Non solo Versilia: tra Carrara e Massa ci sono due mostre che valgono il viaggio
Dalle pittrici che sfidarono i pregiudizi tra Otto e Novecento ai maestri della scultura moderna: due esposizioni raccontano vite straordinarie, talento e il profondo legame tra arte e marmo
Non solo la Versilia, ma anche Carrara e Massa, le vicine città da sempre legate al marmo e all’arte, si fanno avanti con due mostre da non perdere.
Le signore dell’arte: la parità del talento nell’arte moderna, a Carrara

Fino al 25 ottobre, Carrara porta in scena nel settecentesco palazzo Cucchiari, oggi gestito dalla Fondazione Giorgio Conti, Le signore dell’arte: la parità del talento nell’arte moderna. Una mostra ben riuscita, vivace e interessante, dedicata alle artiste tra la metà dell’800 e la metà del 900, quando il mestiere del pittore era ancora sconsigliato alle donne e considerato un’attività da salotto. Oh quante belle storie è il titolo del settore del catalogo, scritto dal curatore della mostra Massimo Bertozzi. Ed è proprio così. Lo si legge fino in fondo con grande piacere e con altrettanto piacere si visita la mostra. Aneddoti curiosi e 131 opere ci portano a scoprire l’arte e la storia di ben 42 artiste, più o meno conosciute, a cominciare dall’indomabile Adriana Pincherle (1905/1996), la sorella maggiore di Moravia, certa che dovesse essere Alberto a venir considerato suo fratello.

Grazie a un padre di mentalità aperta, Adriana riuscì a iscriversi all’Accademia del nudo di Roma e nel 1931 esordì alla Prima mostra romana d’arte femminile alla Galleria di Roma, dove riscosse l’apprezzamento di Roberto Longhi, che le suggerì un soggiorno a Parigi. I colori sull’azzurro del ritratto del marito Onofrio Martinetti fanno, infatti, pensare a Matisse. Accanto spicca quello di Adriana che legge, dedicato da Martinetti alla moglie. Due ritratti bellissimi, che nulla hanno in comune.

Gli amori tra artisti sono all’ordine del giorno. La forte passione per l’arte tra il maestro affermato Angelo Inganni (1807/1880) e la bella e giovane allieva Amanzia Guerillot diventa ragione di vita. «Amanzia sarà allieva, modella e amante, prima di diventare la moglie», come racconta Massimo Bertozzi. Per dimostrare che l’arte rende liberi, Evangelina Alciati (1883/1959) va contro tutte le convenzioni, rivendicando il diritto a vivere solo del proprio lavoro (sotto).

A Venezia, Emma Ciardi (1879/1933), figlia e allieva di un grande pittore, si libera del passato, creando un percorso tutto suo, fino a diventare una delle prime pittrici professioniste in Italia. Nel passare da una sala all’altra è impossibile non essere attratti da Leonor Fini (Buenos Aires 1907/Parigi 1996), argentina di nascita ma di origine triestina, donna dallo stile di vita liberissima e artista provocatoria, legata per un certo periodo a Achille Funi.

Si resta incantati di fronte ai ritratti della nobile fiorentina Maria Teresa Mazzei (1893/1977), dotata per il disegno fin da bambina, ma nata in una famiglia dove l’arte non era di casa e la pittura non poteva essere una professione per il futuro. Il matrimonio con Carlo Bernardo, erede della potente e tradizionalista famiglia Fabbricotti, la porta vivere a Carrara. Il suo sogno di essere un’artista viene accantonato fino agli Anni 20, quando riprende in mano il pennello con grande successo. Tanto che in seguito al tracollo della ditta Fabbricotti, la sua arte diventò una professione e le vendite salvarono almeno in parte l’economia familiare.
Astratto Organico, i protagonisti della scultura a Massa

A Massa, il museo Gigi Guadagnucci con sede nella Villa Rinchiostra, presenta, fino al 7 ottobre, Astratto Organico, una mostra dedicata ai protagonisti della scultura del Novecento, a 40 anni dalla scomparsa di Henri Moore. L’esposizione, curata dall’appassionato Mirco Taddeucci, nasce in sintonia con il maestro Gigi Guadagnucci (1915/2013), massese doc, personaggio straordinario nella vita e nella scultura. A lui è dedicato il museo, dove su due piani sono presentate oltre 40 sue opere di grande impatto e valore. Fin da bambino il marmo sarà la sua vita.

A dieci anni comincia a bazzicare i laboratori locali, a venti lascia l’Italia per Grenoble, dopo la guerra si trasferisce a Parigi, città all’avanguardia nel mondo dell’arte contemporanea, diventa amico, tra gli altri, dei nuovi realisti, si appassiona al blu Klein, ma per lui esiste solo un colore: il marmo bianco delle sue Apuane. A Parigi gli arride il successo, tanto che, nel 1983, il ministro Jack Lang gli conferisce la nomina di Chevalier de l’Ordre des Arts e des Lettres. Gli arrivano commesse monumentali da tutto il mondo, ma sente la nostalgia di casa, tanto che acquista una dimora con studio tra i banani a Bergiola, sopra Massa, dividendo cosi il tempo tra Parigi e Bergiola.

Ciò che accomuna Gigi Guadagnucci ai sei artisti presenti oggi alla Rinchiostra, Cardenas, Moore, Papa, Penalba, Poncet e Viani, è «una concezione della forma che trova nella natura la propria origine: una forza generatrice da cui derivano volumi, tensioni, cavità e ritmi che conducono la scultura verso l’astrazione».

Ogni artista ha un suo spazio: per Henri Moore studi su carta e sculture di piccole dimensioni documentano alcuni dei temi della sua ricerca, mentre Antoine Poncet è presente con Fugue Lacustre, una scultura monumentale in marmo rosa all’ingresso, nella foto sopra. (Riproduzione riservata)
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