Un numero sempre maggiore di titoli ha iniziato a contribuire a spingere l’indice S&P 500 ai massimi storici durante il primo trimestre 2024, raffreddando le preoccupazioni degli scettici secondo cui l’indice avrebbe presto fermato la salita.
In base ai dati forniti a MarketWatch da Ryan Detrick di Carson Group, il numero di titoli dell’S&P 500 scambiati ai massimi da 52 settimane ha recentemente raggiunto il picco di 118, il più alto degli ultimi tre anni, un segnale che il mercato continua a migliorare nel suo complesso e non solo grazie ai traino dei cosiddetti Magnifici 7, a partire da Nvidia.
Inoltre, sempre più elementi dell’indice stanno entrando in un trend rialzista a lungo termine, dopo che giovedì la percentuale di scambi sopra la media mobile a 200 giorni ha superato l’83%, il livello più alto da agosto 2021, secondo Dow Jones Market Data.
Solo perché più azioni stanno contribuendo al rally non significa che gli investitori stiano rinunciando alle Big Tech. I dati mostrano che quest’anno i titoli tecnologici delle megacap hanno continuato a contribuire fortemente al rialzo dell’indice, anche se la loro influenza è diminuita dal 2023.
Nel loro insieme, i Magnifici Sette sono stati responsabili del 37% della performance dell’S&P 500 nel primo trimestre, secondo S&P Global Indices, +10,2%. Si tratta di un valore inferiore rispetto al 2023, quando i sette titoli determinarono circa due terzi del rialzo dell’indice.
Se si escludono le azioni di Apple, Tesla e Alphabet, il contributo dei restanti quattro membri del gruppo sale al 47%, secondo Silverblatt. L’analista ha soprannominato «la banda dei quattro»: Nvidia, Microsoft, Meta e Amazon.
Secondo Dow Jones Market Data, il gruppo dei 7 è cresciuto a marzo solo dell’1,6% rispetto al rialzo del 3,1% dell’indice. «I Magnifici Sette stanno andando in pezzi, con Apple e Tesla chiaramente in sofferenza, ma la crescita sta coinvolgendo più titoli», ha scritto Alex Kuptsikevich, analista di FxPro. Non sono state solo Apple e Tesla a pesare sulla performance del gruppo il mese scorso, anche Amazon e Meta sono rimaste indietro rispetto all’indice S&P 500.
Ma anche senza lo stesso aiuto da parte di Big Tech, l’S&P 500 è comunque riuscito a registrare il suo 22esimo record di chiusura del 2024 giovedì, l’ultimo giorno di negoziazione del mese e del trimestre, in base ai dati FactSet.
Mentre le Big Tech stanno rallentando, i settori ciclici come i titoli industriali, finanziari ed energetici stanno recuperando la debolezza. Questi tre settori, insieme ai servizi informatici e di comunicazione, hanno fatto meglio dell'S&P 500 nel primo trimestre. Un dato in aumento rispetto ai soli tre settori che hanno sovraperformato l’indice nel 2023.
«La linfa vitale di un mercato rialzista è la rotazione. Abbiamo assistito a una rotazione da alcuni dei nomi tecnologici più in voga a favore di alcuni titoli ciclici», ha spiegato Ryan Detrick di Carson Group a MarketWatch.
E il fatto che così tanti settori ciclici, che tendono a sovraperformare quando l’economia cresce, siano recentemente saliti in territorio record fa ben sperare per il rally, ha aggiunto Bret Kenwell, strategist azionario Usa di eToro.
Finanziari, industriali e materie di base, tre settori tipicamente classificati come ciclici, hanno tutti raggiunto record nel 2024, così come i titoli sanitari, che sono generalmente classificati come difensivi. Anche i titoli del settore informatico vengono scambiati in territorio record.
Mentre la Federal Reserve si avvicina al taglio dei tassi di interesse, alcuni gestori si aspettano che le società a media e piccola capitalizzazione, che sono state tra i maggiori beneficiari dei rialzi di novembre e dicembre, potrebbero presto riprendere a correre.
Da parte sua, l’indice S&P Mid Cap 400 si è già avvicinato. Venerdì l’indice ha chiuso a 3.046,36, un livello record, secondo i dati FactSet. Il +9,5% da inizio anno è quasi alla pari con l’indice S&P 500.
Ma le small-cap hanno continuato a restare indietro. Secondo FactSet, il Russell 2000, un indice di titoli a piccola capitalizzazione, viene ancora scambiato al di sotto del 12% rispetto al record di novembre 2021. L'indice Russell 2000 ha chiuso marzo a 2.124 punti, con un guadagno del 3,2% nel mese, portando il suo progresso da inizio anno al 4,8%.
Il prossimo dato importante da monitorare per i mercati è previsto per venerdì con la pubblicazione del report di marzo sui salari nel settore non agricolo. Gli economisti intervistati dal Wall Street Journal prevedono che saranno creati 200.000 posti di lavoro, rispetto ai 275.000 del mese scorso. (riproduzione riservata)