prodotta dalla Triennale di Milano con la Fondation Cartier pour l’art contemporain è frutto di un partenariato culturale che lega le due istituzioni dal 2019 e che terminerà nel 2027.

Un omaggio, specchio del legame di entrambe le istituzioni con Branzi, per il quale è stato coinvolto Toyo Ito (sotto), già suo allievo, amico e autore di progetti condivisi. Il grande architetto giapponese ha sviluppato, attraverso la sua lente, un itinerario espositivo che interpreta il poliedrico pensiero dell’architetto. Un’impresa non da poco data la complessità e vastità della sua eredità. Il titolo anticipa uno dei concetti base della filosofia branziana: un «presente continuo» riferito a un flusso costante di idee in evoluzione.

Gentleman ne ha parlato con Chris Dercon, direttore generale della Fondation Cartier pour l’art contemporain (sotto): «Ho incontrato Branzi una sola volta, più volte invece sua moglie Nicoletta Morozzi e la figlia Lorenza. Era un uomo straordinario, molto comunicativo e generoso, che amava raccontare. Come nelle sue opere sempre “in-between”, in transito verso altri sviluppi, interdisciplinari e intergenerazionali, all’insegna della fluidità tra i media utilizzati. Principi che contraddistinguono la Fondation sin dai suoi esordi nel 1984, ben prima di LVMH e di Pinault».

Nella mostra milanese sono presenti due grandi installazioni del designer, completate da oggetti simbolici, trasferite per l’occasione dalla Exposition Générale, la mostra inaugurale, allestita da Forma Fantasma, per la nuova sede della Fondation al Palais Royale (con interni firmati dall’architetto Jean Nouvel).

«Ellipse e Gazebo erano già state esposte nel 2008 nell’ambito di Open Enclosures, nella nostra prima sede. È significativo che Gazebo abbia influenzato persino una scultrice contemporanea della levatura di Nairy Baghramian. Abbiamo molte opere di Branzi, un tempo più popolare in Francia che in Italia. Come per altri autori che esponiamo, spaziamo, infatti, tra molte e diverse discipline, continuiamo ad acquistare le sue opere: le acquisizioni più recenti sono visibili nella retrospettiva milanese. Se non si continua a comprare, una collezione diventa statica».

Immerso nel suo tempo, egli era molto vicino a Giuseppe Penone, pittore e scultore, esponente di spicco della corrente dell’arte povera. «Ho sempre trovato qualcosa dell’uno e dell’altro nelle rispettive opere e Nicoletta Morozzi mi ha in effetti confermato la loro frequentazione. I lavori di Branzi rispecchiano gli anni Sessanta e Settanta, ma molti potrebbero facilmente essere attribuiti agli anni Novanta, così come al 2015. Sono senza tempo e ancora attuali. Il suo lascito è visibile nell’architettura contemporanea che parla di “New Natures”, nell’urbanistica delle città, nell’attenzione per gli spazi verdi e per gli animali».

I suoi lavori hanno contribuito a ridefinire il pensiero critico del progetto e a spostare il design da un piano funzionale a uno concettuale, critico e politico. Il progetto espositivo di Toyo Ito (cui hanno collaborato Lorenza Branzi e Nicoletta Morozzi, Nina Bassoli, curatrice di Architettura, rigenerazione urbana e città di Triennale, e Michela Viticco Alessandrini, curatrice alla Fondation Cartier) è pensato come un percorso biografico fluido, in undici isole espositive tematiche, con titoli tratti dal lessico dell’architetto. Oltre 400 pezzi, con prestiti da collezioni private, istituzioni, musei e la partecipazione di circa 35 gallerie internazionali tra arte e design. Come quella milanese di Luisa delle Piane o la newyorkese Friedman Benda, che custodisce l’eredità artistica di Branzi.

Tra i pezzi forti la riproduzione di Superarchitettura, con le prime linee di arredi dell’azienda Archizoom, fondata nel 1966, la grande installazione No-Stop City (sopra), le esperienze con Alchimia e Memphis degli anni Settanta e Ottanta, le già citate Gazebo ed Ellipse, i progetti giapponesi in La civiltà dell’ascolto, «il filosofo tedesco Alexander Kluge diceva che prima viene l’orecchio e poi gli occhi», ricorda Chris Dercon, e quelli a carattere antropologico di Ospitalità Cosmica o, ancora, Animal City, ricerca sviluppata insieme a Stefano Boeri, che ripensa la città (Parigi) in chiave non antropocentrica, con collage artistici.
Il prossimo novembre, frutto della partnership tra le due istituzioni, la Triennale ospiterà un progetto su Patti Smith and Soundwalk Collective, in linea con i celebri concerti dati dalla musicista in occasione del suo compleanno il 30 dicembre. (Riproduzione riservata)
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