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Tregua Usa-Ue sui dazi: le azioni di Piazza Affari che rischiano di più se non trovano un accordo entro il 9 luglio
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Tregua Usa-Ue sui dazi: le azioni di Piazza Affari che rischiano di più se non trovano un accordo entro il 9 luglio

26 maggio 2025, 09:54 Ultimo aggiornamento: 14:11

L’ennesimo dietrofront del presidente Trump sui dazi all’Ue al 50% lascia perplessi gli investitori. Sposta solo l’orizzonte temporale del rischio. Banca Akros individua le 14 aziende dell’indice Ftse Mib con una significativa esposizione verso gli Stati Uniti

L’ennesimo dietrofront del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, lascia perplessi investitori e mercati. Il tycoon ha ritirato la minaccia di imporre il mese prossimo dazi del 50% sulle importazioni provenienti dall'Unione Europea, accettando, invece, di prorogare fino al 9 luglio il termine entro cui Washington e i 27 Stati membri dovranno raggiungere un accordo. Un’inversione a U dopo che venerdì 23 maggio Trump aveva detto di voler varare tariffe del 50% dal 1° giugno a causa della frustrazione per il fatto che i colloqui con l'Ue non stanno avanzando abbastanza rapidamente.

Solo un tregua tra Ue e Usa

Ma dopo che la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, gli ha detto che l'Ue ha bisogno di più tempo per raggiungere un accordo, Trump ha posticipando la deadline al 9 di luglio e ha aggiunto che i colloqui inizieranno rapidamente. «Un cambio di tono, che pur senza cancellare la minaccia, sposta l’orizzonte temporale del rischio e consente ai mercati di rifiatare. Non è una soluzione, è una tregua. Ma per ora, basta», commenta Gabriel Debach, market analyst di eToro.

Si ricorda che per l’Ue era già prevista una tariffa del 20% secondo i dazi reciproci annunciati ad aprile, ma la sospensione temporanea ha ridotto il tasso al 10% fino al 9 luglio. La von der Leyen ha assicurato domenica in un post che «l’Europa è pronta a far avanzare i negoziati rapidamente e con decisione». 

Il rischio di un’implementazione dei dazi al 50% è limitato

Gli analisti di Banca Akros ritengono che la minaccia di imporre una tariffa del 50% sulle importazioni europee sia legata alla percezione della lentezza nei negoziati con l’Ue rispetto ad altri Paesi e quindi la risposta rapida dell’Ue e il rinvio indicano che il rischio che queste tariffe vengano effettivamente implementate dovrebbe essere limitato. A detta degli strategist di Commerzbanke «le speranze di giungere a un accordo ragionevole sono molte».

Tuttavia, qualora non si raggiungesse un accordo, tali tariffe potrebbero avere non solo un impatto negativo diretto sugli esportatori, ma anche un impatto negativo indiretto sul resto dell’economia: catena di approvvigionamento degli esportatori, banche, occupazione e consumi.

Le 14 aziende dell’indice Ftse Mib con una significativa esposizione verso gli Stati Uniti

Gli analisti di Banca Akros hanno, quindi, individuato le 14 aziende dell’indice Ftse Mib con una significativa esposizione verso gli Stati Uniti: , indicando quelle con attività locali, e quindi non colpite direttamente dai dazi, come Tenaris (50% vendite in Usa), Diasorin (50%), Buzzi (40%), Prysmian (36%), Leonardo (26%), Interpump (25%), Amplifon (20%) e Recordati (17%) e quelle con attività negli Stati Uniti ma che importano dai rispettivi Paesi di produzione come Stellantis (37%, import da Messico e Canada), Brunello Cucinelli (30%, import 100% Italia), Campari (28%, import da Messico ed Europa), Ferrari (25%, import 100% Italia), Pirelli (20%, import da Messico ed Europa) e Stm (16%, import da Europa e Cina).

Chi rischia di più

Le aziende con il maggior impatto diretto, precisano gli analisti di Banca Akros, sono Brunello Cucinelli e Ferrari, data la rilevante esposizione verso gli Usa che viene interamente servita tramite importazioni dall’Italia. (riproduzione riservata)



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